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	<title>Sproloqui e Deliri &#187; Cenerentola</title>
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	<description>Lo zen ovvero l&#039;arte di essere sempre e comunque inconcludenti</description>
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		<title>Quinta parte</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 17:38:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valberici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cenerentola]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre la notte cala rapidamente su Arres, nei suoi appartamenti la regina finisce di scrivere, ripone lo stilo e tocca un angolo dell’oloschermo facendolo scomparire. Sono passati tre giorni dal suo incontro con Asherin, giorni segnati da nuove vittorie. Tutte le avversarie sono state sconfitte e domani il suo trionfo sarà consacrato nell’ arena, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mentre la notte cala rapidamente su Arres, nei suoi appartamenti la regina finisce di scrivere, ripone lo stilo e tocca un angolo dell’oloschermo facendolo scomparire.<br />
Sono passati tre giorni dal suo incontro con Asherin, giorni segnati da nuove vittorie. Tutte le avversarie sono state sconfitte e domani il suo trionfo sarà consacrato nell’ arena, la Grande Sacerdotessa  di Arsis le rivolgerà la domanda di rito e sarà dovere di Lyra far sì che il desiderio della vincitrice sia realizzato.<br />
La regina sospira lievemente poi chiama la sua guardia del corpo, le basta pronunciare il suo nome: “Leona”. Sorride vedendola entrare immediatamente nella stanza, con indosso una leggera armatura e la mano sull’elsa della daga.<br />
“Comandate mia regina”.<br />
“Da quanti anni ci conosciamo, Leona? Ti ricordo sempre accanto a me, la tua mano sull’elsa di un’arma, instancabile”.<br />
“E’ mio dovere proteggervi, mia  signora” è la secca risposta.<br />
Lyra annuisce, pensosa, poi fa cenno alla donna di avvicinarsi, le indica un’austero sgabello, simile a quello su cui lei stessa siede.<br />
“Mia signora, scusatemi ma preferisco rimanere in piedi, se fosse necessario proteggervi io…”.<br />
“Siediti Leona” la interrompe bruscamente “Ti prego, per questa notte rivolgiti a me come ad una figlia, come facevi quando ero bambina e mi tenevi sulle ginocchia raccontandomi le gesta delle antiche guerriere, come facevi  dopo la morte di mia madre”.<br />
“Non siete più una bambina, mia signora” risponde seccamente la donna, sedendosi.<br />
“Lo so bene, Leona. Ho combattuto e ucciso per undici lunghi anni, insieme abbiamo vinto molte battaglie”.<br />
Per un lungo momento le due donne rimangono in silenzio, lasciando che i ricordi riaffiorino dal passato.<br />
Poi Lyra riprende la parola: “Domani andrò alla consacrazione indossando la mia armatura da  battaglia, ti prego  di avvisare l’armaiolo di corte, voglio che sia resa conforme alle regole dei combattimenti nell’arena”.<br />
Leona fissa intensamente  la giovane, apre la bocca per parlare, sembra ripensarci, si rialza, si inginocchia e china il capo,  poi le parole escono di colpo: “Ho servito l’impero per trentasei anni. Ho combattuto in tutte le battaglie al vostro fianco. E’ mio diritto chiedere alla mia regina il Favore di tutta una vita”.<br />
Lyra si irrigidisce, sorpresa, si alza in piedi e dà la  risposta di rito: “Allora domanda e ciò  che è in mio potere sarà concesso”.<br />
Leona rialza il capo e i suoi gelidi occhi azzurri si fissano sulla sua regina: “Voglio che mi nominiate vostra campionessa, così che io possa combattere al vostro posto, domani.”<br />
Lyra sospira stancamente: “Alzati amica mia, credo che ora sia il caso di bere un po’ del distillato che mi mandano dal pianeta Yhr” così dicendo va ad un piccolo mobile, prende una  bottiglia e piccoli bicchieri,  appoggiandoli poi sul tavolino accanto alla stupefatta Leona.<br />
“Mia  signora! Voi dovete darmi una risposta, voi…….”.<br />
“Oh, smettila  Leona! L’hai detto tu stessa, non sono più una bambina, siediti e bevi un sorso”.<br />
La guardia del corpo si siede, rigidamente, e prende il bicchiere che la regina le porge, quasi strappadoglielo di mano.<br />
“Prima di rispondere alla  tua richiesta voglio farti un paio di domande, Leona. So che sei incapace di mentire quindi quella che mi dirai sarà la  verità”.<br />
La guardia assentisce col capo, poi vuota  il bicchiere, in un solo sorso.<br />
“Credi di essere in grado di sconfiggere quella ragazza?” la domanda è secca e ancor più lo è la risposta: “No”.<br />
Lyra si bagna le labbra col liquore, lo assapora: “Allora perchè  pensi che io possa mandarti a morire? Tanto valeva che a Kadesh ti lasciassi a discutere con quelle Ashanti”.<br />
Il volto di Leona diventa color della brace: “No Lyra, non è giusto che tu ricordi quella battaglia. Io ti avevo detto di andartene via. Non dovevi tornare indietro a riprendermi, siamo quasi morte tutte due”.<br />
La regina sorride: “Si, c’è mancato davvero poco, credevo che fosse la fine. Avevo paura, ero ferita e le forze mi mancavano. Ti ricordi cosa mi hai detto?”<br />
Ora  anche Leona sorride al ricordo: “Si ti chiesi se davvero eri così stupida da voler vivere in eterno. Ma ero orgogliosa di te, anche se non saresti dovuta tornare indietro, non è così che si deve comportare una regina”.<br />
