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	<title>Sproloqui e Deliri &#187; blogracconto</title>
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	<description>Lo zen ovvero l&#039;arte di essere sempre e comunque inconcludenti</description>
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		<title>Supponiamo che la  Strazzulla</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 16:49:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valberici</dc:creator>
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		<description><![CDATA[mi avesse mandato il testo del suo secondo libro, prima di pubblicarlo. E, visto che siamo già nell&#8217; impossibile, supponiamo anche che mi avesse chiesto cosa avrei cambiato o eliminato prima di darlo definitivamente in pasto ai lettori. Per finire immaginiamo anche che mi chiedesse un giudizio, ovvero se il libro mi era piaciuto e, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mi avesse mandato il testo del suo secondo libro, prima di pubblicarlo. E, visto che siamo già nell&#8217; impossibile, supponiamo anche che mi avesse chiesto cosa avrei cambiato o eliminato prima di darlo definitivamente in pasto ai lettori. Per finire immaginiamo anche che mi chiedesse un giudizio, ovvero se il libro mi era piaciuto e, se si, quanto.</p>
<p>Ecco, il libro è &#8220;aperto&#8221; sul mio monitor. Per prima cosa lo leggo velocemente, alla ricerca di errori marchiani, contraddizioni, impossibilità logiche non funzionali alla storia e altre &#8220;sviste&#8221; di vario tipo. Ne trovo diversi, li annoto, poi ci penso un po&#8217; sopra e ne cancello alcuni dalla lista, li correggo &#8220;da me medesimo&#8221;, inutile informare l&#8217;autrice. Sono sicuro che con un po&#8217; più di tempo a disposizione ed un paio di riletture li avrebbe rilevati anche lei. Considero anche che non mi hanno impedito di capire la storia. Rileggo una seconda volta, solo le parti che riguardano combattimenti e lotte, con un occhio di riguardo alle armi utilizzate. Non sono soddisfatto dell&#8217;uso di alcune di esse, in particolare delle asce bipenni. Annoto quali, a mio parere, debbano essere sostituite. Controllo i nomi dei personaggi, non tutti mi soddisfano. Annoto quelli che mi convincono di meno, come ad es. Amorannon Asduvarlun, troppo lungo anche se ha il pregio di rispecchiare il carattere del suo proprietario. Prendo poi in esame il linguaggio, il &#8220;modo di scrivere&#8221; dell&#8217;autrice. In questo caso tanto di cappello, nemmeno in cent&#8217;anni riuscirei a scrivere così bene. Adesso un breve sguardo all&#8217;originalità, anche se sono convinto che tutto sia già stato raccontato ai tempi di Omero. E ne ho la conferma, nulla di originale, ma non per questo prevedibile. Giunge il momento di controllare se l&#8217;autrice ha &#8220;allungato il brodo&#8221;, un libro di più di 800 pagine rischia sempre grosso a questo riguardo. Niente, tutto bene, qualche leggera ridondanza ma nulla di fastidioso. Sono un po&#8217; stupito. Non mi resta che leggere con calma e constatare quanto piacere traggo dalla lettura. Il prologo mi piace assai, teogonia non originale ma ben scritta e funzionale alla storia. Poi si entra subito nel vivo della storia. I personaggi sono numerosi così come le sottotrame, tuttavia la storia è ben gestita e per niente caotica. Non c&#8217;è nulla di troppo scontato e ben presto riesco a percepire il &#8220;messaggio&#8221; dell&#8217; autrice. Mi sta parlando del bene e del male, dell&#8217; odio e dell&#8217;amore. Argomenti affrontati piuttosto bene se consideriamo che la scrittrice è una ragazza di diciott&#8217;anni. I personaggi sono quasi tutti abbastanza convincenti, anche se alcuni un po&#8217; troppo simili tra loro. Interessante come vengono trattati la pazzia ed il dolore. Tutto sommato il libro &#8220;scorre&#8221; bene e la &#8220;sospensione dell&#8217;incredulità&#8221; si attiva abbastanza frequentemente. Finisco la lettura e sono soddisfatto, il libro mi è piaciuto.</p>
<p>Ora dovrei aprire il programma di posta e scrivere una mail all&#8217;autrice, qualcosa del tipo: <em></em></p>
<p><em>&#8220;Ciao, il libro mi è piaciuto&#8230;cosa quasi incredibile visto che il primo era una schif&#8230;un po&#8217; immatura. <img src='http://www.valberici.eu/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />   Ho trovato la tua opera sufficientemente epica, e direi che hai ottimamente ammazzato e  abbondantemente fatto scorrere il sangue (e non il bagnoschiuma <img src='http://www.valberici.eu/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':P' class='wp-smiley' />  ). Cose che mi piacciono sempre moltissimo. Riguardo al bene ed al male direi che cominci ad intravedere la  loro natura, ma del dolore non ne sai ancora molto (per fortuna). Nella mia personale lista di autori italiani preferiti non sei ancora al livello di una Troisi, di un Falconi, un Dimitri o un D&#8217;Andrea&#8230;ma se continui così li &#8220;raggiungerai in fretta. <img src='http://www.valberici.eu/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />   Ti allego la lista di alcune cose che io correggerei, non molte a dire il vero.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><a href="http://www.valberici.eu/wp-content/uploads/2009/07/100_4719.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2095" title="100_4719" src="http://www.valberici.eu/wp-content/uploads/2009/07/100_4719.jpg" alt="100_4719" width="288" height="420" /></a><br />
</em></p>
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		<title>Posto una nuova  parte</title>
		<link>http://www.valberici.eu/archives/334</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 12:59:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valberici</dc:creator>
				<category><![CDATA[blogracconto]]></category>

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		<description><![CDATA[del racconto scritto a &#8220;quattro mani&#8221; con Imp; qui trovate le parti scritte da lui, qua le mie. La dampyr rise e sguainò la spada:” Te l&#8217;ho detto che oggi non è giornata. Vorrà dire che in futuro non appoggerò i piedi sul pavimento quando scenderò dal letto.”. “Sorellina, lascia stare il mio fidanzato”, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>del racconto scritto a &#8220;quattro mani&#8221; con Imp; <a href="http://casteloricalco.splinder.com/tag/blogracconto" target="_blank">qui</a> trovate le parti scritte da lui, <a href="http://sproloquiedeliri.splinder.com/tag/blogracconto" target="_blank">qua</a> le mie.</p>
<div><span style="font-size: small;">La dampyr rise e sguainò la spada:” Te l&#8217;ho detto che oggi non è giornata. Vorrà dire che in futuro non appoggerò i piedi sul pavimento quando scenderò dal letto.”.<br />
“Sorellina, lascia stare il mio fidanzato”, la calda e roca voce fece girare di scatto Sarah.<br />
