Ci sono cose che non cambiano mai: il colore del cielo, la musica di Mozart; mi piacciono ancora e li sto assaporando entrambi in questa terra che non è la mia, con questa gente a cui non appartengo, in questa guerra che non è di nessuno.
Il pickup viaggia veloce,  sopra di me l’azzurro intenso dell’estate, dentro di me le note di un concerto, lo stupendo andante in  fa maggiore, gli archi che galleggiano sul soffice pizzicato del basso, musica assoluta.
Mi volto a guardare i miei due compagni di viaggio e li sorprendo a fissarmi, distolgono lo sguardo, sento la puzza del loro sudore e della loro paura. Mi credono folle e forse hanno ragione, qui si può essere crudeli o misericordiosi ma io non sono ne l’uno ne l’altro,  sono solo stanco.
Controllo con calma il caricatore dell’AK e intanto il concerto si avvia all’allegro finale, libero e disinvolto.
La strada sembra allungarsi e toccare l’orizzonte, non ci sono alberi e la polvere s’infila dovunque, candida e impalpabile, ho sete, prendo la borraccia e dopo un sorso la offro agli altri passeggeri che bevono a turno, con la parsimonia di chi è abituato al deserto.
Dietro di noi arriva……………