“Si, Leona, una regina non sarebbe tornata indietro, ma una ragazza che ti voleva bene lo avrebbe fatto e lo farebbe ancora”.<br />
“Qual’è la seconda domanda, Lyra?” sussurra Leona.<br />
“Credi che io possa sconfiggerla?”.<br />
“Non lo so. Ti ho addestrata io stessa, ti ho vista combattere e conosco il tuo valore. Ma in quella dannata ragazza c’è una determinazione terribile. Non lo so, Lyra, mi dispiace. Per questo è meglio che io prenda il tuo posto. Ho cinquantun anni, sarei dovuta morire a Kadesh, ti restituirei la vita che mi hai donato. La ragazza potrebbe trionfare e sua madre sarebbe riabilitata. Voi due potreste poi… Maledizione, ti ho vista quando sei tornata dall’incontro, se vuoi la sincerità allora l’avrai. Tu ami quella ragazza e questo potrebbe costarti la vita se l’affronti. Anch’io ti voglio bene, ho sempre pensato a te come alla mia regina, ma anche come ad una figlia. Non buttare via la tua vita!”.<br />
“Sai cosa mi ha  detto Asherin?” domanda Lyra e, senza attendere la  risposta, continua: “Mi ha chiesto cos’è una donna senza il suo onore. Ora io lo chiedo a te Leona: cos’è una regina senza il suo onore? Credo che tu abbia la risposta. Ed ora, se vuoi, puoi nuovamente domandarmi il Favore di tutta una vita, io acconsentirò”.<br />
Leona rimane in silenzio a lungo, poi scaglia con rabbia il bicchiere a terra: “Che siano maledette tutte le dee e con esse l’onore” poi si alza in piedi, tremante di collera “Allora vai e combatti, Lyra, se morirai io ti vendicherò”.<br />
Lyra si alza a sua volta, si avvicina alla sua guardia del corpo e l’abbraccia, sentendola prima irrigidirsi e poi ricambiare. Le due donne rimangono così per alcuni istanti, poi si sciolgono e Leona china  il capo mormorando: “Perdonatemi, mia  regina. Non ho favori da chiedere, vado a far preparare la vostra armatura”.<br />
Mentre sta per andarsene la  voce di Lyra la trattiene: “Saresti stata una grande Comandante delle Guardie, Leona”.<br />
“No, mia  signora, il mio compito è quello di stare al vostro fianco, sono solo una guerriera”.<br />
Lyra scuote il capo, sul volto un sorriso triste: “Ancora due cose, Leona. Sappiamo entrambe che Asherin è un arma puntata contro di me, io voglio sapere chi ha forgiato quest’arma, chi l&#8217;ha aiutata ad addestrarsi.. Vai dalla comandante delle Sussurranti e dille di indagare in tal senso, poi quando ha scoperto i nomi voglio che li metta in relazione al tradimento di Lysistra. Voglio sapere se sono coinvolte in quel tradimento, sapere se ne hanno tratto giovamento.<br />
La seconda cosa: voglio la promessa  che se Asherin vincerà tu le starai accanto e l’aiuterai così come hai fatto con me. Ti ho anche mandato un messaggio, vorrei che tu glielo consegnassi quando sarà tutto finito.”.<br />
Leona guarda la sua regina, appoggia la mano la destra sul cuore: “Lo prometto, mia signora, sarà fatto come desideri”, poi si volta ed esce dalla stanza.</p>
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		<title>Quarta parte</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 17:49:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valberici</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando Asherin rientra nella camerata è accolta dal silenzio. Le donne sono allineate in fondo alla stanza, immobili, lo sguardo fisso su di lei. La ragazza lancia loro una breve occhiata poi si dirige verso la sua branda, con noncuranza. Una voce piena di rabbia esclama: “Perchè l’hai uccisa?”. Asherin volge lo sguardo e vede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando Asherin rientra nella camerata è accolta dal silenzio. Le donne sono allineate in fondo alla stanza, immobili, lo sguardo fisso su di lei.<br />
La ragazza lancia  loro una breve occhiata poi si dirige verso la sua branda, con noncuranza.<br />
Una voce piena di rabbia esclama: “Perchè l’hai uccisa?”. Asherin volge lo sguardo e vede Rogue che si dirige verso di lei, il viso terreo e  stravolto. Quando è solo ad un passo dalla ragazza si ferma, la sua voce trema  per l’ira repressa e la concitazione: “Maledetta. Ma cosa sei? Un mostro? Deanna era una brava donna, non ti avrebbe mai fatto del male. Tu invece l’hai uccisa. Uccisa come un animale”.<br />
Asherin la fronteggia con calma, il viso impassibile.<br />
La sua accusatrice alza ancora  la  voce che diventa quasi stridula: “Ti abbiamo vista sull’ oloschermo, non le hai dato nemmeno una possibilità. Ma cosa credi? Credi che questa sia una guerra!”<br />
La ragazza la interrompe, la sua voce è tranquilla, pacata: “Lo scopo  di un duello è la morte. Si combatte per sconfiggere il nemico, per annientarlo. Deanna era coraggiosa e io ho onorato il suo coraggio. L’ho liberata dall’infamia della sconfitta”.<br />
L’incredulità modella i tratti del viso di Rogue, poi l’ira prende di nuovo il sopravvento e ringhia: “La pagherai per quello che hai fatto, maledetta pazza”.<br />
Asherin sorride, non è la prima volta che deve difendersi e mostrare il suo valore. Le torna in mente il suo quattordicesimo compleanno, la  sua madrina l&#8217;aveva fatta rinchiudere con quattro prigioniere, feroci guerriere Ashanti.<br />
Era trascorsa la notte,  all’alba la guardia aveva aperto la  porta della cella e lei era gravemente ferita, ma ancora viva a differenza delle altre.<br />
“Capisco” e la sua voce è quasi allegra “Ti affronterò da sola o assieme alle altre, come preferisci”.<br />