Una giovane donna con lunghi capelli biondi, striati di nero, e luminosi occhi color dell&#8217; oro, la stava guardando, tenendo le braccia incrociate sul petto, con un sorriso sardonico sul bel viso.<br />
Doveva essere entrata nel vicolo senza fare alcun rumore, solo così si spiegava la sorpresa della diurna, che ora indietreggiò lentamente verso il muro, per coprirsi le spalle.<br />
“Ciao Selene.” rispose Sarah con voce carica di tensione “Dovevo immaginare che in realtà c&#8217;eri tu al comando. Così sei riuscita a diventare capobranco, pur essendo una femmina, certo che Alejandro è proprio fortunato ad avere una fidanzata così ambiziosa. Sicuramente lo aiuterai tutti i giorni a decidere cosa è meglio per il branco.”.  La pantera  ruggì con rabbia e fece per lanciarsi in avanti ma un gesto della ragazza dagli occhi dorati lo fermò e lo fece indietreggiare; il grande felino si sedette continuando ad emettere un cupo brontolio.<br />
Selene si avvicinò alla cacciatrice muovendosi con la grazia di una ballerina, quando le fu di fronte le disse con voce calma ma un po&#8217; malinconica: “Cosa ti succede sorellina? Provochi il mio compagno e dai tuoi occhi vedo che sei pronta ad ucciderci entrambi. Sapevo che le droghe ed il siero ti stavano facendo impazzire ma non credevo fino a questo punto. Non ti stiamo impedendo il passaggio, vogliamo solo sapere cosa sta succedendo. C&#8217;è stata una grande esplosione nel grattacielo di Nubi, dicono sia morto, ed ora ho saputo che nel sottosuolo è stata fatta esplodere una bomba a fusione. Per finire tu spunti da un tombino e cominci a dar fuori di matto. Te lo ripeto, che succede?.”.<br />
Sarah abbassò lentamente la katana, chinò il capo e sussurrò:” Pickett è morto, Un golem che mi inseguiva lo ha ucciso. Devo uccidere il bastardo che lo ha mandato.”.<br />
Per  un lungo istante sembrò che il viso di Selene si fosse tramutato in una maschera di pietra, poi rovesciò indietro il capo ed urlò un no prolungato che si trasformò in un agghiacciante ruggito.<br />
Il suo corpo parve colare come cera fusa, i capelli lo ricoprirono diventando una folta pelliccia; ora una possente tigre pareva sul punto di balzare addosso alla ragazza mentre con voce profonda ed inumana diceva:”Maledetta, è colpa tua se è morto. Lo sapevo fin da quel dannato giorno in cui ti ha raccolta che tu avresti portato solo dei guai.”.</span></div>
<div><span style="font-size: small;"><em>La prima volta che Sarah aveva incontrato Selene era il giorno in cui Pickett l&#8217;aveva presa con sé. Quando erano giunti alla tribù lui l&#8217;aveva portata davanti al capo, che gli aveva permesso di avere una seconda allieva. La prima era una ragazzina dai lunghi ed arruffati capelli color nero-oro, la figlia del vecchio capobranco dei mutaforma. Era ormai un anno che era stata inviata dal  ghoul, avrebbe già dovuto far ritorno al branco ma i suoi genitori erano stati uccisi in una delle frequenti lotte  per il dominio. Ora nessuno sapeva  bene cosa fare di lei ed alla fine era stata “dimenticata”, una fortuna, in fin dei conti, a volte i nuovi capi uccidevano anche le figlie dei loro predecessori.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>Quando la giovane mutaforma capì che avrebbe diviso la sua stanza con quella orribile bambina si risentì e parlò chiaro: “Io non ho nessuna intenzione di dormire con una sporca diurna. Sono una discendente dell&#8217;antica stirpe dei Maharabatti, non voglio la vicinanza di questo aborto della natura.”. Detto questo incrociò le braccia sul petto e fissò la piccola Sarah con la sua espressione più feroce, preparandosi allo scontro. E rimase assai sorpresa dalla pacata risposta della piccola: “Lo so, sono un mostro, mi dispiace di darti fastidio. Credo che sia meglio se me ne vado.”.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>“Non dite stupidaggini” intervenne Pickett “Ora siete mie allieve e dovrete seguire le mie regole. Selene te le spiegherà, piccola dampyr, e la prossima volta che sentirò  la parola mostro sarai punita. Questi sono termini che usano solo gli umani, ricordatevelo.”.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>All&#8217; inizio la convivenza non fu facile, la mutaforma si mise in testa che Sarah dovesse servirla ed accollarsi i compiti più umili. Naturalmente il ghoul la punì severamente quando se ne accorse ma questo accrebbe solo la sua arroganza. </em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>Quella mocciosa non le piaceva, si esercitava con quella strana spada tutti i giorni e diceva che con essa aveva ucciso dei vampiri, figurarsi, </em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>Ma quello che veramente non riusciva  a sopportare erano gli sguardi che ogni tanto le rivolgeva dopo aver saputo la sua storia, nessuno doveva permettersi di compatirla. Lei sarebbe diventata la prima capobranco femmina dopo centinaia di anni, e quella stupida diurna osava provare compassione per lei.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>Così cominciò a trattarla con sufficienza, deridendola ogniqualvolta Pickett si assentava, e sfruttando l&#8217;indole remissiva della bambina.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>“Vai a prendere l&#8217;acqua, stupida dampyr. Non sai nemmeno tradurre una semplice pagina di sanscrito, del resto si sa che i bastardi sono stupidi. Se mi servirai bene un giorno forse ti porterò con me come sguattera”, e queste erano le frasi più amichevoli che le rivolgeva.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>Poi, un giorno, arrivò la crisi, e Selene giunse ad un passo dalla morte.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>Le due allieve si trovavano sull&#8217; orlo del baratro, una profonda voragine che si apriva al centro di una vecchia stazione della metropolitana. Un fiume sotterraneo aveva scavato la terra fino a provocare un crollo ed ora lo si sentiva scorrere  nelle profonde caverne sottostanti.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>Pickett le aveva inviate lì perchè copiassero alcuni vecchi murales del passato ed ora, nel silenzio della vecchia stazione, stavano sedute fianco a fianco, intente a disegnare sui loro album.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>Improvvisamente uno strano stridio riecheggiò  e Sarah si rialzò, spaventata, ma così facendo urtò il braccio di Selene facendole tracciare una lunga riga attraverso il foglio.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>“Guarda cosa hai fatto, stupida!” le gridò la mutaforma.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>“Mi dispiace, scusa, credevo fosse il grido di un vampiro.” fu l&#8217;esitante risposta.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>Selene decise che le scuse non bastavano, avrebbe usato quel nuovo insulto imparato da poco e poi le avrebbe dato una lezione.