ed ultima parte del racconto howardiano, come titolo ho pensato a : Il Sacrificio.
Il primo a svegliarsi fu il cimmero che balzò in piedi quando le note del flauto si sparsero per l’aria.
Notò subito che ora la statua era illuminata dai raggi della luna, che si intravedeva attraverso l’apertura alla sommità della piramide.
Vide un uomo che, in piedi davanti all’effigie di pietra, suonava lo strumento traendone una strana melodia.
Indossava una lunga veste scura e sembrava calvo.
“Chi sei?” gli chiese aspramente, ed al suono della sua voce si destarono anche i suoi due compagni.
“Gli uomini a volte mi chiamano il magro viandante” rispose con voce beffarda.
Conan si avvicinò per vedere meglio il viso del suo interlocutore, ma non riuscì a distinguerne i lineamenti. Gli pareva di carnagione scura ma il volto sembrava avvolto da una sottile nebbia che ne distorceva l’immagine.
“Era da molti anni che nessuno entrava nel tempio di Nyogtha” continuò l’essere “Ora potremo offrire un sacrificio al dio. Scegliete chi di voi deve morire.”.
Il cimmero estrasse la spada con un movimento fluido e menò un terribile fendente, ma la lama attraversò l’aria e si schiantò sul pavimento.
L’essere era scomparso, solo la sua risata aleggiava nell’aria.
“Crom!” ruggì il cimmero “Dannato stregone, cane immondo privo di coraggio. Mostrati e combatti come un uomo!”.
Le risa assunsero un tono folle: “Io non lotterò con voi. Ma lo faranno i servi di Nyogtha.”.
Conan sputò per terra e disse: “Allora fai apparire i tuoi schiavi dai molti tentacoli, maledetto.”.
La risata si fece più intensa: “Cosa ti fa pensare che l’antica battaglia fosse stata vinta da voi umani?”.
Il cachinno si estinse lentamente, per alcuni momenti ci fu il silenzio poi Balthus disse: “Andiamocene subito, sbrighiamoci”.
Ma mentre terminava la frase la luce lunare crebbe d’intensità, le ombre sul pavimento parvero farsi più dense, acquistarono via via solidità, si ersero e cominciarono ad assumere sembianze umane.
Ora davanti ai fuggiaschi stavano dodici guerrieri, tutti indossavano armature simili a quelle viste sui bassorilievi.
Il capitano estrasse la spada e gridò alla principessa di addossarsi alla parete. Conan si slanciò d’impeto contro gli avversari, colpì uno di essi con un terribile fendente tra il collo e la spalla, quasi spaccandolo in due. Ma l’antico guerriero non cadde, sembrò perdere solidità, ridivenne ombra e poi si riformò.
“Crom!” latrò disgustato “Dannati spettri! Stammi vicino Balthus, e tu ragazza cerca di raggiungere l’uscita.”.
I due uomini lottarono fianco a fianco, il cimmero pareva una demone uscita dall’ inferno, sul volto un ghigno feroce, lo sguardo azzurro cupo ribollente della furia della battaglia.
Zaleia intanto si teneva rasente al muro cercando di raggiungere l’apertura attraverso la quale erano entrati, ma ebbe un’amara sorpresa.
“Non possiamo uscire!” gridò disperata “l’arco è scomparso!”.
Conan bestemmiò e colpì con un potente colpo trasversale un avversario, tagliandolo in due, ma ancora una volta il guerriero si ricompose. Il cimmero indietreggiò, parò una stoccata, si girò sul fianco, respinse un fendente e cercò di contrattaccare. Quattro avversari gli si opposero contemporaneamente, fu costretto ad indietreggiare, spinto dalla massa compatta dei nemici, si sbilanciò e cadde. Riuscì a parare il primo fendente, rotolò di lato e vide un altra lama abbattersi su di lui, pensò fosse giunta la sua fine.
Ci fu uno schianto metallico quando la spada dell’antico guerriero fu intercettata dalla daga della principessa.
Il barbarò si rialzò con uno scatto felino e vide la ragazza difendersi disperatamente.