Fa un passo indietro e si leva la casacca rimanendo in calzoni e canottiera. Rogue fissa le cicatrici sulle sue braccia e alla base del collo, interdetta. Qualcuna grida incoraggiamenti: “Ammazzala Rogue! Ammazza questa troia schifosa!”. Le lanciano una barra di metallo, forse una gamba di un branda,  lei la raccoglie, mormora: “Deanna era mia amica” e si lancia addosso ad  Asherin.<br />
La ragazza si muove con la grazia di una danzatrice, si sposta di lato, afferra il polso del braccio armato e lo strattona verso il ginocchio che si sta  alzando. Il radio e l’ulna si fratturano con un rumore secco, Rogue cade a terra trascinata dalla violenza del suo stesso attacco, si mette a sedere e guarda istupidita il pezzo d’osso che fuoriesce dalla carne insanguinata.<br />
Una donna grida: “Diamole addosso tutte assieme a quella bastarda!”. Asherin ride, l’adrenalina scorre nelle sue vene e la rende felice, si prepara a sostenere l’attacco.<br />
Improvvisamente la porta della camerata si spalanca ed entra la  Sovraintendente, la  sua  voce è l’essenza stessa dell’autorità: “Ferme! Volete che vi uccida? Andate alle vostre brande e calmatevi”.<br />
Le donne obbediscono e la laceodemone avanza fino a  porsi di fronte ad Asherin, la guarda per un lungo momento poi le dice, seccamente: “Le avresti uccise tutte vero?”.<br />
“Si signora, se mi attaccavano lo avrei fatto”.<br />
La voce della Sovraintendente si riduce quasi ad un sussurro: “Non lo meriti ragazza. Nemmeno un animale feroce merita di essere allevato così come devi esserlo stata tu”.<br />
Asherin è stupita, lei è stata addestrata perfettamente, ha avuto la fortuna di diventare una combattente. Non capisce perchè c’è compassione nella voce di quella donna.<br />
Sta per replicare, per domandare, ma la Sovraintendente arretra di un passo e la sua voce torna ad essere quella  dell’autorità: “E’ giunto l’ordine di trasferirti. Andrai in una stanza riservata, prendi la tua roba e seguimi”.<br />
Asherin raccoglie la casacca, mentre esce sente la voce di Rogue urlare: “Ti ritroverò maledetta. Ti ammazzerò come una cagna!”.</p>
<p style="text-align: justify;">In poco tempo tutto Arres sa della guerriera con la maschera di Durga. La Fama corre instancabile e racconta storie di vendetta e sangue, di invincibilità e destino.<br />
Nei due duelli che seguono entrambe le avversarie si arrendono senza combattere, concedendo la vittoria ad una Asherin colma di disprezzo.<br />
Nel terzo scontro affronta una laceodemone, liquidandola in mezzo minuto, così fa anche nei successivi tre duelli.<br />
Il pubblico ormai è composto solo da laceodemoni che la guardano combattere, per poi alzarsi in piedi quando uccide l’avversaria, tributandole un silenzioso omaggio.<br />
I giorni passano e Asherin deve impegnarsi a fondo quando incontra la capitana delle Guardie Reali. L’ ufficiale è una guerriera molto abile e riesce a ferire di striscio Asherin, con un colpo di spada  all’avambraccio sinistro, per poi soccombere con la punta dell’azza piantata nell’occhio sinistro.<br />
Quando estrae l’arma Asherin  lancia  uno sguardo verso gli spettatori, in prima fila c&#8217;è una  giovane donna dai capelli rossi, rivelati dal cappuccio del mantello scivolato all’indietro.<br />
Quando si accorge di essere osservata allunga una mano verso la  stoffa per ricoprirsi, ma poi rinuncia e restituisce lo sguardo.<br />
Asherin percepisce la sfida di quegli occhi ma non ne è turbata. Non è la fierezza di quella giovane che le fa accelerare per un istante il battito del cuore, ma il suo aspetto.<br />
Lì, nel mezzo dell’arena, scuotendo le sue armi per liberarle dal sangue, Asherin pensa di aver visto una dea, perchè nessuna umana può essere così bella.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la vincitrice  lascia l’arena la donna dai verdi occhi rialza il cappuccio e si rivolge alla sua austera accompagnatrice: “Voglio conoscerla, avvisa la Sovraintendente”.<br />
La risposta è asciutta e formale: “Come desideri, mia signora”.<br />
La giovane sorride: “Ah, Leona, puoi anche dirlo che mi disapprovi senza limitarti a fare quella faccia”.<br />
“Quella guerriera è stata forgiata come un’arma. Non è saggio, Lyra, porsi davanti ad un’ arma senza sapere quali sono le intenzioni di chi la impugna”.<br />
Ora il volto di Lyra è serio: “Io voglio vedere in viso quella donna. Non ho paura del mio destino”.<br />
“Allora così sia, e che Arsis ti protegga”.</p>
<p style="text-align: justify;">Asherin osserva il lungo taglio che attraversa il bicipite. La ferita è poco profonda e lei sente solo un leggero bruciore, non se ne cura, è stata addestrata a sopportare dolori ben più grandi. Tra poco arriverà una delle guaritrici dell’arena e le medicherà il braccio, sa che guarirà in poco tempo.<br />
Nella stanza c’è uno grande specchio, Asherin si toglie  casacca e  canottiera, poi osserva la sua immagine riflessa, dando le spalle alla porta.<br />
La ragazza pensa che fino ad ora ha svolto bene il suo dovere, il suo corpo è integro, pronto per il giorno in cui si compirà la vendetta. Sa che quando avrà di fronte la regina sarà un dolce momento, la vista del suo sangue e della sua morte la ripagherà di tutte le sofferenze. Stranamente il suo pensiero si rivolge al volto che ha appena visto, le sembra che quegli occhi fossero verdi, ma non ne è sicura, le piacerebbe vederli da vicino, forse quando tutto sarà finito…no, non deve fantasticare, non ora che la vittoria è vicina, deve solo concentrarsi, combattere e uccidere, nient’altro.<br />