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>“Sei una stupida puttana” disse velenosamente “ come lo era tua madre!.”.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>Sarah sbiancò di colpo e le saltò addosso ringhiando:” Tu non insulti mia madre!.”</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>La mutaforma fu colta alla sprovvista e cadde mentre la dampyr la colpiva sul viso con una furia spaventosa. Riuscì comunque a tramutarsi in tigre ma con sua sorpresa la ragazza continuava ad avere la meglio, era decisamente più forte di lei. Si spaventò e cercò di sottrarsi, senza risultato; temette che la dampyr stesse per strapparle gli occhi poi, di colpo,si trovò libera.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>Sarah aveva fatto qualche passo indietro e la guardava con occhi stralunati, ansando e balbettando: “Tu, tu, non  devi. Non devi più insultare mia madre. Mia madre mi voleva bene, non mi avrebbe mandata dai ghoul. Tu non devi insultare mia madre!,”</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>Selene era terrorizzata, arretrò, e precipitò nella voragine.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>Rimbalzò su un pezzo di pavimento sporgente ed atterrò su un terrazzo di roccia, rotolando verso il bordo e riuscendo ad aggrapparsi ad esso con gli artigli delle zampe anteriori.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>Ma stava perdendo la presa e capì che stava per morire. Sentì un tonfo, alzò lo sguardo e vide Sarah che con un mano le afferrò una zampa mentre con l&#8217;altra si ancorava ad un pezzo di tubo che sporgeva dalla parete di terra.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>“Sei troppo pesante” le  disse la diurna “non riesco a tirarti su, devi trasformarti.”.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>“Non ci riesco” balbettò Selene stravolta dal terrore “ho troppa paura non riesco a concentrarmi. Lasciami Sarah, per me è finita.”.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>“Allora cadremo tutte due.” fu la calma risposta.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>L&#8217;assoluta determinazione nella voce della dampyr contrastò il terrore della mutaforma, che con uno sforzo disperato riuscì a ritrovare la sua forma umana e si ritrovò seduta sul terrazzo.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>Guardò la diurna con incredulità e con la voce ancora incrinata dalla paura le disse:”Perchè? Hai rischiato  la tua vita per me , perchè?”.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>“Sei l&#8217;unica amica che ho.” le rispose Sarah, sorridendo.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>Selene scoppiò a piangere e la piccola dampyr l&#8217;abbracciò stretta aspettando che i singhiozzi cessassero.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>Dopo alcune ore Pickett le trovò, insospettito dal loro ritardo; quando le issarono oltre l&#8217;orlo della voragine si accorse che tra loro qualcosa era cambiato. Ma non fece domande, accontentandosi della loro versione di un incidente dovuto alla curiosità.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>Più tardi, nell&#8217;oscurità della loro stanza, mentre erano sdraiate nei loro letti al termine di quell&#8217;intensa giornata, Selene parlò:” Oggi mi hai salvata, non lo dimenticherò Sarah, mi vergogno della mia paura. E mi dispiace tanto di avere insultato tua madre, credo che se fosse viva sarebbe orgogliosa di te. Io invece non sono degna dei miei genitori.”.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>“Essere coraggiosi vuol dire saper vincere la paura” le sussurrò in risposta la diurna “Non ho paura di morire, per me è stato facile. Io, non potevo lasciarti cadere, non avevo scelta. Alla fine comunque ti sei trasformata, hai trovato il coraggio.”.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>Stettero in silenzio per alcuni minuti poi Selene continuò: “Noi mutaforma , una volta nella vita, possiamo  scegliere un fratello o una sorella di sangue diverso. Solo pochi lo fanno perchè occorre pronunciare un giuramento che li legherà per sempre e non potrà mai essere infranto, pena la vita.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>Vuoi pronunciarlo assieme a me?”.</em></span><br />
<span style="font-size: small;"><em>La risposta di Sarah non si fece attendere. “Sì”.</em></span></div>
<div><span style="font-size: small;">La cacciatrice continuò a tenere la spada abbassata, dopo un momento il corpo della trigre fu scosso da un brivido e si tramutò nuovamente.<br />
“Ma cosa ci sta succedendo” mormorò Selene, poi con voce più forte continuò  “Ricordi il giuramento sorella?”.<br />
La diurna rialzò la testa e fissò la giovane negli occhi: “Sì”.<br />
“Bene” continuò la mutaforma “Alejandro lasciaci sole per favore.”.<br />
“Non dovresti darmi ordini” protestò debolmente la pantera “Almeno non davanti ad estranei.”.<br />
“Lei non è un&#8217;estranea, è la mia sorellina” fu la secca risposta “Ed ora vattene, io e lei dobbiamo decidere la nostra  vendetta.”.</span></div>
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		<title>Ed ecco</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Mar 2008 18:39:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valberici</dc:creator>
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		<description><![CDATA[la terza parte del blogracconto scritto assieme all&#8217;amico Imp Improvvisamente il corpo del suo interlocutore fu scosso da un lungo brivido, gli occhi assunsero un&#8217;espressione vacua e la bocca sembr&#242; ripetere un silenzioso discorso. La cacciatrice si fece attenta, cap&#236; che qualcuno stava comunicando con il suo vecchio amico, ed a giudicare dal suo aspetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>la terza parte del blogracconto scritto assieme all&#8217;amico <a href="http://casteloricalco.splinder.com/tag/blogracconto" target="_blank">Imp</a></p>
<div align="justify"><font size="3">Improvvisamente il corpo del suo interlocutore fu scosso da un lungo brivido, gli occhi assunsero un&#8217;espressione vacua e la bocca sembr&ograve; ripetere un silenzioso discorso.<br />
La cacciatrice si fece attenta, cap&igrave; che qualcuno stava comunicando con il suo vecchio amico, ed a giudicare dal suo aspetto doveva essere un essere estremamente potente, probabilmente era Stakes. Dopo alcuni minuti Pickett si rianim&ograve; e guard&ograve; la ragazza leggermente sconcertato, poi si riprese del tutto e disse:&rdquo;Era il nuovo capo dei vampiri, quello stupido ha liberato un antico ed ora ti chiede di sospendere le ostilit&agrave; ed allearti a lui. Pur nella sua arroganza ha capito che stavolta ha trovato un&nbsp; osso duro da rodere, dice che verr&agrave; qui per fermare la creatura che ti ha messo alle calcagna.&rdquo;. <br />
