del raccontino howardiano…credevo di finirlo qui…ma domani ci sarà una terza, e vi prometto conclusiva, parte.
Balthus si riscosse e avanzò verso il loro salvatore, non aveva rinfoderato la spada.
“Chi siete?” iniziò a domandare, ma quando vide il viso sporco di sangue del guerriero esclamò: “Per gli dei! Conan!”.
Il cimmero gli si avvicinò ridendo e gli diede una pacca sulla spalla che quasi lo abbattè: “Balthus! Che cosa ci fai in questo posto maledetto? Credevo che ti divertissi ad inseguire le ancelle della figlia del re. Non ti avevano nominato capo della sua guardia pers…”. Si interruppe e guardò la ragazza che si era un po’ ripresa dallo spavento: “Crom! Ma quella è la principessa Zaleia! Cosa accidente hai combinato? L’hai rapita? Il re ti scuoierà vivo per questo.”, disse scoppiando a ridere allegramente.
La ragazza intanto si era avvicinata e scrutava il cimmero, si mise le mani sui fianchi e lo apostrofò: “E voi chi sareste? Indubbiamente un barbaro di qualche selvaggio e incivile paese.”.
“E’ il comandante della guardia di confine” intervenne Balthus “Si chiama Conan, è un cimmero.”.
La principessa tirò su col naso, assunse la sua migliore aria di comando e disse: “Allora vi ordino di scortarmi con le vostre truppe e riportarmi a casa da mio padre. Ma prima voglio che questo incapace sia frustato e degradato”. Il capitano sospirò, il cimmero lo guardò e scoppiò nuovamente a ridere: “Sei più pazzo di quanto credessi. Ti sei innamorato di lei. Ammetto che è una gran bellezza, però tu sei solo un soldato e lei è l’erede al trono”. Fece scorrere il suo sguardo sul corpo della ragazza, soffermandosi sul rigonfiamento del seno sotto la giubba di cuoio e sulle gambe fasciate da pantaloni di pelle.
Zaleia arossì violentemente e replicò furente: “Come ti permetti, barbaro! Dirò a mio padre di toglierti il comando e…”.
Conan rise ancora, sinceramente divertito: “Mi spiace principessa ma non potete togliermi nulla. La guardia di confine giace massacrata a poche miglia da qui. Quei maledetti Pitti ci hanno teso un’imboscata. A stento mi sono aperto una strada tra di loro.”.
“Un altro incapace” sbottò la ragazza e non riuscì ad aggiungere altro perchè la mano del cimmero le diede una spinta violenta che la fece cadere al suolo. Una freccia passò sibilando nel punto in cui un’istante prima c’era la testa di Zaleia.
“A terra!” esclamò il cimmero e si slanciò nella foresta.
Dopo pochi minuti si sentì un cozzo di lame metalliche, seguito da un paio di urla di agonia.
Conan riapparve senza ascia: ” Un paio di maledetti esploratori della tribù che mi ha attaccato stamane” commentò ferocemente.
“Ora dobbiamo allontanarci in fretta. Presto arriveranno gli altri, seguitemi.”.
Prese il sentiero dal quale erano arrivati la ragazza e il capitano, che lo seguirono cercando di tenere il ritmo della sua corsa.
La pincipessa resistette per quasi mezz’ora, spronata dalla paura, poi crollò a terra con un lamento.
“Conan!” chiamò Balthus “Aspetta, la principessa non ce la fa più.”.
Il cimmero si fermò e tornò indietro, guardò Zaleia con occhi resi feroci dalla consapevolezza della caccia e ringhiò: “Non possiamo aspettare, quei cani ci raggiungeranno.”. La ragazza singhiozzò disperata e il capitano le disse: “Rimarrò io con voi altezza, non vi abbandonerò.”.
Il barbaro li guardò per un lungo istante, bestemmiò violentemente, afferrò la ragazza e se la gettò su una spalla, riprendendo la fuga.
Corsero per ore fino a quando Balthus cominciò a perdere terreno, il cimmero invece, pur ansimando come un mantice, continuava a grande andatura, incurante delle proteste della principessa, sballottata contro la spalla ricoperta di maglia d’acciaio.
Improvvisamente arrivarono in una radura molto più ampia della precedente, al centro della quale si ergeva una tozza piramide. Rallentarono e si avvicinarono, il cimmero posò a terra la ragazza e raggiunsero la base della costruzione.
Rimasero stupefatti ad osservare gli immensi bassorilievi che decoravano le pareti di quello che pareva un tempio. Strani esseri apparivano raffigurati mentre lottavano circondati da guerrieri con armature di antica fattura. Sembrava che una gigantesca guerra fosse stata combattuta contro creature dotate di tentacoli e ali membranose.
La loro osservazione fu interrotta da alcune grida feroci, al limitare della radura era apparsa una moltitudine di Pitti, guerrieri seminudi e feroci. Agitavano le loro lance ma non avanzavano. Conan urlò un paio di insulti e sguainò la spada.
I selvaggi cominciarono ad avanzare ma un grido li fermò, un guerriero che portava tra i capelli una lunga penna rossa, un capo, avanzò e tenne un breve discorso ai suoi uomini, indicando a tratti la piramide. Quando ebbe finito i Pitti rientrarono nella foresta e scomparvero.