Qualcuno bussa alla porta, dev’essere la  guaritrice, Asherin la invita ad entrare.<br />
Una voce colma d’ira esclama: “Chi ti ha fatto questo? Chi ti ha frustata?”.<br />
Si gira di scatto, davanti a lei c’è la donna a cui stava pensando, i suoi occhi sono davvero verdi e la stanno fissando, colmi di quello che Asherin immagina essere disgusto.<br />
Di colpo la ragazza è consapevole delle cicatrici che attraversano il suo corpo e un amaro pensiero le attraversa la mente, sa di essere orribile.<br />
Balbetta una risposta: “Era necessario…io  facevo degli errori…dovevo essere punita”. Poi si ingarbuglia e tace, la giovane donna che ha davanti è ancora più bella di quanto credesse, indossa un’uniforme nera delle Guardie, casacca e pantaloni, senza ornamenti, solo lo stemma imperiale all’altezza del cuore: due spade incrociate sulla spirale della galassia.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando Lyra è entra nella stanza vede la schiena nuda della guerriera, solcata dalle cicatrici che lascia una frusta.<br />
Ne  rimane sconvolta, una combattente di tale bravura non può avere subito una tale umiliazione. Solo le schiave vengono frustate, seppur raramente, e le padrone che lo fanno sono disprezzate.<br />
Sente crescere l’ira , vuole sapere chi ha osato tanto.<br />
Poi la donna si volta e Lyra ammutolisce. Quello che vede è il viso di una ragazzina, poco più di una bambina, le guance arrossate dall’ imbarazzo, gli occhi neri, profondi, smarriti. L’ascolta balbettare di errori e punizioni, guarda le cicatrici che percorrono le braccia, un vecchio taglio sopra al seno destro, pensa a quanto dolore deve aver sopportato.<br />
“Nessuna donna deve essere punita in questo modo” la sua voce ora è sommessa e quando nota il sottile collare da schiava domanda: “Chi sei?”.<br />
La ragazza sembra aver riacquistato un po’ di coraggio, raccoglie la casacca grigia, simile a quella delle serve, la indossa e la sua voce ora è più controllata: “Mi chiamo Asherin”.<br />
“Perchè combatti con la maschera  della dea maledetta?” la incalza Lyra, e attende la risposta, temendola.</p>
<p style="text-align: justify;">Asherin ora è più tranquilla, pensa che quella giovane donna deve essere una nobile laceodemone, incuriosita e con abbastanza potere per  accedere alla sua stanza.<br />
“Io combatto per vendicarmi, per questo ho il favore della Dea e posso indossare le sue sembianze”.<br />
Vede gli occhi verdi farsi attenti ed indagatori e sente la prevedibile domanda, posta però da una voce ridotta ad un sussurro: “Da chi esigi il prezzo della vendetta?”.<br />
Asherin sente il bisogno di raccontare la verità, del resto ormai non c’è motivo di mantenere un segreto, al palazzo reale avranno ormai indagato a fondo.<br />
E’ con la voce piena di orgoglio che afferma la sua nascita e il suo destino: “Sono la figlia di Lysistra, colei che fu accusata di aver tradito in battaglia la precedente regina, causandone la morte. Io so che non era colpevole e sfiderò chi la condannò alla morte ingloriosa delle  traditrici. L’ucciderò nell’arena e proclamerò l’innocenza di mia madre”.<br />
Un lungo silenzio segue le sue parole, si accorge che la  donna dai rossi capelli non appare sorpresa, come aveva previsto ormai molte sanno di lei.<br />
“Mi chiamo Lyra” si presenta  la sua interlocutrice e le si avvicina, ora è solo ad  un passo da lei, se allungasse una mano potrebbe toccarla, stranamente Asherin non si sente in allarme.<br />
“Dici di volerti vendicare ma chi ha condannato tua madre aveva all’epoca solo undici anni, regina solo da pochi giorni. Cosa avrebbe dovuto fare  se non avallare la decisione del Consiglio Reale? Le prove erano schiaccianti e le testimonianze numerose”.<br />
Asherin si perde per un istante nel verde di quegli occhi che aspettano una risposta, ascolta il respiro che esce da quelle labbra rosse e perfette, poi si riscuote e a sua volta domanda: “Dimmi, laceodemone, che cosa sarei se rinunciassi a vendicare mia madre? Cos’è una donna senza il suo onore?”.<br />
La giovane donna non le risponde, Asherin sa che durante l’agoghè le istruttrici le hanno fatto molte volte quell&#8217;ultima domanda.<br />
Poi vede la laceodemone inclinare un po’ la testa verso destra, come per meglio studiarla, di colpo la riconosce e socchiude la bocca per l’assoluto stupore.<br />
Ha già visto quel piccolo movimento del capo, quella postura. L’ha visto nell’oloschermo quando le hanno mostrato le registrazioni della regina che combatteva, affinchè potesse analizzarle le mosse. Sa che quel gesto indica lo studio dell’avversario e precede il primo attacco.<br />
Vorrebbe tirarsi indietro ma  il suo corpo la tradisce proprio mente la regina fa un passo avanti, colmando la distanza che le separa.</p>
<p style="text-align: justify;">Lyra ha ascoltato con rispetto la domanda, guarda la  ragazza e capisce che la  sua decisione è irrevocabile. Poi la  vede sgranare gli occhi e aprire leggermente le labbra, sa che l’ha riconosciuta.<br />
Il suo corpo reagisce senza che la sua mente se ne renda pienamente conto, per un istante rivede quella  povera schiena straziata, poi si muove in avanti, velocemente.<br />