&ldquo;Che cosa mi sta seguendo?&rdquo; lo interruppe la ragazza &ldquo;E comunque sono in grado di cavarmela, onorer&ograve; il mio contratto.&rdquo;.<br />
Il ghoul le&nbsp; si fece pi&ugrave; vicino e la sua voce si fece ancor pi&ugrave; profonda: &rdquo;Ascoltami bene Sarah, tu non sai quali mostri possano giungere dal passato, ricorda ci&ograve; che&nbsp; disse Abdul Alhazred: &#8216;E in strani eoni anche la morte pu&ograve; morire.&#8217;. Sta per giungere un antico flagello ed il mondo che noi conosciamo cambier&agrave;. Inoltre chi ti insegue non pu&ograve; essere distrutto e credo che nemmeno Stakes possa ormai revocare il suo ultimo ordine, i golem eseguono sempre un comando. Vattene da questa citt&agrave;, ho degli amici a Boston che possono portarti a Kadath, l&igrave; non potr&agrave; raggiungerti&rdquo;.<br />
&ldquo;Merda&rdquo; imprec&ograve; la diurna &ldquo;io non scappo da nessuna parte. Non ho paura di un fottuto golem e nemmeno di cose che vengono dal passato. Nubi mi ha pagato per uccidere il suo avversario ed io lo far&ograve;. Tutto qui, ed ora me ne vado, stammi bene Pickett e&#8230;&rdquo;.<br />
Un crescendo di ruggiti ed imprecazioni la fece girare di scatto: &ldquo;MoM, che succede?&rdquo; chiese con urgenza. <br />
La risposta non le piacque: &ldquo;E&#8217; arrivato Sarah, &egrave; stato veloce, pi&ugrave; di quanto credessi, ed ha ingannato i miei sensori. Devi andartene, sta uccidendo le guardie e tra poco sar&agrave; l&igrave;.&rdquo;.<br />
Le porta d&#8217;accesso si spalanc&ograve; di colpo ed una giovane guardia entr&ograve; trascinando una picca e lasciandosi dietro una scia di sangue, si avvicin&ograve; barcollando e disse, con voce malferma:&rdquo;Non siamo riusciti a fermarlo, &egrave; apparso all&#8217;improvviso, mio signore dovete fuggire, impossibile per noi..&rdquo;.<br />
Non pot&eacute; terminare la frase e cadde mentre un fiotto di sangue gli usciva dalle fauci.<br />
Pickett gli si avvicin&ograve; e raccolse l&#8217; arma dicendo: &ldquo;E&#8217; troppo tardi ora, ma forse riesco a trattenerlo, uno dei bracci della statua alla tua destra &egrave; una leva che apre una botola. Saltaci dentro, finirai nei canali di scolo inferiori e&#8230;&rdquo;.<br />
&ldquo;Ti ho detto che&#8230;&rdquo; incominci&ograve; a dire la diurna, furente, ma poi tacque di colpo; una figura alta e massiccia stava entrando nel cortile, doveva aver indossato dei vestiti che per&ograve; ora pendevano dal suo corpo in brandelli bruciacchiati.<br />
Sarah lo guard&ograve;, incuriosita, sembrava umano, la muscolatura possente si delineava sotto la sua pelle scura ed aveva un&#8217;espressione indecifrabile sul viso, pareva che i suoi lineamenti non fossero ben definiti, come una statua appena sbozzata.<br />
Il golem parl&ograve; con una voce raschiante e priva d&#8217;espressione: &ldquo;Tu! Sei colei che devo uccidere. Vieni da me.&rdquo;.<br />
La ragazza rise, con un movimento aggraziato estrasse la katana e si lanci&ograve; avanti dicendo: &ldquo;Arrivo subito non ti far&ograve; di certo aspettare, mio impaziente amico.&rdquo;.<br />
Lo attacc&ograve; con ferocia, si port&ograve; alla sua sinistra, si abbass&ograve; con un movimento fluido evitando la mano che cercava di ghermirla, si rialz&ograve; e sferr&ograve; un violento fendente che lo colse&nbsp; alla base del collo. La lama attravers&ograve; il corpo fin quasi al centro del torace, l&#8217; espressione del golem non mut&ograve;, la sua mano sinistra scatt&ograve; e strinse il polso destro della ragazza attirandola a se. Lei lasci&ograve; la spada e con le dita tese della mano libera colp&igrave; il mostro sotto la mandibola, le sembr&ograve; di aver frantumato della roccia, ed effettivamente met&agrave; del viso dell&#8217; elementale si sgretol&ograve;. Sarah digrign&ograve; i denti e diede una violenta testata su ci&ograve; che rimaneva del volto del suo avversario, il casco and&ograve; in pezzi ma la presa sul suo polso non si allent&ograve; e la mano destra del golem le si strinse attorno al collo iniziando a soffocarla.<br />
La ragazza punt&ograve; i piedi contro il corpo del mostro e fece forza, inutilmente, la sua vista cominci&ograve; a sdoppiarsi, non riusciva a respirare.<br />
Il suo sguardo fu attratto dallo strano simbolo sulla fronte del golem, ??? , e pens&ograve; che era uno stupido modo di morire, uccisa da una roccia, poi di colpo fu libera.<br />
Cadde a terra respirando affannosamente, si rialz&ograve; e vide che dalla&nbsp; nuca dell&#8217;essere spuntava l&#8217;asta di una picca, saldamente tenuta dal capo dei ghoul che le grid&ograve;: &ldquo;Vattene! Non riuscir&ograve; a trattenerlo per molto. Va via!.&rdquo;.<br />
Sarah si sent&igrave; invadere dalla furia, digrign&ograve; i denti mentre i suoi occhi assumevano il colore del ferro incandescente ed un ringhio feroce le risuonava in gola, poi accadde tutto in fretta, quasi come se il tempo scorresse pi&ugrave; rapido.<br />
La testa del golem parve liquefarsi come la cera di una candela, la picca si liber&ograve; di colpo e Pickett si sbilanci&ograve; all&#8217; indietro.<br />
Il mostro si gir&ograve;, veloce, afferr&ograve; l&#8217;asta e la spezz&ograve;, conficcando&nbsp; la punta d&#8217;acciaio nel corpo del ghoul che cerc&ograve; di allontanarsi ma cadde pesantemente a terra.<br />
La diurna scatt&ograve; in avanti e urt&ograve; con la spalla la schiena dell&#8217;elementale facendogli perdere l&#8217;equilibrio. Quando allarg&ograve; le braccia per bilanciarsi lei gli afferr&ograve; quello destro con entrambe le mani e con una violenta torsione lo strapp&ograve; dal corpo, poi lo colp&igrave; con quella clava improvvisata e lo fece cadere.<br />
La furia aumentava la sua forza sovrumana e la ragazza cominci&ograve; a fare letteralmente&nbsp; a pezzi il suo nemico, smise solo dopo averlo completamente smembrato.<br />
Raccolse la katana, la rinfoder&ograve; con un unico movimento e disse: &ldquo;Non era poi cos&igrave; tremendo, vero amico mio?&rdquo;, non ricevette risposta, si gir&ograve; e vide il ghoul accasciato al suolo. Corse da lui, si chin&ograve;,&nbsp; e quando vide la ferita fu sconvolta dalla disperazione.<br />
Si inginocchi&ograve; accanto al suo vecchio amico, gli sollev&ograve; la grossa testa appoggiandosela in grembo e gli sussurr&ograve; accarezzandogli la fronte: &ldquo;Non doveva finire cos&igrave;, non doveva. Tu mi hai sempre protetta ed io invece guarda cosa ho fatto, ho portato la morte da te. Mi dispiace tanto Pickett, io non sono capace di far altro che uccidere quelli che mi vogliono bene, mi dispiace.&rdquo;.<br />
E, cos&igrave; come era&nbsp; successo al loro primo incontro, pianse; lo fece in silenzio perch&egrave; sapeva che ormai non rimaneva pi&ugrave; nessuno che potesse consolarla.<br />