“Hanno paura di questo luogo” disse la ragazza con voce tremante.
“Probabilmente è un santuario di qualche dio che venerano” disse Conan “Siamo stati fortunati, aspetteremo la notte e poi ce ne andremo. Intanto voglio vedere se c’è un’entrata, in questi posti a volte sono rimasti tesori.”.
Cominciò a girare attorno alla base della costruzione, seguito dai suoi riluttanti compagni d’avventura. Dopo pochi passi trovarono un grande arco di pietra, lo attraversarono e furono all’interno della piramide.
I due uomini bestemmiarono, a Zaleia sfuggì un gridolino di sorpresa.
L’interno della piramide era un immenso spazio al cui centro c’era una gigantesca statua rappresentante un mostro simile a quelli dei bassorilievi. L’essere aveva un corpo tozzo dal quale spuntavano lunghi tentacoli, un paio di ali membranose si aprivano sulla schiena, quattro tozze zampe artigliate lo sorreggevano. La testa era un incubo uscito dai sogni di un artista pazzo: aveva una forma ovoidale ed al centro un “becco“ simile a quello di una piovra. Non videro occhi sul capo ma, quando si avvicinarono, si accorsero che ce n’erano diversi sui tentacoli.
La luce entrava dalla sommità aperta della piramide e creava strane ombre, la principessa rabbrividì e disse: “Non mi piace questo posto, usciamo vi prego.”.
Conan intanto aveva notato che la base della statua era tempestata di pietre preziose e le stava scalzando con la punta di un lungo coltello, per poi infilarle in un sacchetto di pelle. Fu dunque il capitano che rispose: “E’ più prudente restare all’interno principessa. I Pitti possono essersi appostati sugli alberi e tentare di colpirci con qualche freccia. Credo che Conan abbia ragione, ci conviene fuggire col favore della notte.”.
“Balthus!” ruggì il cimmero “Vieni ad aiutarmi. Qui c’è una fortuna in opali e smeraldi, lasciala perdere la principessa.”.
L’ uomo sorrise amaramente, guardò Zaleia e disse: “Mi dispiace altezza per quello che è successo. Comunque se c’è qualcuno che può tirarci fuori da questa situazione questo qualcuno è Conan.”.
La principessa sbuffò e disse: “Voi uomini siete tutti uguali, vi sostenete uno con l’altro ma siete solo degli incapaci.”, estrasse la daga che portava appesa al fianco, si avvicinò al barbaro ed esclamò: “Io non sono una bambina! So combattere con la spada. Me lo hanno insegnato e mi esercito tutti i giorni!.”.
Il cimmero si voltò a guardarla e le disse sogghignando:” E chi vi ha insegnato? Le vostre ancelle mentre giocavate nella corte reale? Posate quella lama prima di farvi male.”.
Zaleia incollerita urlò: “Mi ha insegnato Balthus!”.
“Ah” fu la tranquilla risposta “l’ incapace che vi accompagna.”.
La principessa divenne color della brace e a denti stretti disse: “Non è un incapace. E’ un valoroso guerriero, lui…” s’impappinò “Cioè, volevo dire che solo io posso dire che è un incapace, non certo un brutto scimmione dalla faccia sfregiata e…”.
“Per gli dei degli inferi” ruggì allegramente Conan rivolto al capitano “Anche lei è innamorata di te!”.
La ragazza tacque di colpo, rimise la daga nel fodero, si voltò ed andò a sedersi appoggiando la schiena al muro, raccolse le ginocchia al petto e fissò ostentatamente verso l’alto, senza più parlare. Balthus si sedette poco discosto e dopo poco furono raggiunti da Conan che si accomodò a terra e disse con voce soddisfatta: “Dopotutto credo che le cose si stiano mettendo bene, ora riposiamoci poi tenteremo la fuga.”.

Articoli
Ma vediti Boston Legal invece di scrivere certe cose
X-Bye
p.s.: domani farò un post molto importante nel blog personale, mi aspetto un tuo commento e il tuo asilo perché le fans del Mondo Emerso, in primis Mad Dog, vorranno la mia testa xD
14 novembre 2008 @ 23:38
Imp: non mancherò
14 novembre 2008 @ 23:55
Complimenti se e’ davvero farina del tuo sacco… sono un po’ sorpreso perche’ non c’e’ paragone con il racconto inviato per Sanctuary. Continua cosi’.
14 novembre 2008 @ 23:57
Sparviero: grazie
Il mio problema è che non so scrivere molto bene quando mi si mettono dei “paletti”.
Naturalmente Conan è un personaggio noto e non ho nemmeno inventato l’era hyperboreana…ma tutto il resto è farina, o forse crusca, del mio sacco
Ma tu non aggiorni più il tuo blog?
15 novembre 2008 @ 00:06
Complimenti, davvero bello!
Scritto bene, sembra di tornare nei libri di Howard
15 novembre 2008 @ 08:53
Valberici “Ma tu non aggiorni piu’ il tuo Blog?
”
Ed e’ qui che ti volevo. Tu pazienta ancora un po’… ho una sorpresa…
15 novembre 2008 @ 12:39
Tanabrus: grazie.
Cambiato nick a quanto vedo
Sparviero: ok
15 novembre 2008 @ 12:58