Il braccio destro circonda la ragazza attirandola verso di sè,  la mano sinistra accarezza la nuca mentre la  sua bocca  si avvicina a quella di Asherin.<br />
Le  labbra  si toccano e la lingua  di Lyra non incontra resistenza, il bacio e lungo, appassionato.<br />
Quando termina le due donne si staccano, negli occhi di Lyra il desiderio si trasforma in sgomento,  in quelli di Asherin il piacere è travolto dalla  colpa.</p>
<p style="text-align: justify;">Lyra si gira di scatto ed esce dalla  stanza, quasi travolgendo la guaritrice che sta arrivando. La regina  di Arres, signora di Laceodemios, Imperatrice del terzo Quadrante Galattico, per la  prima volta nella sua vita fugge spaventata.<br />
Asherin si lascia cadere sulla branda, china la testa e singhiozza, per la prima volta nella sua vita piange.<br />
Non sente la voce tranquilla e professionale della guaritrice: “Su, su, ragazza, è una ferita da nulla, col tempo guarirà perfettamente”.</p>
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		<title>Terza parte.</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 19:30:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valberici</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Asherin la guarda corrugando un po’ la fronte, la donna le sorride è c’è del calore nella sua voce: “Stai tranquilla bambina, ti proteggerò io. E’ la decima volta che partecipo ai giochi, non potresti avere una maestra migliore e…” “Ehi ragazze” si sente esclamare “Deanna si è di nuovo innamorata!”. Ancora risate, sguaiate, poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Asherin la guarda corrugando un po’ la fronte, la donna le sorride è  c’è del calore nella sua voce: “Stai tranquilla bambina, ti proteggerò io. E’ la decima volta che partecipo ai giochi, non potresti avere una maestra migliore e…”<br />
“Ehi ragazze” si sente esclamare “Deanna si è di nuovo innamorata!”.<br />
Ancora risate, sguaiate, poi la  donna si allontana da Asherin e va verso il fondo della camerata, improvvisamente cala il silenzio. Quando arriva  davanti a colei che ha parlato la guarda intensamente e le dice, scandendo le parole: “Forse sei gelosa Rogue?”.<br />
L’interpellata sorride, nervosa: “No, no…io non intendevo, sai, il fatto è che la ragazzina è davvero carina…io… lo sai che sono tua amica…”.<br />
“Parli troppo Rogue. Ti conviene risparmiare il fiato per quando dovrai combattere” la interrompe Deanna, poi si gira e torna da  Asherin sedendole accanto.<br />
“Non ascoltare queste stupide, sono agitate perchè domani cominceranno i combattimenti e hanno paura. Ma dimmi. Qual’è il tuo nome?”.<br />
“Non posso dirti il mio nome completo ma mi puoi chiamare Asherin”.<br />
“Non devi vergognarti di avere solo un nome, non è necessario mentire, abbiamo visto il tuo collare. Qui però siamo tutte sorelle, senza distinzioni. Nessuna di noi è una laceodemone, una guerriera consacrata. Quelle stanno per conto loro nelle loro stanze, non si mischiano con la feccia, con le mercenarie, le guardie di carovane stellari, le serve e le schiave. Loro partecipano ai Giochi per compiacere Arsis, noi siamo qui perchè costrette o per farci notare dalle mercanti e avere un buon ingaggio come guardia del corpo o di una carovana. Se sarò fortunata supererò un paio di combattimenti, avrò un contratto biennale, ” la  voce della donna  si addolcisce “terrò da parte i soldi, comprerò una locanda sul mio pianeta e smetterò di combattere. Tu invece cosa farai? Spero che la tua padrona ti concederà la libertà se ti comporterai bene”.<br />
Asherin la guarda un po’ stupita, pensa di spiegarle che in realtà non è una vera e propria schiava, poi scrolla le spalle e sceglie una risposta più breve: “Io sarò la vincitrice e reclamerò il mio premio”.<br />
Deanna  scoppia in una  risata e guarda alcune donne che si sono avvicinate per ascoltare la conversazione, strizza  l’occhio e dice: “Ma sentitela! Ha  del fegato la ragazzina, non trovate?” poi si fa seria  “Nessuna di noi può vincere, bambina, io non ho simpatia per le laceodemoni, ma sono le guerriere più forti di tutta la galassia, noi non  abbiamo speranze”.<br />
Asherin guarda quella donna dai capelli corti e grigi, percepisce la sua bontà e ne ha pietà, lei sa che una  guerriera   deve essere spietata e confidare solo nel metallo delle sue armi. Sta per rispondere quando un olo-schermo scende dall’alto e tutte le donne si voltano a guardarlo, silenziose.<br />
Appare il volto della Sovrintendente che con la sua voce aspra annuncia i risultati del sorteggio e gli abbinamenti.<br />
Il silenzio è rotto da brevi esclamazioni, di gioia  o sconforto,  all’udire il proprio nome e quello dell’avversaria. Una donna è abbinata  a una laceodemone e si mette a  sedere col capo chino stretto tra  le mani, le altre la guardano con commiserazione. Poi la Sovraintendente pronuncia il nome di Asherin e Deanna, destinate ad incontrarsi nell’arena l’indomani. La donna guarda la ragazza accanto a lei, un po’ stupita: “Il destino ci ha scelte, ma non aver paura, non voglio che tu ti faccia male”.<br />
Asherin sorride, divertita, e la donna sorride a sua volta, contenta che quella bambina possa salvarsi a buon mercato.<br />