&ldquo;Vieni da me! &ldquo; la voce imperiosa&nbsp; la fece alzare di scatto, il golem si stava riformando, sembrava quasi che sorgesse dalla terra in con un processo inverso alla liquefazione, mancavano solo le gambe.<br />
Sarah lo fiss&ograve; incredula poi si riscosse, estrasse dalla tuta un piccolo disco di metallo e lo lanci&ograve; sul petto della creatura, dall&#8217;oggetto uscirono dei sottili filamenti che penetrarono nel corpo dell&#8217;elementale ancorandolo.<br />
La ragazza guard&ograve; negli occhi senza vita del&nbsp; mostro che tentava di sradicare il disco&nbsp; e disse con odio: &ldquo;Vaffanculo bastardo!&rdquo;, si gir&ograve; e corse verso la statua, apr&igrave; la botola e si tuff&ograve; proprio mentre la piccola bomba a fusione esplodeva.<br />
Cadde mentre le pareti si sgretolavano sotto l&#8217;onda d&#8217;urto&nbsp; ed il calore diventava insopportabile; improvvisamente colp&igrave; la superficie dell&#8217;acqua e sprofond&ograve; nel suo gelido abbraccio.<br />
Riemerse e si lasci&ograve; trasportare dalla corrente mentre l&#8217;eco dell&#8217; esplosione riverberava lungo il tunnel, aveva perso il casco ma poteva attivare la trasmittente d&#8217;emergenza che si era fatta impiantare dietro l&#8217;orecchio sinistro, lo fece pronunciando alcuni numeri.<br />
&ldquo;Sarah, ho rilevato un&#8217; esplosione termonucleare&rdquo; le disse la voce preoccupata di MoM &ldquo; va tutto bene?&rdquo;. &ldquo;No&rdquo; rispose &ldquo;non va bene. Non c&#8217;&egrave; niente che va bene, non avrei dovuto accettare questo incarico. Pensavo che con tutti quei soldi avrei potuto lasciare questa citt&agrave;. Mi sarebbe piaciuto vedere un prato, come quelli dei miei sogni.&rdquo;.<br />
&ldquo;Le armoniche della tua voce rivelano un grande stress,&rdquo; le disse il computer &ldquo; puoi ancora rinunciare, i soldi sono stati versati, te ne puoi andare comunque.&rdquo;<br />
&ldquo;Hanno ucciso Pickett, ora non posso pi&ugrave; tirarmi indietro, ammazzer&ograve; Stakes, e lo guarder&ograve; negli occhi per tutto il tempo che sar&agrave; necessario, e ce ne vorr&agrave; molto, te lo garantisco MoM.&rdquo;.<br />
Detto questo alz&ograve; le braccia afferrando la parte terminale di una scaletta di ferro che ondeggi&ograve; scricchiolando mentre la ragazza si fermava di colpo con l&#8217;acqua che le schiumava attorno.<br />
Cominci&ograve; ad arrampicarsi velocemente chiedendo a MoM la sua posizione, sembrava che la scala salisse all&#8217; infinito ma poi termin&ograve; sovrastata da un tombino metallico proprio mentre arrivava la risposta del computer. &ldquo;Sei in superficie, esattamente nella parte sud ovest del territorio dei mutaforma. Fai molta attenzione, hanno un nuovo capobranco, si dice che sia feroce e voglia conquistare nuovi territori di caccia.&rdquo;.<br />
&ldquo;In questa dannata citt&agrave;&rdquo; rispose aspra &ldquo; sembra che tutti vogliano il comando. Comunque so badare a me stessa, ora esco, ci risentiremo quando avr&ograve; raggiunto l&#8217; Oberon Building, voglio capire che cosa &egrave; successo a Nubi.&rdquo;.<br />
Spinse con forza il tombino che si sollev&ograve;, guard&ograve; fuori e vide che si trovava in un vicolo scarsamente illuminato. Attese per alcuni minuti rimanendo in ascolto e poi usc&igrave; rimettendo a posto il pesante disco di metallo. Appena si rialz&ograve; una morbida voce maschile le arriv&ograve; da dietro le spalle:&nbsp; &ldquo;Ciao Sarah, &egrave; da parecchio tempo che non ci vediamo, cosa ti porta nel mio territorio?&rdquo;.<br />
Si volse lentamente, davanti a lei c&#8217;era un giovane uomo, snello e di statura media, i capelli neri e gli occhi di un intenso verde che pareva risplendere di luce propria; lo guard&ograve; sorridendo e con voce gentile gli disse: &ldquo;Allora sei tu il nuovo capo, ne hai fatta di strada da quand&#8217;eri un cucciolo spaventato. Ora non ho tempo di fare conversazione, fatti da parte Alejandro altrimenti ti farai del male.&rdquo;.<br />
Lui le sorrise e la bocca si allarg&ograve; mentre la faccia sembrava gonfiarsi, poi cadde in avanti sulle mani ed il suo corpo si allung&ograve; e ingrand&igrave; mentre i vestiti si stracciavano.<br />
Ora una gigantesca pantera nera fronteggiava la diurna, brontolando minacciosamente.<br />
&nbsp;</p>
<p></font></div>
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		<title>Grazie al mio</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Mar 2008 14:21:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valberici</dc:creator>
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		<description><![CDATA[eeePC ho scritto la mia seconda parte del blogracconto che vede due storie per ora parallele, la mia e quella di Imp . Ho fatto qualche lovecraftiana citazione e devo dire che mi diverte mischiare caratteri &#34;marvelliani&#34; a personaggi del sommo autore di Providence. Doveva fare in fretta, sicuramente Stakes era gi&#224; venuto a conoscenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="2"><em>eeePC ho scritto la mia seconda parte del blogracconto che vede due storie per ora parallele, la mia e quella di <a target="_blank" href="http://casteloricalco.splinder.com/tag/blogracconto">Imp</a> . Ho fatto qualche lovecraftiana citazione e devo dire che mi diverte mischiare caratteri &quot;marvelliani&quot; a personaggi del sommo autore di Providence. <img alt="" src="/editor/fck/editor/images/smiley/rhymbox-1.0/wink.gif" /></em></font></p>
<p align="justify" style="margin-bottom: 0cm;"><font size="3">Doveva fare in fretta, sicuramente Stakes era gi&agrave; venuto a conoscenza del suo coinvolgimento ed avrebbe cercato di fermarla. Non si faceva illusioni, il nuovo padrone della citt&agrave; era un vampiro potente e difficilmente sarebbe riuscita a sopraffarlo in uno scontro diretto, per&ograve; aveva in mente un paio di idee per sfruttare le sue debolezze, comuni a tutti i vampiri.<br />
Not&ograve; che il percorso scelto da MoM le avrebbe fatto attraversare il territorio dei ghoul, pens&ograve; di fare una deviazione, ma dopotutto lei era in buoni rapporti con quegli esseri antropofagi.<br />
Meglio comunque non presentarsi con un arma in mano, cos&igrave; agganci&ograve; la doppietta sulla schiena accanto alla katana e rallent&ograve; l&#8217;andatura in modo che le sentinelle potessero identificarla senza problemi.<br />
L&#8217;oscurit&agrave; del tunnel che stava percorrendo cominci&ograve; a tingersi del bagliore rossastro del fuoco delle torce, la diurna sapeva che i &ldquo;divoratori di morte&rdquo;, pur avendo una vista molto sensibile, non potevano eguagliare i vampiri e necessitavano di un&#8217;illuminazione.</font></p>
<div align="right">         </div>
