della mia collina.
Ora riprendo la “vita di tutti i giorni”, tra due ore sarò ad un incontro con operai della Fincantieri e domani conferenza stampa alle 17 e alle 21 vado ad assistere ad un dibattito. 🙂
Comunque quest’anno ho concluso le ferie in modo assai soddisfacente, partecipando all’ incontro con G.L. e J.
Se ne parla qui e qui e devo dirvi che anch’io sono sempre molto contento quando vedo “dal vivo” persone che erano sempre state “virtuali”.
Riguardo a quanto è stato detto nell’ incontro non ho da aggiungere nulla di “sensato” a quanto già detto nei post citati, mi limito dunque ai soliti disordinati sproloqui. 😀
Anche stavolta J, dopo il famigerato endocetto, ha tirato fuori dal cilindro una nuova interessante parola: meme.
In soldoni il meme è un’ informazione minimale che io paragono al byte informatico, ma che può essere anche paragonata al gene. Così come avviene in informatica e in medicina, anche la narrazione può essere contagiata da virus e sappiamo che i virus sono entità molto piccole ma dotate di una grande capacità di diffusione.
J faceva un esempio di meme, la parola “bunga-bunga” che ormai quasi tutti conoscono.
Non entro nel merito ma osservo che ai memi attuali manca una “qualità” che caratterizza molti dei virus biologici: la resistenza, intesa come durata.
Come ho già detto altre volte la narrazione odierna ha una ben precisa scadenza, è una narrazione effimera che serve per sostenere azioni che hanno un limite temporale assai ristretto, io, che ragiono utilizzando solo lo spazio, direi piccole azioni.
Credo che stiamo vivendo in tempi di uomini e azioni “piccole”, incapaci di originare miti rilevanti e soprattutto duraturi. Uomini che non sanno guardare il futuro e non si preoccupano della specie. E quando l’uomo viene a mancare allora il “vuoto” viene occupato da altro, e l’altro è sempre qualcosa di oscuro e dai molti nomi: tecnologia, economia…