Il resto della giornata trascorre velocemente, le combattenti commentano gli accoppiamenti, ci sono già celebri guerriere abbinate, il duello tra una capitana delle guardie reali e una sottufficiale del terzo battaglione avverrà tra pochi giorni e si preannuncia epico. Quasi tutte evitano di guardare Rogue, a cui è toccata in sorte una guardia famosa per la sua ferocia. La  donna  si è sdraiata sulla branda e fissa il  soffitto con occhi vaqui, solo Deanna  va da  lei e  prova  a confortarla, non ottiene nessuna  reazione, allora ritorna  da Asherin e si mette a descriverle il suo mondo.<br />
Le parla di alte montagne e verdi boschi, torrenti impetuosi e profonde vallate.<br />
Sorride quando vede la meraviglia della ragazza e il suo interesse, si stupisce quando Asherin le domanda cosa  sia un bosco e si intenerisce pensando che quella povera ragazza deve essere sempre stata confinata in casa, al servizio della sua padrona.<br />
Da parte sua Asherin comincia a provare simpatia per quella donna, anche se continua a disprezzare la sua debolezza. Giunge infine la notte e le luci si abbassano, nessuna avrà un sonno tranquillo ad eccezione di Asherin che non tarda ad addormentarsi, il giorno  non le riserverà sorprese, farà quello che ha fatto per molti anni: combatterà.</p>
<p>L’alba è annunciata dalle luci che aumentano di intensità. Tutte coloro che devono combattere in giornata devono recarsi alle sale di vestizione, lì si armeranno e aspetteranno il loro turno, in solitudine.<br />
Deanna strizza l’occhio a Asherin: “Stai tranquilla, attaccami pure come preferisci, penso io al resto”.<br />
Riceve in risposta un sorriso sprezzante, equivoca pensando che la ragazzina deve essere molto nervosa, e si avvia seguendo l’inserviente che la porta alla sala di  vestizione a lei assegnata.<br />
Lì trova la sua arma, una grande bipenne a due mani, un arma  adatta ad una donna  della sua corporatura e che l’ha ben servita per molti anni.<br />
C’è anche un’armatura standard di bioacciaio, Deanna l’indossa un po’ stupita, la legge vuole che le protezioni delle contendenti siano simili, ciò  vuol dire che la  ragazzina deve averne portata una personale, sicuramente un capriccio della sua ricca padrona.<br />
Il metallo le corre lungo il corpo e la donna sorride alla sua  carezza, le piacerebbe avere abbastanza denaro da  potersi permettere qualcosa di simile.<br />
Si  siede su una  piccola panca, sa che non dovrà attendere molto, sono una delle prime coppie e i combattimenti in media durano qualche minuto. Non occorre molto tempo per vincere o soccombere in un duello.<br />
Come aveva previsto l ‘inserviente arriva prima che sia trascorsa una  mezz’ora, controlla l’armatura e l’arma, poi invita  Deanna a seguirla. Percorrono un corridoio in salita e ben presto si intravede una luce all’estremità, Deanna comincia a pensare a come terminare quel duello, pensa che la cosa migliore sia abbattere la bipenne di piatto sul capo della ragazzina, senza esagerare. Improvvisamente si  accorge che  c’è silenzio. Ricorda che ogni volta che si avvicinava all’ arena il rumore della  folla cresceva, si sentivano  le esclamazioni dei venditori e le scommesse gridate ad alta voce. Non erano mai  scelte coppie con laceodemoni per i primi combattimenti, ad essi assiste il popolino, che da sempre scommette, beve e rumoreggia. In seguito il rango  del pubblico aumenta e agli ultimi combattimenti assistono solo laceodemoni, ma Deanna non era  mai giunta fino a quel livello.<br />
Improvvisamente si sente nervosa, c’era qualcosa che  non va, forse la  ragazzina era svenuta, forse.<br />
Passa sotto l’arco dell’entrata e capisce, le gambe quasi le  cedono e le sue mani si stringono convulsamente sul manico dell’ascia. Al centro dell’arena l’aspetta un incubo.<br />
L’armatura ha il colore  della fuliggine e sembra  catturare la luce, aderisce  ad un  corpo dalle proporzioni perfette che impugna nella mano destra una daga e nella sinistra un’azza, composta da un lungo manico sormontato da una piccola mano che stringe nel mezzo un massiccio chiodo, appuntito alle due estremità.<br />
Il volto è coperto dal metallo ed è quello che ha azzittito la folla e terrorizzato Deanna. Le fattezze del bioacciaio sono quelle della dea Durga, la dea  delle stragi e della vendetta, la dea alla quale, si sussurra, vengono offerte in sacrificio giovani vite. La  stessa Arsis la bandì  dall’Olimpo dandole gli Inferi come dominio.<br />
Deanna guarda con orrore le labbra rosse della dea, sorridono scoprendo  acuminati canini e una lingua vermiglia.<br />
Un desiderio  di morte e sangue traspare da quel volto, gli occhi sono pozzi neri. E’ bellissima e blasfema.<br />
La donna capisce di essere condannata, ma deve comunque tentare, non vuole arrendersi, non vuole mostrare la sua paura. Guarda la postura della sua avversaria, è rilassata con le braccia lungo i fianchi, le armi rivolte in basso, il piede e il fianco sinistro leggermente in avanti.<br />
Deanna decide di attaccare, le sarà addosso e calerà la sua ascia con tutta la forza di cui è capace, deve solo essere veloce, veloce come mai è stata in tutta la sua  vita.<br />
Non sarà certo una fottuta  mascherata ad avere la meglio, pensa con rabbia, e si lancia in avanti.<br />
Alza la bipenne, e la sua mente si compiace della velocità del gesto.<br />
Sente una botta al centro del corpo, davanti a  lei non c’è più l’avversaria, ora è  di lato.<br />
L’ascia le sfugge da mani che hanno perduto la forza.<br />
Rivolge lo sguardo verso il basso e vede la daga che affonda nel suo petto, saldamente impugnata.<br />
