al grande Howard ed al suo eroe più famoso.
La ragazza si fermò di colpo e si tolse l’elmo, una cascata di capelli neri le scese sulle spalle. Indossava l’uniforme da fatica delle guardie di palazzo aquiloniane, la stessa che portava l’uomo che la precedeva lungo lo stretto sentiero che attraversava la foresta. Si deterse il sudore dalla fronte e quando il suo compagno si girò vide un’espressione di allarme oscurargli il viso.
“Che Mitra ci aiuti!” esclamò “Vi ho detto di non togliervi l’elmo, volete che qualche selvaggio capisca che siete una donna! Non avete già messo abbastanza in pericolo la vostra vita con i vostri desideri da bambina?.”.
“Capitano” lo interruppe con voce petulante “non dimenticate che io sono la vostra principessa. E’ solo per la vostra incapacità che ci siamo persi. Pregate che io sia clemente quando torneremo o finirete i vostri giorni nelle segrete di mio padre.”.
Mentre pronunciava queste parole il suo bel viso ovale si fece severo, le rosse labbra si incresparono in una smorfia di disprezzo ed il verde dei suoi occhi parve incupirsi per l’indignazione.
‘E’ solo una bambina capricciosa’ pensò Balthus, capitano delle guardie reali.
Era un uomo alto e robusto, guerriero valoroso e fedele servitore del re di Aquilonia.
Quando gli era stato detto di accompagnare la figlia primogenita del suo signore a ConaJohara aveva tentato di opporsi.
Aveva spiegato al re che quella città di confine era troppo pericolosa, vicina al Fiume Nero ed alla selvaggia foresta abitata dai feroci Pitti.
Purtroppo non c’era stato nulla da fare, del resto era noto che il sovrano viziava la figlia e cercava di compiacerla in tutti i modi.
Così aveva scelto personalmente una scorta numerosa ed erano partiti.
Il viaggio era stato un vero inferno, un susseguirsi di richieste impossibili, capricci e minacce.
Sospirò pensando alle orribili punizioni che la principessa gli prometteva quando non eseguiva i suoi ordini assurdi.
Aveva pensato di abbandonarla ed andarsene, lo avrebbe fatto, ma c’era un piccolo problema: si era innamorato di lei.
Ed oggi era successo il disastro.
Lei aveva preteso di uscire dalla città a cavallo, travestita da soldato, per osservare il popolo aveva detto.
Si diede ancora una volta mentalmente dello stupido per avere acconsentito.
Appena erano arrivati nelle vicinanze della foresta quella pazza aveva spronato il cavallo e gli aveva urlato di raggiungerla se ci riusciva.
Lui le aveva gridato di fermarsi e poi l’aveva seguita tra gli alberi.
Ovviamente si erano persi e, come se questo non bastasse, quando erano smontati da cavallo lui glieli aveva affidati per controllare se si vedevano tracce di carri. Ma proprio in quel momento un’animale aveva lanciato uno strano ululato ed i cavalli si erano spaventati, sfuggendo alla principessa.
Avevano cominciato a camminare, il capitano aveva cercato di orientarsi ma ora non riusciva più a capire in che direzione stavano percorrendo il sentiero.
Sospirò ancora più stancamente, si tolse l’elmo rivelando un volto segnato da una sottile cicatrice ed un paio di occhi grigi, i corti capelli biondi erano intrisi di sudore.
Sistemò le cinghie che reggevano la lunga spada che portava sulla schiena e disse: “Poco più avanti mi pare di intravedere una radura. Per amor degli dei rimettetevi l’elmo e seguitemi, forse troveremo un nuovo sentiero, magari riuscirò a orientarmi col sole.”.
Lei sbuffò e disse sdegnosamente: “Siete un incapace, quando torneremo vi farò frustare.” poi lo seguì ma non si rimise l’elmo.
Dopo pochi passi entrarono in un piccolo spazio senza alberi, si fermarono e la ragazza si sedette pesantemente su un tronco caduto. “Ho sete e sono stanca” disse con astio.
In quel momento un profondo ruggito li scosse entrambi. “Cos’è stato Balthus” domandò la principessa con la voce resa roca dalla paura.