“Balthus, aiutami!” gridò Zaleia.
Il capitano si voltò angosciato e gridò: “No! Maledetti demoni lasciatela!”. Cercò di liberarsi dai suoi avversari senza riuscirci.
Il suo viso si distorse in una maschera d’angoscia ma, ad un tratto, sorrise, lasciò cadere la spada e sussurrò: “Ti amo, mia principessa.”
Quattro lame lo trafissero e l’uomo cadde senza un gemito.
Conan lanciò una bestemmia e la ragazza gridò il nome del suo capitano.
Si accorsero di essere rimasti soli, gli antichi guerrieri erano scomparsi.
Un folle risata risuonò, seguita dalla voce beffarda del magro viandante: “Il sacrificio è stato compiuto. Il potente Nyogtha è soddisfatto.”.
Il pianto della principessa ruppe il silenzio che seguì le parole dell’antico.
Si era inginocchiata accanto a Balthus, teneva in grembo la sua testa insanguinata e lo chiamava dolcemente per nome.
Conan rinfoderò la spada, constatò che aveva ricevuto solo un paio di ferite superficiali, verificò che il sacchetto con le pietre preziose fosse ancora al sicuro sotto la cotta di maglia e si avvicinò alla ragazza.
“E’ morto” le disse con voce rude “Non puoi più fare nulla per lui. Adesso dobbiamo andarcene, tra non molto sarà l’alba.”.
Zaleia alzò la testa e lo guardò, i suoi occhi erano velati di lacrime ma in essi c’era una nuova consapevolezza ed una forza che sorpresero il cimmero.
“Mi porterai ad Aquilonia da mio padre?” chiese con voce ferma.
“Non posso” rispose il barbaro “Tuo padre mi riterrebbe responsabile di quanto è accaduto e mi farebbe uccidere. Comunque ho altri piani, andremo ad Argos, sono abbastanza ricco per comprare una nave e reclutare un po’ di topi di fogna che facciano da equipaggio. Farò vela verso le isole Baracha e ridiventerò un pirata.”.
“Capisco” disse la principessa rialzandosi e sorridendo amaramente “Ed io sarò la tua schiava fino a quando ti divertirò.”.
Conan si rabbuiò e disse aspramente:”La schiavitù è un usanza di voi popoli civili. In Cimmeria donne e uomini combattono fianco a fianco dimostrando il loro valore. Verrai con me fino alla città poi sarai libera di fare ciò che vuoi.”.
La principessa lo guardò stupita cercando le parole per replicare e non trovandole.
Un ghigno da lupo si disegnò sul viso del barbaro che continuò con tono allegro: “Però ti ho vista combattere, ho visto il tuo sguardo quando mi hai salvato. Lasciamo i morti alle spalle e pensiamo alla vita. Pensa al vento tra i capelli, allo schiocco delle vele, alle urla del nemico agonizzante ed alla vittoria. Se verrai con me sarai una regina tra i pirati. Ma ora andiamo, dobbiamo attraversare il fiume nero prima che il sole sorga.”.

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Carina la battuta finale di Conan, mi fa pensare a un’opera molto diversa dalle altre. Secondo me il tuo stile sta maturando.
15 novembre 2008 @ 19:50
Bravo, bel racconto!
(Anche se appare strano che alla fine Conan non si faccia la principessa… ma immagino che arrivato in città abbia provveduto ad adempiere a tale obbligo xD)
16 novembre 2008 @ 14:23
Sparviero: bene, felice che ti sia piaciuto
Tanabrus: grazie….in effetti il vero Conan se la sarebbe trombata
16 novembre 2008 @ 21:46
Beh, è chiaro che il personaggio lo conosci davvero bene. Mi sembra di rileggere i fumetti disegnati da Castellini…!
Fab
17 novembre 2008 @ 13:35
Fab: ehhh, da piccolino mi sono letto tutti i racconti di Howard…e quando ho scoperto che era morto e non avrebbe scritto più mi son disperato
17 novembre 2008 @ 15:28