è Das Glasperlenspiel, ovvero Il Gioco delle Perle di Vetro, ne consiglio la lettura, anche se non sono d’accordo con il pensiero dell’autore, però è un libro che fa molto riflettere.
Hesse immagina un piccolo stato, la Castalia, dove un ordine monastico si dedica all’apprendimento e all’arte, ogni “branca” del sapere è studiata da monaci in essa specializzati e guidati da un Magister. La disciplina più esclusiva, che gode di maggior considerazione ,è il Gioco delle Perle di Vetro, ed il Magister Ludi, colui che avvia e guida il gioco, è la più alta autorità. Il gioco non è mai chiaramente spiegato, ma sappiamo che consiste nel mettere in relazione le diverse discipline, la matematica con la letteratura, la musica con la pittura e così via. I giocatori utilizzano “perle” di conoscenza e con esse creano mirabili strutture, ma dette strutture debbono essere assolutamente oggettive. E’ dunque evidente che si possono usare tutti i miti che scaturiscono dall’ incoscio collettivo, così come i simboli universalmente riconosciuti. Non si possono invece usare esperienze e associazioni soggettive. Se ben ricordo Hesse fa l’esempio del profumo dei fiori di sambuco, che un concorrente associa ad un periodo felice, ma non può usare nel gioco perchè solo per lui la felicità è evocata da tale odore.
Torniamo a Stalingrado, e pensiamo alle emozioni provate da alcuni, di fronte ad una bellezza improvvisa e inaspettata. Queste emozioni, queste esperienze emotive e sensoriali, sono destinate a produrre nuovi significati, ma non possono ancora essere spiegate e condivise, non possono entrare a far parte di un Glasperlenspiel, non possono essere l’oggetto o il soggetto di una narrazione. Entrano nel grande mare dell’ inconscio collettivo ma non possono essere comprese da chi non ha vissuto in un contesto simile a quello della battaglia di Stalingrado. Le persone “normali”, e anche molti che hanno volutamente dimenticato, e hanno riacquistato freni inibitori, condizionamenti e paure che non permettono la comprensione. Ci sono però gli artisti, e c’è anche il continuo mutamento della società, dovuto a spinte economiche e tecnologiche. Nell’attesa sembra che la mitologia di guerra nazista sia quella che avrà più “fortuna”, ma…


Articoli
Non vado pazzo di Hesse, ma mi hai incuriosito.
26 agosto 2010 @ 21:58
Ti seguo attentamente, ma da studentessa diligente ti chiedo una chiarificazione: non capisco la relazione sangue-tempo, e forse neanche la sostituzione sangue-denaro.
Detto ciò, confesso di non aver MAI letto un autore tedesco. Incredibile (e vergognosissimo) ma vero. Potrei cominciare partendo da questo libro.
26 agosto 2010 @ 22:09
Francesco: è un libro che “dovresti” leggere, offre interessanti spunti di riflessione.
Viola: quando Franklin “inventò” la frase: il tempo è denaro, si riferiva al costo del tempo. Infatti il lavoro costava fatica e tempo, e veniva retribuito di conseguenza, se si stava senza far nulla si perdeva tempo e di conseguenza la possibilità di guadagnare, e via di questo passo. A Stalingrado il tempo, pur essendo una grandezza “fasulla”, era tenuto in grand considerazione. Nel momento più terribile, quando si combatteva casa per casa, si doveva guadagnare tempo, a tutti i costi, impedendo il più possibile l’avanzata tedesca. Ma anche una sola mezz’ora poteva costare decine di vite e il sangue scorreva letteralmente a fiumi. Si potrebbe dire che nell’ immaginario il tempo era misurato usando una clessidra piena di sangue. E anche il tempo di sopravvivenza, ovvero la durata della vita di un combattente, dipendeva strettamente dal numero di nemici che morivano, o addirittura dai compagni che stavano un po’ più avanti, in prima linea. Ogni minuto di resistenza si poteva misurare in vite umane, in sangue.
Riguardo alla tua alemanna ignoranza dire iche puoi tranquillamente iniziare da questo libro, ma di già che ci siamo ti dico il mio autore preferito: Goethe.
26 agosto 2010 @ 22:54
Il libro ha incuriosito anche me. Finora di Hesse ho letto solo amicizia, ma, anche se poco, ho potuto vedere che offre molti spunti di riflessione.
27 agosto 2010 @ 01:11
Hesse è certamente un grandissimo autore, pero devo dire che Narciso e Boccadoro all’epoca mi fece piuttosto incazzare, come libro. E se anche lo rileggessi adesso, probabilmente sarebbe la stessa cosa. Forse occorre decantarlo.
27 agosto 2010 @ 12:29
M.T.: passa direttamente al Glasperlenspiel, e poi archivia la “pratica Hesse”
Lyp: a me non è piaciuto manco il vendutissimo Siddharta
27 agosto 2010 @ 17:37