<p align="justify" style="margin-bottom: 0cm;"><em><font size="3">Ripens&ograve; a quando ne aveva visto uno per la prima volta, le era sembrato una specie di gigantesco canguro: i quarti posteriori enormemente sviluppati, la testa vagamente umana, una  doppia fila di zanne sormontata da due grandi occhi luminosi ed un paio di orecchie appuntite. Le zampe anteriori terminavano con due mani dalle dita lunghe, provviste di robusti artigli, che gli servivano per smembrare i cadaveri di cui si cibava.<br />
Ma questi erano particolari che aveva notato successivamente, prima aveva dovuto occuparsi dei vampiri che inseguivano il mostro. Erano in due, armati con lunghe picche, e lei aveva capito che per loro era un passatempo cacciare quelle creature, ma forse quella volta avevano fatto male i conti perch&egrave; erano entrambi rabbiosi. La preda gli aveva inferto numerose ferite e solo la loro natura di non morti gli aveva permesso di continuare l&#8217;  inseguimento e raggiungere il ghoul, ora con le spalle al muro di quel tunnel cieco.<br />
Per&ograve; lei aveva gi&agrave; la sua katana ed era scattata in avanti, uscendo dalla nicchia in cui si nascondeva, decapitando uno dei due inseguitori; l&#8217;altro si gir&ograve; con furia ma la sua testa scomparve in un paio di fauci che si chiusero di scatto producendo un orribile scricchiolio.<br />
Lei ed il mostro si erano fronteggiati in silenzio fino a quando lui le disse con voce profonda:&rdquo;Chi sei bambina? E cosa fai quaggi&ugrave; tra noi esseri che aborriamo la luce?.&rdquo;.</font><br />
&ldquo;<font size="3">Sono un mostro anch&#8217;io&rdquo; aveva risposto con fierezza &ldquo;forse il peggiore di tutti. Per questo i vampiri vogliono uccidermi, ma io e la mia katana non abbiamo paura sai, li decapiter&ograve; tutti, tutti quanti. Hanno ucciso la mia mamma ed adesso io gliela far&ograve; pagare.&rdquo;.<br />
Poi la stanchezza e la fame presero il sopravvento e con grande vergogna cominci&ograve; a piangere, abbassando la spada, il piccolo corpo scosso dai singhiozzi.<br />
Ricordava ancora le parole del ghoul: &rdquo;Sei fortunata che un tempo io sia stato un umano ed abitassi a Boston. Qui a New York non si conoscono le buone maniere e saresti gi&agrave; stata divorata, comunque visto che abbiamo dei nemici in comune potresti venire a stare un po&#8217; di tempo nella mia trib&ugrave;. Io mi chiamo Pickett.&rdquo;.</font><br />
&ldquo;<font size="3">Io sono Sarah&rdquo; gli aveva risposto asciugandosi le lacrime sul viso sporco, lasciandosi sollevare da quelle grinfie spaventose e sorridendo, felice di aver trovato un amico.</font></em></p>
<div align="right"> </div>
<p align="right" style="margin-bottom: 0cm;">
</p>
<div align="right">                            </div>
<div align="justify"><font size="3">Ritorn&ograve; al presente quando le due sentinelle le intimarono di fermarsi, digrignando i denti e   minacciandola con i tridenti che impugnavano.</font><br />
<font size="3">Lei sollev&ograve; la visiera del casco e disse: &ldquo;Da quando non lasciate passare gli amici? Dovreste avermi riconosciuta, ho fretta, fatevi da parte ho ancora molta strada da fare ed il tempo &egrave; poco.&rdquo;.</font><br />
&ldquo;<font size="3">Si ti riconosciamo, amica dei ghoul.&rdquo; rispose il pi&ugrave; anziano &ldquo;Ma abbiamo avuto ordine, da colui che &egrave; capo di noi tutti, di non lasciar passare nessuno e, se fossi arrivata, di fermarti e di accompagnarti da lui. Grandi eventi succedono in superficie, i maledetti vampiri lottano tra di loro e noi dobbiamo essere prudenti.&rdquo;.</font>
</div>
<div align="justify"><font size="3">Per un istante la cacciatrice pens&ograve; di ucciderli e proseguire, i due parvero intuire i suoi pensieri, strinsero le armi ed indietreggiarono di un passo.</font><br />
<font size="3">Lei sorrise e disse:&rdquo;Va bene, ma non serve che mi accompagnate, conosco la strada ed avete la mia parola che andr&ograve; da lui.&rdquo;.</font><br />
&ldquo;<font size="3">Si sterminatrice,&rdquo; fu la risposta &ldquo; ci aveva detto che avresti voluto andare da sola. La tua parola ci basta.&rdquo; e detto questo si fecero da parte lasciandola passare.</font><br />
<font size="3">Sarah avanz&ograve; a passo deciso e si inoltr&ograve; nei tunnel illuminati dalle torce, contrariata per il tempo che doveva perdere, sperava comunque di avere qualche informazione sulla lotta di potere che avveniva in superficie.</font><br />
<font size="3">Quasi tutti i ghoul che incontrava si ritraevano spaventati ma alcuni, pi&ugrave; anziani, la salutavano con rispetto e lei rispondeva nella loro lingua gutturale.</font><br />
<font size="3">Improvvisamente la voce di MoM risuon&ograve; dicendo: &ldquo;Sarah, c&#8217;&egrave; un problema, una squadra di vampiri pesantemente armati si sta dirigendo verso il tuo attuale rifugio. Credo siano uomini di Stakes, alcuni portano dei perforatori ad energia molecolare.&rdquo;.</font><br />
<font size="3">La diurna rispose con calma continuando a camminare: &ldquo;Ha fatto dannatamente in fretta a scoprirmi, troppo, quel bastardo saccente di Nubi doveva avere qualche serpe in seno.&rdquo;.</font><br />
&ldquo;<font size="3">C&#8217;&egrave; dell&#8217;altro&quot;  riprese il suo computer &ldquo;i miei sensori percepiscono un&#8217;altra presenza che non riesco ad identificare. Qualcosa di estremamente antico e potente, devi fare molta attenzione.&rdquo;.</font>
</div>
<div align="justify">&ldquo;<font size="3">Ok, ascoltami attentamente MoM&rdquo; disse lei con voce fredda e controllata &ldquo;Per prima cosa backup completo di tutti i tuoi dati su MoM2, poi disattiva difese e lascia che sfondino il portello esterno. Appena attaccano la lastra manda un segnale di attivazione a MoM2, fallo immediatamente perch&egrave; il vibranio comincer&agrave; ad accumulare l&#8217;energia dei perforatori e poi esploder&agrave;. Dovrebbe essere sufficiente ad eliminare anche quell&#8217;essere che dici.&rdquo;.</font><br />
&ldquo;<font size="3">Procedo alla trasmissione dati&rdquo; rispose la morbida voce, rimase per un lungo momento in silenzio e poi riprese &ldquo;Quando ci sar&agrave; l&#8217;esplosione io morir&ograve; Sarah?&rdquo;.</font><br />
<font size="3">La diurna rimase stupita dalla domanda ma replic&ograve; tranquillamente:&rdquo;Non pu&ograve; morire ci&ograve; che non &egrave; vivo, comunque sar&agrave; solo una interruzione momentanea, il tempo che si attivi il tuo gemello che avr&agrave; tutti i tuoi ricordi.&rdquo;.</font><br />
&ldquo;<font size="3">Va bene&rdquo; accondiscese il computer &ldquo;allora mi serve il codice di sblocco per l&#8217;attivazione&rdquo;.</font><br />
<font size="3">Lei glielo diede e poi chiuse la comunicazione, era arrivata alla citt&agrave; dei ghoul, davanti a lei il tunnel terminava in un&#8217;immensa caverna che un tempo era stata una grande stazione centrale della metro.</font><br />
<font size="3">Una guardia le venne incontro e le disse: &rdquo;Ti sta aspettando, seguimi.&rdquo;.</font><br />
