Il conte Franz von Walsegg-Stuppach, nato nel lontano 16 gennaio 1763, era un appassionato musicista. Tutti i martedì e giovedì, immancabilmente, suonava assieme ad alcuni suoi servitori. Gli piaceva molto il quartetto in cui si riservava la parte del violoncello e, a volte, quella del flauto. Era però un pessimo compositore e se ne crucciava non poco, gli pareva di essere in qualche modo sminuito dalla sua incapacità creativa. Tuttavia era un uomo di grandi risorse (soprattutto finanziarie) e risolse il problema commissionando la musica. Fin qui nulla di strano, a quei tempi molti nobili compravano musica e, alcuni, avevano a servizio compositori di più o meno comprovata capacità. Il nostro conte però fece qualcosa in più: comprò musica in incognito e pagò i compositori perchè cedessero la paternità dell’opera. Insomma, in parole povere si spacciava per l’autore di musica composta da altri. Vabbè un trucchetto un pò meschino ma, tutto sommato, innocuo. Del resto i suoi servitori sapevano molto bene che la musica non era sua, praticamente il classico segreto di Pulcinella. Poco a poco tutti gli abitanti delle sue tenute (Schottwien, Klam, Stuppach, Pottschach e Ziegersbwerg) vennero a sapere della sua piccola truffa. Si rideva un pò alle sue spalle ma nemmeno troppo perchè era un signore che aveva a cuore il benessere delle famiglie affidate alla sua autorità. Gli si perdonavano dunque quelle sue piccole manie di protagonismo musicale. Il conte visse dunque serenamente fino all’anno 1791 quando la tragedia entrò nella sua vita. Il mese di febbraio gli morì l’amatissima moglie Maria Anna von Flammberg, ella non aveva ancora compiuto ventun anni e se ne andò all’alba del giorno 14.
Distrutto dal dolore Franz fece innalzare un monumento in memoria della sua amata ma, non pago di ciò, desiderò anche comporre un Requiem da poter eseguire nell’ anniversario della morte.
Naturalmente anche stavolta, pur impegnandosi al massimo, non cavò un ragno dal buco. Poco male, avrebbe fatto come sempre, bastava comprare il talento che l’ingrata natura gli aveva negato. Decise di rivolgersi ad un musicista che all’epoca era abbastanza famoso, sarebbe costato molto ma, del resto, non poteva certo accontentarsi offendendo la memoria di colei che aveva così tanto amata.
Contattò dunque un certo W.A.Mozart, un compositore che godeva di un certo prestigio e che era dotato di una grande velocità nel realizzare le sue opere.
Si misero d’accordo per un Requiem da consegnare in breve tempo col patto che il conte ne sarebbe figurato autore.
Fin qui tutto bene, senonchè il giovanotto ebbe qualche crisi di coscienza, anzi, in verità di coscienza era privo, tuttavia era affamato di tre cose: Ehre , Ruhm un Geld ovvero onore, fama e denaro. Riguardo al denaro niente da dire, il conte pagava bene, però il nostro Mozart era un pò paranoide e gli sembrò che, se la cosa si fosse risaputa, la fama e l’onore ne avrebbero risentito.
Ormai però il contratto era fatto.
Si accinse dunque di malavoglia ad onorare il suo impegno. Ora sappiamo tutti che quando si fa qualcosa per forza il risultato non è il massimo, dobbiamo anche dire che il nostro compositore aveva un pessimo carattere. Ecco che la combinazione di queste due cose lo spinse ad alcune malignità. All’ inizio compose coll’intento di mettere musicalmente in berlina il conte plagiatore. La musica era deliberatamente cosparsa di arcaismi e, addirittura, scopiazzata. La fuga iniziale è presa, ad esempio, dal Magnificat di C.P. Emanuel Bach. Ci sono anche , a tratti, momenti abbastanza ridicoli, come l’assolo del trombone tenore nel Tuba mirum. In generale anche la strumentazione è intenzionalmente carente, se facciamo un confronto con altri lavori mozartiani, tipo la messa in do minore, ci rendiamo conto del’abisso qualitativo esistente.
Il Requiem però non fu mai finito da Mozart, purtroppo intervenirono superiori circostanze ovvero la morte del compositore.
A questo punto successe un pateracchio dovuto al fatto che l’amorevole moglie di Mozart non sapeva dell’accordo segreto. Fece così completare il Requiem da un suo ex amante, un certo Süssmayr.
Ne venne fuori un accrocco pazzesco che venne venduto al conte ma non in esclusiva. Il conte si pavoneggiò fiero della sua “opera” solo che venne poi a sapere che il Requiem era stato fatto eseguire dalla vedova di Mozart. Il bello è che fu eseguito pubblicamente il 2 gennaio 1793 nella sala Jahn a Vienna, ovviamente attribuendolo al suo vero e defunto autore.