“Oh dei misericordiosi” disse il capitano sguainando la spada “E’ un granleone. State dietro di me principessa, se la belva mi attacca fuggite più in fretta che…”.
Non riuscì a finire la frase, dal folto degli alberi uscì un enorme felino dal colore fulvo.
Sembrava un gatto gigantesco, con i quarti anteriori più sviluppati, lungo forse più di tre metri. La cosa più spaventosa di quella creatura era il paio di zanne arcuate che fuoriuscivano dalla mascella, lunghe più dell’avambraccio di un uomo.
La principessa gridò terrorizzata e la belva rispose con un ruggito, l’uomo serrò la presa sulla spada e piegò leggermente le ginocchia preparandosi al balzo del mostro.
Un rumore di rami schiantati fece voltare di scatto la testa del granleone,
Nella radura irruppe un guerriero alto e massiccio, indossava una nera cotta di maglia su un paio di pantaloni di pelle infilati in alti stivali. I capelli neri gli scendevano sulle spalle e un paio di feroci occhi azzurri spiccavano in un viso abbronzato, segnato da numerose cicatrici.
Pareva reduce da una sanguinosa battaglia, la maglia di ferro riluceva di sangue ed era strappata in più punti.
Da una spalla spuntava l’elsa di una spada portata di traverso sulla schiena, tra le mani aveva una grande ascia bipenne.
“Crom!” urlò con voce possente “Vieni da me dannata bestia!”.
Il granleone rispose con un ruggito assordante e balzò verso chi lo sfidava.
Il guerriero si mosse con una velocità accecante, scartò da un lato e appena la bestia toccò terra le sferrò un possente fendente. La lama della bipenne schiantò il cranio del mostro che crollò a terra.
Per alcuni istanti nella radura si sentirono solo i singhiozzi della principessa e l’ansito del guerriero.
Domani posto la seconda parte

Articoli
Avessi il tempo di leggerlo XD
X-Bye
13 novembre 2008 @ 20:08
Imp: sbrigati a leggere prodigium piuttosto
13 novembre 2008 @ 20:32
*si leva il cappello e china il capo*
13 novembre 2008 @ 23:24
Ho letto, niente male davvero
Riguardo ai calcoli matematici, al cibo e agli scrittori…hai una psicologia molto complessa e perplessa XD XD XD :S
13 novembre 2008 @ 23:27
Eleas: grazie, troppo buono
Moko: domani arriva la parte migliore.
Beh, perplesso per perplesso allora ti dico che il quadro che ho postato a conclusione del post su Dexter e Stavrogin è un autoritratto di colui che probabilmente fu il famoso Jack the Ripper
13 novembre 2008 @ 23:54
Val ma su facebook sei Valberici Releganze?
14 novembre 2008 @ 09:33
tra l’altro Valbe come ci si organizza per domenica? a che ora ci si trova? dove? come? con chi? perchè? temo il pienone ci converrà arrivare un attimo prima?
14 novembre 2008 @ 10:05
carina dai…titolo per favore?byeeee
14 novembre 2008 @ 15:09
Ahahahahah!!! la principessa!! —> non rido perché è brutto, ma perché era da tanto che non leggevo un racconto in cui fosse presente una principessa <—
Chapeau, caro congliere.
Attendo ansiosa la seconda parte.
Poi passa dal sito, ‘che hai una richiesta da soddisfare
14 novembre 2008 @ 17:57
argh ti tocca soddisfare la regina!!!!
14 novembre 2008 @ 17:58
Eleas. sono proprio lui
Eleas2: ci faccio su un post stasera.
Cabo: titolo alla fine del racconto
Thirrin: grazie…e passo avedere la richiesta
Eleas3: ora vado…se non torno entro un’ora vieni a cercarmi a palazzo
14 novembre 2008 @ 18:26
vecchio sozzone…. thirrin scappaaaaa
14 novembre 2008 @ 18:26
Eleas: ma nooo…io ormai ho raggiunto da tempo immemorabile la pace dei sensi…mi funzionano solo più alcuni neuroni e niente di più
14 novembre 2008 @ 18:46