<font size="3">Sarah lo segu&igrave; mentre si incamminava con la caratteristica andatura saltellante e le faceva attraversare quella che sembrava la via principale. Attorno ad essa strane case di pietra, con i tetti sostenuti da doriche colonne, le davano l&#8217;impressione di trovarsi in un maestoso cimitero monumentale. Via via che procedevano le costruzioni aumentavano in altezza e le decorazioni si facevano pi&ugrave; elaborate.</font><br />
<font size="3">Sapeva che la loro costruzione non era opera dei ghoul ma risaliva al tempo in cui i vampiri abitavano esclusivamente il sottosuolo. Infine arrivarono ad una piccola piazza rettangolare al fondo della quale si ergeva un palazzo che probabilmente era appartenuto alla famiglia di vampiri dominanti. La guardia aspett&ograve; fuori mentre lei spingeva i battenti di un&#8217;immensa porta che le diede accesso ad un ampio cortile, al centro del quale un gigantesco ghoul la stava aspettando, accovacciato sulle zampe posteriori<font size="3">. </font></font><font size="3">Lei gli and&ograve; incontro e lo salut&ograve; allegramente: &ldquo;Ciao Pickett, mi stai facendo perdere tempo sai ? Spero che tu abbia un buon motivo.&rdquo;.</font><font size="3"><font size="3"><br />
L&#8217;essere sc</font>osse la testa poi la sua voce rimbomb&ograve; : &ldquo;Quanti stimolanti hai preso Sarah? Ma guardati,  sei strafatta e pi&ugrave; magra del solito. Non hai nemmeno vent&#8217;anni ed uccidi i vampiri che odi ingaggiata dalla loro stessa progenie. Vivi da sola con quel computer a cui hai dato la voce della tua mamma e ti imbottisci di siero, quanto credi di poter durare?.&rdquo;.<br />
</font></div>
<div align="justify"><font size="3">Lei fu colta alla sprovvista, si infuri&ograve; e replic&ograve; con rabbia:&rdquo;Ma chi credi di essere per farmi la predica? Eppure dovresti sapere che cosa sono, credi che potrei trovarmi o addirittura comprarmi una famiglia? Io sono quella che sono cos&igrave; come lo sei tu. Hai deciso di diventare un divoratore di morti ed io ho deciso che sarei stata un&#8217;assassina, cosa credi&#8230;&rdquo;.<br />
Fu interrotta dal lontano rombo di un&#8217;esplosione e dal leggero tremito del terreno.<br />
</font><font size="3">Pickett la guard&ograve; con un&#8217;espressione che, per un ghoul, era molto vicina alla compassione: &ldquo;Ce l&#8217;avevi una famiglia Sarah, potevi restare con noi. Esistono cose peggiori che cibarsi di cadaveri e vivere nell&#8217;ombra. Comunque cercher&ograve; di aiutarti, anche se quello che ti ha mandato Stakes non potr&agrave; essere facilmente fermato.&rdquo;<font size="3">.</font></font><font size="3">&ldquo;Bah,&rdquo; rispose lei sprezzante &ldquo;qualunque cosa sia non credo sia sopravvissuta all&#8217;esplosione di 10 kg. di vibranio.&rdquo;.</font><font size="3"><font size="3"> <br />
In quel momento il suo auricolare si attiv&ograve; e la voce di MoM la ragg</font>iunse: &rdquo;Ciao Sarah, avevi ragione, &egrave; come se la mia vita non si fosse fermata. L&#8217;esplosione ha ucciso tutti i vampiri, per&ograve; c&#8217;&egrave; un sopravvissuto anche se non so se possa definirsi vivo o non-morto, credo che stia venendo da te.&rdquo;.</font></div>
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		<title>Continuo il racconto</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Mar 2008 17:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valberici</dc:creator>
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		<description><![CDATA[iniziato da Imp Camminava in mezzo ad un prato e l&#8217;erba  era così alta che poteva sfiorarla con la  punta delle dita. Il vento le scompigliava i lunghi capelli e le  gonfiava la gonna del suo vestitino di stoffa celeste. Guardò in alto e rimase stupefatta dall&#8217;azzurro intenso in cui morbide nuvole si rincorrevano, alcune [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;">iniziato da <a href="http://www.casteloricalco.eu/archives/222">Imp</a></span></p>
<div><span style="font-size: small;">Camminava in mezzo ad un prato e l&#8217;erba  era così alta che poteva sfiorarla con la  punta delle dita. Il vento le scompigliava i lunghi capelli e le  gonfiava la gonna del suo vestitino di stoffa celeste.<br />
Guardò in alto e rimase stupefatta dall&#8217;azzurro intenso in cui morbide nuvole si rincorrevano, alcune le ricordavano fantastici animali: unicorni alati e maestosi draghi.<br />
Poi sentì che la chiamava: “Sarah, bambina mia, ti ho cercata tanto e finalmente sei qui.”.<br />
Guardò in direzione della voce e la vide, vicino ad un grande albero, ed era proprio come se la ricordava: il volto colmo d&#8217;amore ed i begl&#8217;occhi marroni che la guardavano con affetto.<br />
Le corse incontro e  sentì che lacrime di gioia le scorrevano sulle guance, quando le fu quasi accanto la vide spalancare le braccia, ed allora tante, troppe parole, le salirono alle labbra: “Sono io mamma, perdonami se me ne sono andata, perdonami, credevo fossi morta. Ho fatto cose orribili mammina, perdonami.”.<br />
La donna le sorrise dicendo: “E&#8217; tutto perdonato figlia mia, vieni tra le mie braccia e staremo insieme per sempre, ma prima lascia che io ti morda.”. Dopo aver pronunciato le ultime parole aprì la bocca, apparvero lunghe zanne gocciolanti sangue,  il viso si disorse in una maschera di bramosia e le pupille si arrossarono.<br />
Si svegliò urlando per il terrore, per un istante non capì dove si trovava, poi il bianco della stanza e i grandi specchi attorno al letto la fecero ricordare.<br />
Vide la sua immagine riflessa: una ragazza dai corti capelli neri, gli occhi scuri spalancati per la paura, vestita con un pigiama bianco decorato da piccole mucche allegre.<br />
Il ricordo del sogno tardava ad abbandonare la mente, vide accanto a se il piccolo lupo di peluche, il suo pupazzo preferito, e se lo strinse al petto chinando il capo e raccogliendo le gambe, in una posizione quasi fetale.<br />
Si sentiva disperatamente sola e per alcuni minuti rimase in silenzio, traendo conforto da quel piccolo animale di stoffa, poi con un sospiro lo posò, si alzò dal letto e disse: “MoM per favore apri la camera da letto e prepara un doppia dose di siero.”.<br />
Una voce di donna, calda e profonda, fluttuò nella stanza mentre uno degli specchi scorreva silenziosamente, rivelando una porta: ”Si Sarah, noto dalle armoniche della tua voce un certo stress, ancora brutti sogni?”.<br />
“Il solito” rispose togliendosi i pantaloni e la maglia del pigiama “mettimi un po&#8217; di musica, qualcosa di Mozart, scegli tu.”.<br />
