Era una scena terribile: Bhima splendeva e fumava come il fuoco della dissoluzione dell’universo, e le vibrazioni tutt’intorno a lui facevano battere forte il cuore anche ai più coraggiosi. In un batter d’occhio gli fece a pezzi il carro, distruggendolo completamente; travolto, Dusshasana cadde al suolo, stordito. Veloce come un leone che sa di avere oramai conquistato la sua preda, Bhima gli fu sopra. Nessuno ignorava il suo feroce voto, e tutti si fermarono ad osservare la scena col fiato sospeso. Non lontano da lì, anche Duryodhana guardava impotente. E il Pandava, con il nemico serrato tra le possenti mani, lo vide.

  "Guarda, Duryodhana, guarda bene," gli gridò con la sua voce profonda. "Sicuramente non sarai anche tu diventato smemorato. E allora guarda il tuo più caro fratello mentre muore. E cerca di impedirlo, se puoi."

  Detto ciò, alzò Dusshasana in alto, sopra la testa, poi lo scaraventò in terra; e mentre questi era ancora vivo gli strappò senza l’aiuto di nessuna arma il braccio destro dal corpo. La sua furia esplose più che mai.

  "Duryodhana, stai guardando?" ruggì infuriato, gettando in direzione dell’esterrefatto Kurava l’arto ancora sanguinante. "Ecco, metà del mio voto è stato assolto, il braccio che ha trascinato Draupadi è stato punito proprio come avevo promesso. Ora farò il resto."

  E con un colpo di spada aprì il petto di Dusshasana ormai agonizzante, gli divelse il cuore e ne bevve il sangue caldo. Alla vista del sangue che gli scendeva dalle guance fino a inzuppargli l’intera armatura, tutti, amici e nemici, provarono un vivo senso di terrore.

  Quando infine s’accorse che la vittima era spirata, Bhima lanciò un vero e proprio ruggito di vittoria.

  "E’ già tutto finito? Dusshasana, puoi ringraziare la morte che ti ha protetto portandoti via. Ora come sfogherò la mia rabbia?"

  Poi, con quel cuore ancora sanguinante fra le mani, danzò in estasi, gridando il nome di Draupadi. Era una visione incredibile: mai si era vista tanta ferocia.

Mahabharata