Capisce che è la forza della sua avversaria che le impedisce di accasciarsi al suolo.<br />
Il suo ultimo pensiero è quello di supplicare quel demone, ma la punta dell’azza le sfonda la tempia e la precipita nelle tenebre.<br />
Molte spettatrici si alzano in piedi di scatto, incapaci di credere alla velocità con cui si è mossa la vincitrice, impressionati dalla sua spietatezza.<br />
Qualcuna grida la sua riprovazione per l’uccisione a sangue freddo, altre la loro ammirazione.<br />
Asherin scrolla le armi con un gesto breve e secco, gocce di sangue cadono a terra, poi si incammina lentamente verso l’uscita, indifferente alle grida del pubblico che si stanno moltiplicando.<br />
Una  giovane donna  dai capelli rossi la guarda uscire, poi rivolge i suoi verdi occhi verso colei che le siede accanto e domanda: “Dimmi Leona, cosa abbiamo visto oggi?”.<br />
Il viso della sua interlocutrice sembra tagliato nella pietra e la sua  voce è altrettanto dura: “Una  guerriera”.<br />
La giovane sembra riflettere sulla risposta, poi mormora: “Forse oggi ho visto la mia morte”.</p>
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		<title>Ecco la seconda parte del mio &#8220;plagio&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 19:51:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valberici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cenerentola]]></category>

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		<description><![CDATA[“Cretinate! Non ti ho fatta addestrare per tutti questi anni perchè tu muoia uccisa da una stupida macchina. Dimentichi la tua, la nostra vendetta. E’ il tuo dovere, il tuo destino, tu…”. “Non sarò mai una guerriera, la mia matrigna non ha portato il mio nome al tempio!” la interrompe Asherin con rabbia. Zeranya si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Cretinate! Non ti ho fatta addestrare per tutti questi anni perchè tu muoia uccisa da una stupida macchina. Dimentichi la tua, la nostra vendetta. E’ il tuo dovere, il tuo destino, tu…”.<br />
“Non sarò mai una guerriera, la  mia matrigna non ha portato il mio nome al tempio!” la  interrompe Asherin con rabbia.<br />
Zeranya si avvicina, estrae una delle spade che porta  incrociate dietro la schiena, tocca la  gola della ragazza con la  punta: “Credi forse che saresti diventata una guerriera? Credi che una bastarda, figlia di una  traditrice, possa entrare nelle guardie? Forse dovrei ucciderti e non sprecare altro tempo con te, o forse dovrei andarmene e lasciare che tu finisca  quanto avevi iniziato”.<br />
Asherin abbassa lo sguardo e mormora: “Mi dispiace, madrina, sono indegna della vostra considerazione. Se volete che io muoia così sia”.<br />
La donna ritrae  la spada: “Sì, sei una stupida, ma ti ho vista combattere col droide e so che sei l’unica  che possa vendicarci. Come ogni anno durante il mese di Corr ci saranno i combattimenti nella grande arena della capitale. Tutti possono partecipare: serve, schiave e guerriere. Alla vincitrice saranno concessi grandi onori e secondo la tradizione un suo desiderio dovrà essere esaudito, purché non sia contrario al volere della dea. Nei tempi passati più di una regina fu sfidata dalla  vincitrice e dovette scendere nell’arena.”.<br />
Asherin per un momento fissa la madrina, sconcertata, poi all’improvviso capisce e si inginocchia davanti a quella  donna che aveva esaudito il suo desiderio più grande, lo scopo della sua vita.<br />
“Il trasporto per la capitale parte tra un ora, preparati figlia mia” la voce della madrina si è addolcita, ferro al posto dell’ acciaio.<br />
La ragazza si rialza, la sua espressione è serena: “Sono pronta, ma non c’è nulla che io desideri portare con me e  non possiedo armi con cui combattere”.<br />
“Ti sarà data un’armatura e avrai le armi che preferisci”<br />
“Allora  madrina ho solo una richiesta: vorrei poter scegliere anche l’armatura”.<br />
“Ti sarà concesso”.</p>
<p>L’  Arena è più grande di quanto Asherin  si aspettasse, la guarda stupita mentre si avvicina, osserva  la facciata esterna articolata in quattro ordini, i tre inferiori con innumerevoli arcate e quello superiore decorato con le pitture di grandi battaglie del passato.<br />
La sua  accompagnatrice le tocca leggermente un braccio indicandole una piccola entrata. Asherin guarda la donna piccola e tarchiata, la fidata attendente della sua madrina nonché auriga del suo carro di guerra.<br />
Il suo volto è imperscrutabile e i suoi occhi azzurri sono glaciali, la ragazza immagina che quella guerriera viva solo per eseguire gli ordini della sua Comandante, ed ha ragione.<br />
Al momento il suo dovere è accompagnare la ragazza e portare lo zaino che contiene l’armatura.<br />
L’entrata è sbarrata da una robusta grata d’acciao, sorvegliata da due guardie. L&#8217;attendente parla loro brevemente e mostra un foglio con il sigillo della Comandante, le donne si inchinano, aprono la grata e le lasciano passare. Percorrono un corridoio, scarsamente illuminato e in leggera discesa, fino a quando raggiungono una grande sala sotterranea. In essa stazionano decine di donne, alcune discutono animatamente, altre stanno sedute su lunghe panche, in silenzio. Un voce metallica pronuncia un nome e una delle presenti si dirige verso una  piccola porta, mostra un documento alla guardia che la presidia e viene fatta entrare.<br />