Le note della Krönungsmesse riempirono l&#8217;aria mentre la ragazza  si specchiava. Osservò il brutto livido che aveva sul fianco sinistro, poi alzò la mano destra, seguì con la punta delle dita la cicatrice che le partiva dall&#8217; incavo del collo, passava in mezzo ai piccoli seni e terminava appena sopra l&#8217;ombelico.  L&#8217;ultimo lavoro era stato piuttosto duro ed aveva rischiato più di quanto avesse mai fatto. Si guardò ancora per un momento, con aria critica. Non poteva certo dirsi una bella donna, non arrivava al metro e sessanta ed era troppo magra, con i muscoli che risaltavano. Anche il viso le parve insignificante, solo gli occhi, se visti da vicino,  avrebbero rivelato il loro insolito colore rosso cupo.<br />
Sospirò ed  uscì dalla camera da letto dirigendosi verso il laboratorio, doveva prepararsi in fretta, il nuovo incarico non poteva aspettare, il suo committente era stato chiaro.<br />
“Vorrei conferma della dose doppia” le disse la voce del suo computer quantico “ e devo avvisarti che il dolore potrebbe essere troppo intenso, inoltre sei appena guarita da gravi ferite, non credo sia saggio intraprendere un altro lavoro.”.<br />
“Non preoccuparti MoM” rispose con voce tranquilla “ sai che quelli come me guariscono in fretta e sai che sono abituata al dolore, questa volta potrei star fuori per alcuni giorni, non voglio trovarmi in crisi d&#8217;astinenza. “.<br />
Entrò nel suo laboratorio e si diresse verso la poltrona d&#8217;acciaio, che si trovava al centro della grande stanza, occupata in gran parte da attrezzature chimiche ed elettroniche, sistemate ai lati su lunghi banconi metallici.<br />
Il siero era la sua salvezza e la sua maledizione, le toglieva la sete di sangue ma la rendeva dipendente e la costringeva a lavorare, inoltre  le sostanze che lo componevano erano molto costose.<br />
Ma lei non voleva uccidere gli umani, non era un maledetto vampiro, pensò con rabbia. Essi la temevano e lei ricambiava il loro odio con ferocia, lei era un “diurno”, nata da una donna infettata, un abominio dal sangue impuro.<br />
Si sedette rabbrividendo al contatto con l&#8217;acciaio e disse: “Contenzione.”, subito sottili fasce metalliche le bloccarono i polsi e le caviglie e una larga banda le passò attorno alla vita.<br />
“Sono pronta MoM, 80 cc. , ora” appena finito di pronunciare le parole un sottile braccio metallico risalì al suo fianco, sulla sommità una siringa ipodermica, che si avvicinò all&#8217;avambraccio. L&#8217;ago pentrò nella vena e lentamente il siero entrò in circolo.<br />
Le sembrò di essere trafitta da innumerevoli aghi, resistette cercando di separare la mente dal corpo, osservando la crescita del dolore con imparziale distacco.<br />
Ma di colpo fu invasa da una sofferenza così intensa che cancellò ogni  pensiero, tutto le parve annullarsi in un abbacinante color bianco. Il suo corpo si tese in uno spasmo, rovesciò la testa all&#8217;indietro urlando e cercando di strappar via l&#8217;acciaio che le impediva di muoversi.<br />
Durò per lunghi minuti poi, di colpo, il capo le ricadde in avanti e si rilassò, ansante.<br />
“MoM” sussurrò con un filo di voce “20 cc. di stimolanti ed annulla la contenzione”.<br />
La siringa tornò a fare il suo dovere, le fasce si ritrassero lasciando libera la ragazza, che si alzò con passo malfermo e si diresse verso la stanza da bagno mormorando:”Acqua a 43 gradi.”.<br />
Prima di entrare  nel box della doccia fu colta da un attacco di nausea, vomitò inginocchiandosi davanti al water, poi si rialzò e iniziò a lavarsi. L&#8217;acqua calda la rilassò e gli stimolanti cominciarono a fare effetto, si asciugò sentendosi già molto meglio, piena di energia.<br />
“Sarah” disse  la voce del computer “non dovresti rischiare, questa volta il siero ti ha quasi uccisa, se fossi umana saresti&#8230;”.<br />
“Ma non lo sono” lo interruppe lei, irritata “ e comunque non  voglio consigli, limitati ad esaudire le  mie richieste”.<br />
Si avvolse in un accappatoio e ritornò nel laboratorio, dirigendosi verso una porta blindata tra due banconi zeppi di strani strumenti. Passando accanto alla poltrona, notò che stavolta aveva stretto i braccioli così forte  da lasciare nell&#8217;acciaio l&#8217;impronta delle dita.<br />
Digitò un codice alfanumerico su una tastiera posta sulla parete, aspettò che si aprisse l&#8217;accesso all&#8217;armeria ed entrò.<br />
Si vestì con cura: prima una sottotuta di tessuto traspirante, poi si infilò una tuta nera intessuta con fibre aramidiche e calzò un paio di stivali neri con rinforzi in neocarbonio. Prese una specie  di maglia di ferro, costituita in realtà da minuscoli anelli di adamantio, e la indossò fermandola in vita con una cintura. Da una rastrelliera scelse una corta katana, la mise sulla schiena, in un fodero trattenuto da un paio di cinghie incrociate sul petto. Sulle cosce fissò un paio di  lunghi e sottili pugnali d&#8217;argento, prese una bandoliera e, dopo un attimo di indecisione, la riempì con cartucce calibro dodici, caricate con pallettoni ad alto contenuto d&#8217;argento, passandosela poi a tracolla.<br />
Riflettè su che fucile usare ed alla fine optò per una doppietta con le canne segate, un arma vecchia ma sempre molto efficace negli spazi ristretti.<br />
Afferrò un caschetto nero, con trasmettitore e visore HUD incorporato, e si diresse a grandi passi verso l&#8217;uscita della sua casa-bunker dicendo: “MoM apri prima  porta e disattiva difese”. Al fondo di un lungo corridoio si alzò una pesante lastra ricoperta di vibranio, dando accesso ad una piccola camera in cui entrò pronunciando il codice di chiusura, con voce ormai fredda e priva di ogni emozione.<br />
La lastra calò di scatto e la parete opposta scivolò di fianco, rivelando un portello circolare che si aprì  su un buio profondo da cui proveniva un disgustoso odore di putrefazione.<br />
La diurna uscì e si ritrovò in un vecchio tunnel della metropolitana, stava per impartire ulteriori ordini quando il computer l&#8217;anticipò dicendo: “Ricevo ora informazioni dalla superficie, sembra che ci sia stata un&#8217;esplosione nell&#8217; Oberon Building. Si ritiene che il basileus Nubi possa essere morto. Potrebbe dunque non essere necessario che tu onori l&#8217;incarico visto che&#8230;”.<br />
“No” risuonò la fredda voce della ragazza “i soldi sono stati versati ed io onorerò la commissione. Abilita trasmissione criptata e dammi la mappatura dell&#8217;intera rete metropolitana, traccia il percorso fino alla posizione di Matt Stakes, ricalcola in caso di spostamento.”.<br />
Abbassò la visiera  del casco che le mostrò una fitta ragnatela rossa, sostituita quasi subito da una freccia che indicava la direzione, non le serviva altro visto che al buio ci vedeva perfettamente.<br />
Cominciò a correre leggera e silenziosa, ed un sorriso malvagio le incurvò le labbra quando il suo udito percepì il rumore di un essere in fuga.<br />
Sapeva che laggiù nelle tenebre la notizia si stava diffondendo: l&#8217; Assassina stava cacciando la sua preda.</span></div>
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