Così lo chiamavano, e lui sorrideva, felice di poter aiutare. Quando era arrivato vestiva una divisa lacera, gli occhi colmi di paura, solo, che tutti gli altri si erano persi o erano stati presi dai tedeschi. Era un ragazzo alto, con i capelli dorati e gli occhi azzurri, pareva lui stesso uno di quegli alleati che ora erano invasori. Non sapeva leggere e scrivere, a chi gli chiese il nome rispose: Miracapì. Dormiva nelle stalle, mangiava con la fretta di un bambino e sorrideva quando lo guardavano. Il paese gli si affezionò, lavorava senza lamentarsi, era pulito e rispettoso, forse ci fu anche chi un po’ lo amò.
Un giorno Miracapì era vicino alla strada, riparava uno steccato, e non si accorse che erano arrivati uomini armati. Quando lo salutarono lui sorrise e si presentò. Alcuni risero sentendo quel nome buffo, ma il loro comandante era serio, sapeva che un uomo in più avrebbe fatto comodo. Così quel giorno Miracapì divenne un combattente, orgoglioso nel dirlo e nel precisare che lui combatteva per la libertà. Ora aveva un fucile a tracolla e tre bombe a mano appese alla cintura. Controllava le strade, fermava i pochi carri e chiedeva documenti che non sapeva decifrare, così li guardava e poi sorrideva facendo cenno di passare. La gente ora non chiedeva il suo aiuto, e qualcuno lo guardava con sospetto.
Arrivò l ‘ inverno e un camion di tedeschi. I nuovi compagni prepararono un imboscata e li catturarono. Miracapì portò loro da mangiare e sorrise a quei ragazzi che parlavano in modo incomprensibile.
Arrivò il comandante e disse a Miracapì di prendere il mitra, poi fece cenno ai tedeschi di alzarsi e tutti si diressero verso il vecchio camposanto.
I sei nemici rimasero lá, l’ uomo serio e il ragazzo tornarono.
Altri tedeschi arrivarono e ci furono anche italiani.
Miracapì non sorrideva più e di notte tremava anche quando era accanto al fuoco.
Venne la primavera e il ragazzo posò il fucile, sganciò le bombe dalla cintura e se ne andò.
Era una notte senza luna, i fossi erano coperti dalla prima erba, Miracapì cadde malamente.
Un uomo lo trovò il giorno dopo, vide un animale spaventato, ma riconobbe chi gli aveva falciato il grano.
Quando arrivò il comandante ci furono brusche parole, ma l’uomo non consegnò Miracapì. L’uomo era rispettato e temuto, da quel momento Miracapì divenne il suo garzone e nessuno lo infastidì.
Gli anni passarono e il ragazzo crebbe, ma non sorrideva più, ora era serio come il suo vecchio comandante.
Poi arrivò un bambino, il nipote del padrone, e Miracapì si affezionò, a suo modo. Quando tornava dai campi portava strani sassi, curiosi animaletti, e li regalava al bimbo.
Altri anni trascorsero, il padrone, che mai aveva voluto essere così chiamato, morì e Miracapì si ritrovò con una piccola casa e una pensione.
Visse in tranquillità, lavorando un po’ nei campi, contento quando il bimbo, ormai adulto, andava a trovarlo.
La scorsa settimana ha lasciato la sua casa. Credo che ora sia felice e immagino il suo sorriso quando sente chiamare: Miracapì!