Figuraccia megagalattica del povero Franz che da allora non osò più “comporre” e visse una vita infelice sentendosi sbeffeggiato da tutti. Ciò dimostra che solo quando l’occhio vede il cuore duole.
“Allora”, mi direte, “’sto Requiem starfalcionato finì ingloriosamente compromettendo la fama del suo autore?”.
Al contrario, è tutt’ora famosissimo e penso che a tutti sia capitato di sentire almeno qualche nota del Dies ira.
Ora vi faccio una confessione: almeno una volta alla settimana ascolto il Requiem e ne rimango sempre affascinato o, per meglio dire, stregato.
Distrutto dal dolore Franz fece innalzare un monumento in memoria della sua amata ma, non pago di ciò, desiderò anche comporre un Requiem da poter eseguire nell’ anniversario della morte.
Naturalmente anche stavolta, pur impegnandosi al massimo, non cavò un ragno dal buco. Poco male, avrebbe fatto come sempre, bastava comprare il talento che l’ingrata natura gli aveva negato. Decise di rivolgersi ad un musicista che all’epoca era abbastanza famoso, sarebbe costato molto ma, del resto, non poteva certo accontentarsi offendendo la memoria di colei che aveva così tanto amata.
Contattò dunque un certo W.A.Mozart, un compositore che godeva di un certo prestigio e che era dotato di una grande velocità nel realizzare le sue opere.
Si misero d’accordo per un Requiem da consegnare in breve tempo col patto che il conte ne sarebbe figurato autore.
Fin qui tutto bene, senonchè il giovanotto ebbe qualche crisi di coscienza, anzi, in verità di coscienza era privo, tuttavia era affamato di tre cose: Ehre , Ruhm un Geld ovvero onore, fama e denaro. Riguardo al denaro niente da dire, il conte pagava bene, però il nostro Mozart era un pò paranoide e gli sembrò che, se la cosa si fosse risaputa, la fama e l’onore ne avrebbero risentito.
Ormai però il contratto era fatto.
Si accinse dunque di malavoglia ad onorare il suo impegno. Ora sappiamo tutti che quando si fa qualcosa per forza il risultato non è il massimo, dobbiamo anche dire che il nostro compositore aveva un pessimo carattere. Ecco che la combinazione di queste due cose lo spinse ad alcune malignità. All’ inizio compose coll’intento di mettere musicalmente in berlina il conte plagiatore. La musica era deliberatamente cosparsa di arcaismi e, addirittura, scopiazzata. La fuga iniziale è presa, ad esempio, dal Magnificat di C.P. Emanuel Bach. Ci sono anche , a tratti, momenti abbastanza ridicoli, come l’assolo del trombone tenore nel Tuba mirum. In generale anche la strumentazione è intenzionalmente carente, se facciamo un confronto con altri lavori mozartiani, tipo la messa in do minore, ci rendiamo conto del’abisso qualitativo esistente.
Il Requiem però non fu mai finito da Mozart, purtroppo intervenirono superiori circostanze ovvero la morte del compositore.
A questo punto successe un pateracchio dovuto al fatto che l’amorevole moglie di Mozart non sapeva dell’accordo segreto. Fece così completare il Requiem da un suo ex amante, un certo Süssmayr.
Ne venne fuori un accrocco pazzesco che venne venduto al conte ma non in esclusiva. Il conte si pavoneggiò fiero della sua “opera” solo che venne poi a sapere che il Requiem era stato fatto eseguire dalla vedova di Mozart. Il bello è che fu eseguito pubblicamente il 2 gennaio 1793 nella sala Jahn a Vienna, ovviamente attribuendolo al suo vero e defunto autore.
Figuraccia megagalattica del povero Franz che da allora non osò più “comporre” e visse una vita infelice sentendosi sbeffeggiato da tutti. Ciò dimostra che solo quando l’occhio vede il cuore duole.
“Allora”, mi direte, “’sto Requiem starfalcionato finì ingloriosamente compromettendo la fama del suo autore?”.
Al contrario, è tutt’ora famosissimo e penso che a tutti sia capitato di sentire almeno qualche nota del Dies ira.
Ora vi faccio una confessione: almeno una volta alla settimana ascolto il Requiem e ne rimango sempre affascinato o, per meglio dire, stregato.
Chi è arrivato a leggere fin qui ora forse si starà domandando: “Ma non aveva detto che oggi si sarebbe dimostrato che i numeri primi sono infiniti?”.
Oibò ma, in effetti, l’ho appena fatto
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