è un testo cinese molto antico, conosciuto anche come I-Ching. Ne ho sentito parlare molti anni fa, leggendo un libro di Philip Dick: La Svastica sul Sole (spero abbiate già letto i libri di Philip, soprattutto se vi piace il “fantastico”). Utilizzando tecniche abbastanza semplici è possibile ottenere responsi oracolari, a partire dagli esagrammi e dai commenti riportati nell’ I-Ching. Ovviamente per avere risposte occorre porre delle domande, ma già millenni addietro si sapeva che la mente dell’uomo non è interamente soggetta ad un controllo cosciente. Questo, in pratica, significa che quando si pone una domanda ce ne possono essere altre che si formano nella nostra mente, ma di cui non ci rendiamo pienamente conto e non siamo in grado di esprimere. Però l’oracolo risponde ugualmente a queste mute interrogazioni. Questo è uno dei motivi per cui è difficile interpretare correttamente i responsi.
Anche gli scrittori, come tutti gli esseri umani, non sono pienamente consapevoli dei loro processi mentali, e per questo in ciò che scrivono è possibile che ci sia più di quanto volevano raccontare.
J.R.R. Tolkien conobbe l’orrore della guerra, partecipò alla battaglia della Somme, uno dei più grandi massacri nella storia dell’umanità. Nel suo libro più famoso, il Signore degli Anelli, si riflette in modo evidente la sua esperienza militare, e su questo aspetto molti hanno scritto, a volte interi saggi. Io credo che con quest’opera monumentale (che vi consiglio, benchè sia assai noiosa) Tolkien tenti una riscrittura della mitologia di guerra nazista, pur essendone solo parzialmente conscio. Tuttavia riesce solo in parte a costruire una nuova narrazione, o, per meglio dire, una narrazione che “imprigioni” l’inconscio collettivo. Questo “fallimento” è dovuto al mutamento occorso all’interno dell’inconscio, in gran parte derivante dalla battaglia di Stalingrado. Ma dovevano passare ancora diversi anni affinchè chi non aveva vissuto quell’esperienza potesse accedere ai nuovi miti, attraverso l’opera degli artisti.


Articoli
Ho letto una raccolta di racconti di Philip Dick (Memoria totale): molto interessante.
Quanto dici sul Signore degli Anelli è vero: in esso è rispecchiata l’esperienza che tanto ha segnato Tolkien e in molti suoi scritti l’ombra della morte, e soprattutto della perdita, lo segue. Forse per le nuove generazioni il linguaggio di narrazione può essere spiazzante, o annoiare come dici tu, ma c’è molto da apprendere sia a livello di quanto vuole essere mostrato, sia a livello linguistico (l’impoverimento della lingua della nostra cultura è palese, oltre che preoccupante).
Quello che mi interesserebbe approfondire è quando dici che tenta una riscrittura della mitologia di guerra nazista e come questo tentativo sia fallito a causa dalla battaglia di Stalingrado: cosa intendi?
28 agosto 2010 @ 12:25
M.T.: molti dei miti “presi” da Tolkien, anche sotto forma di narrazioni preesistenti, sono quelli utilizzati anche dal nazismo, uno su tutti l’anello, di nibelungica e wagneriana memoria (ma non solo). Se hai notato in qualche post uso immagini di Totenkopfring falsi.
Però se si vuol “riscrivere” una mitologia bisogna farlo in toto, e ai tempi in cui Tolkien scriveva, Stalingrado non aveva ancora prodotto i suoi effetti. Ci volle un po’ di tempo prima che qualcuno esplorasse, riconoscesse, i nuovi miti, uno di loro fu il ragazzo in foto e con lui Burzum, che, tra l’altro, iniziò il suo percorso partendo dal SDA…alla fin fine tutto si lega e il serpente di morde la coda.
28 agosto 2010 @ 15:06
Quanto affermi su anello-Nibelunghi mi è noto, riesco a comprendere l’associazione; non riesco a cogliere il nesso con la battaglia di Stalingrado e di come abbia mutato l’inconscio collettivo. Di preciso a cosa si riferiscono questi effetti?
28 agosto 2010 @ 20:58
M.T.: come spiegato (spero) nei precedenti post, ci sono alcuni momenti “estremi” che provocano un cambiamento dei miti o che rendono permante un precedente “stravolgimento”. Ad esempio a Masada ci fu una modifica al mito della sacralità della vita e durante la battaglia di Valmy si sancì il cambiamento del mito della regalità.
In pratica si cambiano i significati e alcuni simboli diventano “altro”. Ad esempio la corona significava potere divino e financo taumaturgico (se ti capita leggi i Re taumaturghi di Bloch) in seguito divenne simbolo di depravazione e tirannia. Ma già in passato c’erano stati cambiamenti, ad esempio durante la repubblica romana i re non erano certo ben visti. Possiamo dunque dire che la storia umana è sempre connotata da mitologie in continua trasformazione.
Riguardo a Stalingrado ci arriverò nei prossimi post, domani o dopodomani, intanto ho postato una canzone che contiene già iuna parte della risposta
29 agosto 2010 @ 13:27