Ormai da più parti sollecitato vi parlerò del famoso "tasto 1". E’ ormai universalmente nota l’importanza di questo tasto, gli effetti purtroppo sono ancor oggi largamente imprevedibili ma, non per questo, meno potenti. Alcuni pensano che l’azionamento del tasto vada accompagnato dalla recitazione di formule esoteriche, altri pensano che la tastiera giochi un ruolo fondamentale. Personalmente mi sono accorto che usando tastiere della apple gli effetti tendono ad essere più benevoli e, in un certo senso, corrispondenti ai nostri desideri.
Si dice che premendo il tasto un ragazzino, a Londra, sia addirittura riuscito ad invocare un jinn di nome Bartimeus. Lo stesso Bartimeus mi mandò anni fa una mail a piè di pagina in cui mi disse, tra le altre cose, che Tolomeo faceva sovente ricorso al suddetto tasto.
Ci sono anche molte leggende metropolitane che parlano dell’apparizione di una donna bellissima alla guida di una macchina scassatissima, però io non son convinto della loro veridicità.
Tempo fa però mi fu narrata una strana  storia.

Mi trovavo nei pressi delle rovine dell’antica Babilonia e, sul far della notte, mi imbattei nel fuoco di un bivacco. Sperando in un caffè mi diressi verso la luce e venni accolto da un vecchio, il suo aspetto ricordava le immobili pietre delle rovine passate attraverso gli eoni del tempo. Egli mi fece sedere accanto al fuoco e dopo avermi chiesto chi ero mi disse il nome di una dea e volle sapere se io ne avevo mai sentito parlare. Io, in verità, conoscevo quel nome che ricordava il rosso del sangue ma non volli rivelarmi.
Allora l’antico mi narrò una storia.
Molto tempo fa un giovane si smarrì nel deserto, stava ormai per morire consumato dai dardi del sole quando, all’improvviso, vide il verde di un oasi. Con le ultime forze riuscì a raggiungere la meraviglia dell’acqua e, dopo aver bevuto, si sdraiò sull’erba. Fece uno strano sogno, vide città ormai sepolte da incommensurabili ere, udì la risata di esseri dimenticati e provò un insondabile terrore. Lesse il nome del pazzo dio Nyarlatoteph su statue impossibili, sentì il suono del flauto dell’innominabile.
Ma ad un tratto, improvvisamente, si ritrovò in un tempio dalle volte blasfeme, dove i caratteri pnakotici parlavano di un tasto e di un numero.
Divinità pietrificate erano sparse in atteggiamenti quasi di adorazione e, al centro, svettava un plinto marmoreo sul quale vide l’effigie di una donna bellissima, dalle forme armoniose e dall’ incantevole sedere.
Egli se ne innamorò.
Risvegliatosi provò una struggente nostalgia e desiderò rivedere quella statua.
Ritornato alla civiltà si dedicò alla ricerca di quel tempio dimenticato. Interrogò i sacerdoti dei riti più occulti, si sottopose a dolorose iniziazioni e si addentrò nei saperi più proibiti. Passarono gli anni e finalmente trovò il primo indizio, glielo diede un arabo consegnandogli un libro che così iniziava:
« La notte s’apre sull’orlo dell’abisso. Le porte dell’inferno sono chiuse: a tuo rischio le tenti. Al tuo richiamo si desterà qualcosa per risponderti. Questo regalo lascio all’umanità: ecco le chiavi. Cerca le serrature; sii soddisfatto. Ma ascolta ciò che dice Abdul Alhazred: per primo io le ho trovate: e sono matto. ».
Da quel momento riuscì a decifrare oscuri presagi e, dopo anni di studio, pensò di aver trovato il luogo dove era stato edificato il tempio.
Viaggiò per molti anni ed infine raggiunse rovine che gli uomini da tempo evitavano. Scavo come un pazzo sorretto dal demone del suo desiderio ed alla fine fu premiato. In una notte senza luna il terreno cedette e quando si riprese dalla caduta si ritrovò nel tempio del sogno.
Un terribile senso di antichità gli opprimeva l’animo, tuttavia le statue sembravano appena aver lasciato lo scalpello dell’ inumano scultore.
Al centro la dea.
Egli lesse con avidità la formula d’evocazione e, pur consapevole dell’estremo pericolo, si dispose a pronunciarla. Sulla base della statua era presente un tasto col numero 1 ed era di cruciale importanza che lo premesse in corrispondenza esatta coll’inizio del nodo ascendente della formula.
Il sudore gli imperlò la fronte mentre iniziava a declamare, lo sforzo fu immane ma egli fu premiato.
All’improvviso la dea apparve, coperta da splendidi veli, e guardandolo negli occhi iniziò a spogliarsi.
Ma, proprio mentre stava per scoprire le sue magnifiche grazie togliendo il velo che occultava il suo splendido sedere successe l’impensabile.
Ad un tratto la dea scomparve sostituita da un giovane abbigliato stranamente. Il ragazzo, con aria sorpresa, disse: "Oh, cavolo, eppure mi pareva che Valberici mi avesse detto che dopo il tasto 1 si schiacciava il tasto #. Vabbè mi sarò confuso. Ah, scusi buon uomo per caso ha visto una certa ilottola ? No eh? E una certa Thirrin?. Ehhh non si arrabbi chiedevo solo, mammamia che gente che si incontra."
Detto questo sparì.
Purtroppo l’incantesimo era irripetibile e la disperazione eccheggiò nel tempio sotto forma di lunghi ululati e lamenti.

A questo punto il vecchio mi guardò e mi disse che ancor oggi qualcuno diceva che l’innamorato appariva nelle notti senza luna, vicino al tempio della sua dea.
In quel momento udii il grido di uno sciacallo e mi voltai, rigiratomi il vecchio era sparito e il fuoco più non ardeva.

Insomma così era la storia, un pò inverosimile a dire il vero, però ora una cosa la voglio dire:

Mecha dopo il tasto uno non schiacciare il cancelletto !