svegliato la neve cadeva abbondante.
Guardando dalla finestra i fiocchi che danzavano nell’aria mi sono messo a riflettere su cosa mi piace “trovare” in un libro.
Come prima cosa ci deve essere un senso di ineluttabilità, il fato deve essere ben presente e guidare, anzi costringere i protagonisti.
Adoro il tema ricorrente della tragedia greca: l’uomo che non sceglie il proprio destino ma ne è scelto.
E la dimensione tragica non deve nascere dai difetti del protagonista ma dalle sue virtù.
Nell’ Edipo re di Sofocle ciò che causa la tragedia non sono la pigrizia o la stupidità di Edipo ma il suo coraggio e senso di giustizia, e da questo nasce l’ironia.
L’uomo non è trascinato nella tragedia dalle sue pecche ma dalle sue qualità, così diceva Aristotele parlando delle immortali opere tragiche del suo tempo.
Dunque in un libro ci sta bene una profezia, magari terribile.
Ci vuole un protagonista che lotti contro di essa con forza e coraggio ma non riesca a sfuggirle.
Naturalmente voglio anche che sia ben presente l’elemento fantastico, magari un uomo che parla coi gatti e che ha solo una mezza ombra. Un uomo che cerca se stesso ed il suo destino.
Aggiungiamoci anche una donna che non è tale pur non essendo un uomo.
E che ne dite di un oggetto dai grandi poteri? Qualcosa in grado di aprire un passaggio, un entrata?
Anche l’amore dev’esserci, magari un amore che valica la barriera del tempo.

Ecco, se vi capita di leggere un libro in cui trovate tutto quello che ho appena detto, beh allora state leggendo