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"Però, Socrate, le cose verso cui si volgono i vili e i coraggiosi sono sotto molti aspetti differenti. Per esempio i coraggiosi vogliono andare in guerra, i vili no".
"E’ bello o no andare in guerra?"
"E’ bello".
"Se dunque è bello, in base ai discorsi di prima è anche buono: infatti abbiamo convenuto che tutte le azioni belle sono anche buone".
"E’ vero, e anche ora la penso così".
"Va bene. Ma chi sono secondo te quelli che non vogliono andare in guerra, pur essendo una cosa bella e buona?"
"I vili".
"Se dunque è una cosa bella e buona è anche piacevole?"
"Così abbiamo concordato".
"E allora i vili, pur essendone a conoscenza, non si dirigono volontariamente verso ciò che è più bello, migliore, più piacevole?"
"Ma, se ammettiamo anche questo, annulliamo quello che abbiamo concordato prima".
"E cosa fa invece il coraggioso? Non si muove forse verso ciò che è più bello, migliore e più piacevole?"
"Sì".
"Dunque, in generale, i coraggiosi non hanno, quando temono, vergognose paure, e quando sono arditi non hanno vergognose audacie".
"E’ vero".
"Se non sono sentimenti vergognosi, non sono forse belli?"
Era d’accordo.
"Se sono belli, non sono anche buoni?"
"Sì".
"Invece i vili, gli audaci e i folli non hanno forse, al contrario, vergognose paure e vergognose audacie?"
Era d’accordo.
"E sono arditi in azioni vergognose e cattive per nient’altro che per incoscienza e ignoranza".
"E’ così".
"E allora? Ciò per cui i vili sono vili, per te è viltà o coraggio?"
"Viltà".
"E i vili non lo sono forse perché ignorano le cose da temere?"
"Certo!"
"Dunque a causa di questa ignoranza sono vili?"
Era d’accordo.
"Ciò per cui sono vili per te è viltà?"
Disse di sì.
"Dunque la viltà non è altro che l’ignoranza delle cose da temere e da non temere".
Annuì.
"Ma allora il coraggio è il contrario della viltà".
Disse di sì.
"E la sapienza delle cose da temere e da non temere è contraria alla loro ignoranza?".
Ancora una volta a questo punto annuì.
"E l’ignoranza di queste cose non è viltà?"
A questa domanda annuì malvolentieri.
"E la sapienza delle cose da temere e da non temere non è forse coraggio, che è il contrario della loro ignoranza?"
A questo punto non volle più annuire e rimaneva in silenzio.
………….

Articoli
In conclusione,l’assassino è il maggiordomo:-)
26 maggio 2007 @ 18:07
Equi: Noooooooooooo!!! Dovevo ancora finire il libro
26 maggio 2007 @ 19:52
azz…equi…gli hai rovinato la sorpresa!!!
27 maggio 2007 @ 23:04