le sue paure, alcune complesse e profonde, che si nascondono negli abissi della mente come mostruosi leviatani, altre leggere e fastidiose, che svolazzano tra i nostri pensieri.
Fa parte della seconda categoria la mia paura di essere “troppo colto”.
Sovente mi domando se sono ancora in grado di apprezzare le cose semplici, o se i miei gusti sono diventati troppo raffinati, troppo dipendenti dalla complessità e dalla difficoltà. E’ possibile che io non sappia più cogliere la bellezza di una storia popolare, di un racconto per bambini, di una narrazione semplice e lineare?
Ho letto il libro di Fabio Volo, l’ultimo,  e subito è scattato l’interrogativo: perchè piace a moltissima gente e a me no?
Si, potremmo dire che non siamo certi che tutti gli acquirenti lo abbiano letto, potremmo anche dire che alcuni non vogliono uscire dal coro, ma io credo che sia piaciuto davvero a molti. Perchè? Forse perchè è di facile lettura e richiede pochissime conoscenze per essere compreso? Se questo fosse il motivo allora ci sarebbero buone possibilità che io sia diventato un lettore troppo esigente, incapace di apprezzare la semplicità.
C’è tuttavia anche un’altra spiegazione: molti comprano e apprezzano il libro di Volo perchè si identificano con lo scrittore.
Io credo che a volte il lettore si scopre assai simile all’autore, sia quello reale che quello implicito (l’idea dell’autore che il lettore desume dalla lettura del testo). Se ci si identifica nei due “tipi” allora è assai probabile che il libro piacerà e che chi legge sia esattamente il lettore implicito (l’idea di pubblico che le scelte linguistiche, stilistiche, contenutistiche implicano) pensato dall’ autore.
Non basta però apprezzare un solo tipo, ad esempio io credo che il libro di Marra (il tipo che ha usato Ruby e Arcuri come testimonial) non abbia avuto successo perchè l’autore reale non è piaciuto, mentre l’implicito è straordinariamente simile a quello del libro di Volo.
Giunto a questo punto della riflessione occorreva un esperimento dove la cavia ero io stesso, per capire se anch’io ero potevo essere influenzato dall’autore, o se un libro semplice non mi sarebbe piaciuto a prescindere.
Ieri ho letto il libro di Francesco Falconi e Luca Azzolini: Evelyn Starr, il diario delle due lune.
Il librò è consigliato a partire dai 10 anni e non presenta alcuna difficoltà di lettura.
Mi è piaciuto, parecchio.
Dunque la “regola” precedente parrebbe confermata e sembrerebbe che i libri semplici mi possano piacere.
Tutto bene dunque? Ragionamento che fila e che mi rassicura?
No, perchè il libro di Volo e quello della coppia Francesco e Luca sono profondamente diversì, visto che il secondo appartiene alla narrativa fantastica.
E la narrativa fantastica per essere apprezzata ha bisogno di lettori che riescano ad astrarsi dal quotidiano e immergersi in una “diversa” realtà.
Potrei dire che il lettore deve saper sognare se vuole leggere il fantastico…anche quello in cui i sogni sono incubi.
Questo significa che Evelyn Starr non è per tutti? No, significa che è un libro con una ricchezza di contenuti che contrasta con la “povertà” del libro di Volo.
Dunque Le prime luci del mattino non è un libro semplice ma un libro povero, che piace a chi si identifica coll’autore e che racconta una improbabile realtà. Evelyn Starr invece è una storia, semplice e bella, che meraviglia il lettore con il suo univero fantastico.
Bene, a questo punto non sono rassicurato, non so se troppa cultura è un bene o un male, non so bene cosa ho scritto in questo post, ma sono sicuro di una cosa: ho sicuramente fatto bene a comprare Evelyn Starr e ho sicuramente buttato i miei soldi acquistando il libro di Volo.