a parlare di Escher in maniera comprensibile e semplice, così come mi ha chiesto Fed.

Se cercate su internet scoprirete che si usano paroloni assai grossi per dire cosa c’è “dentro” le opere del geniale olandese. Termini quali: autoreferenzialità, ricorsione, tassellatura tridimensionale, topologia, geometria frattale e molti altri sono frequenti, basta dare un occhiata alla Wiki per rendersene conto.
Io mi permetto di semplificare e dico che Escher si occupa essenzialmente di due “entità”:

L’ infinito

Le superfici

Trattando le “entità” summenzionate non inventa nulla di nuovo, infatti ricorre a oggetti impossibili ben noti come ad esempio la scala di Penrose

od a superfici non orientabili ( ovvero superfici che che hanno un solo lato ed un solo bordo, senza sopra-sotto o dentro-fuori…per intenderci) come ad esempio il celebre nastro di Möbius

“Ma allora cos’ha di speciale ’sto Escher?” vi chiederete, in fin dei conti usa “invenzioni” altrui, al massimo è un ottimo artigiano.

La mia risposta è questa:

Escher è un maestro zen ovvero una mente capace di comunicare “negando la logica” e costruendo una rappresentazione del “tutto”.

Si, lo so, ho usato una frase incomprensiblie…e mò la spiego. ;)

La nostra mente, soprattutto quella degli occidentali abituati alla logica aristotelica, percepisce la realtà in modo frammentato, spezzettato. Ma “dividere” il circostante significa avere una  rappresentazione “illusoria” poichè (come ci insegna il tao e/o la filosfia olistica) le “proprietà di un sistema non possono essere spiegate esclusivamente con le sue componenti”.
Ma come è possibile osservare il “tutto”? Come si può raggiungere l’illuminazione?
A queste due domande rispondono i K?an ovvero rappresentazioni della contraddittorietà insita nel modo in cui osserviamo il mondo.
Le opere di Escher sono K?an “visivi” che ci comunicano, a livello più o meno conscio, che il nostro modo di vedere le cose è limitato e necessita di un “salto di qualità”. Come già ho detto sono “inneschi” che ampliano le noste facoltà percettive e ci fanno intravedere l’”illuminazione”. Ecco dunque perchè rimaniamo stupiti e ci colmiamo di meraviglia quando le osserviamo.

Esistono anche altri “modi” per “dare una sbirciata” al “tutto”: ascoltare l’ Offerta musicale di Bach, guardare un uomo che scrive su una lavagna che 2 elevato a 67 meno 1 è uguale a 193.707.721 x 761.838.257.287.
Ma è evidente che non hanno la stessa immediatezza di un’ opera di Escher.