Asherin pensa che l’attesa sarà lunga, ma la sua compagna la  guida verso la guardia e lei la vede sussurrare qualcosa. In un primo momento sembra  ci sia un rifiuto, poi vedendo il sigillo della Comandante la guardia pronuncia poche parole in un comunicatore.<br />
Dopo poco tempo dalla porta esce un’inserviente e fa  cenno alle due donne di seguirla. Asherin si ritrova in una seconda sala, molto più piccola. Vede la donna che era  stata chiamata per nome e le  sembra che stia subendo una specie di esame da  parte di due anziane, intente ad osservare  le armi che ha portato con sé.<br />
Non ha tempo di capire, la loro guida sceglie uno dei corridoi che si dipartono da lì e si ritrovano tutte e tre a  percorrere una ragnatela di gallerie. Improvvisamente una porta di legno massiccio sbarra loro il passo, l’inserviente bussa con forza, attende una soffocata risposta, socchiude i battenti e mormora poche parole, con deferenza. Poi si fa  da  parte, fa segno alle due donne di entrare ed esse si ritrovano in una stanza circolare, con le pareti ricoperte da panoplie e al centro la Sovraintendente che appoggia a terra la punta di una lunga spada, interrompendo il suo allenamento. Asherin nota che la  mano sinistra   della  donna  è di metallo, così come la mandibola e la parte sinistra del viso.<br />
“Mi hanno detto che sei qui per ordine di Zeranya” la voce della Sovraintendente è aspra e sbrigativa “dimmi cosa vuole”.<br />
La risposta è altrettanto brusca: “La ragazza che è con me deve prendere parte ai Giochi. La mia Comandante chiede per lei una stanza riservata e vuole che il suo  nome completo non sia reso noto”.<br />
La Sovraintendente si avvicina  ad Asherin, la  esamina per un lungo momento poi: “Dovrà andare in una camerata, ha il collare da schiava e non vedo motivo per cui non posso rendere noto il suo nome”.<br />
“E’ la figlia della  traditrice” l’attendente sembra quasi sputare quelle  parole.<br />
Lo sguardo della Sovraintendente si fa più attento: “Sembra  poco più di una bambina, non resisterà nemmeno un minuto nell’Arena” mormora, poi con voce più alta “D’accordo il suo nome completo sarà noto a me sola. Ora dimmi ragazzina,  che armi userai? Penso tu sappia che le armi bianche sono le sole permesse e  devono essere dichiarate all’atto di iscriversi ”.<br />
Asherin risponde senza esitare: ”Azza, daga e due spade”.<br />
La donna annuisce gravemente: “Le stesse armi che usava la tua alfa-madre. Che Arsis la maledica per quello che ha fatto, ma io non ho mai visto una guerriera migliore di lei, a parte le nostra regina naturalmente”.<br />
“Fatemi vedere l’armatura, che la indossi” ordina poi seccamente.<br />
L’attendente posa lo zaino ed  estrae un paio di bracciali, una larga cintura e due cavigliere.<br />
Asherin si spoglia velocemente e la Sovraintendente vede le cicatrici. “Forse resisterai più di un minuto” le dice e la sua  faccia metallica si distorce nell’ imitazione di un sorriso.<br />
La ragazza indossa le parti dell’armatura poi l’aziona premendo leggermente i lati della cintura.<br />
Il bioacciaio scorre sul suo corpo e lo ricopre interamente assumendo la forma di quando fu forgiato.<br />
La Sovraintendente impallidisce di colpo e arretra di un passo, la  sua voce è incrinata: “Che Arsis mi protegga. Questo non è possibile, una tale empietà non….”<br />
“Ci fu un precedente” la interrompe l’attendente, con voce glaciale “Tre secoli fa la regina Daiqueris usò un’armatura simile. L’armatura è conforme alle regole dei Giochi, i servomotori sono stati tolti così come i bio potenziamenti e ….”<br />
“Ed è ricordata ancor oggi come Daiqueris  la folle” è la brusca interruzione “La farò esaminare e se è conforme l’autorizzerò, ma chi ha avuto questa idea non ha fatto certo un favore  a questa ragazza”.<br />
“E’ stata una mia scelta” interloquisce Asherin con voce tranquilla.<br />
“Allora  che  la  Dea ti perdoni, ora lasciami la  tua  armatura, torna all’accettazione e fatti assegnare ad una camerata” poi continua rivolta all’attendente “Tu rimani, devo farti ancora qualche domanda e ho un messaggio per la tua Comandante”.</p>
<p>Quando Asherin entra nella  camerata nota che sui lati della stanza ci sono una dozzina  di brande, accanto ad ognuna  un armadietto.<br />
L’inserviente gliene indica una  e poi si allontana. La ragazza si avvicina e si siede sul sottile materasso, conscia di essere al centro dell’attenzione delle donne che occupano la stanza.<br />
Asherin le guarda con interesse, sono poco più di una dozzina, un paio hanno la  pelle scura, una ha  gli occhi a mandorla e la sua pelle è color dell’avorio, tutte hanno un’espressione dura.<br />
Una donna alta dai capelli rossi rompe il ghiaccio: “Come ti chiami ragazzina? Non sei un po’ troppo giovane per l’Arena? Non hai paura di morire. Credo faresti meglio a  tornartene dalla tua mammina”.<br />
Si sentono un paio di risate e Asherin è un po’  disorientata, non capisce perchè debba avere paura  della morte, di ciò che pone fine alle sofferenze.<br />
Un’altra donna intuisce il suo sconcerto ed esclama: “Ma guardatela, adesso mandano anche le bambine a combattere”. Scoppiano altre risate e Asherin non sa cosa rispondere, però non le piace che la prendano in giro. Nella  camerata non ci sono armi, ma non dovrebbe essere comunque un problema spezzare un braccio ad un paio di donne. Sta per alzarsi quando qualcuno si avvicina, è una donna  dalla corporatura massiccia, di mezz’età e con un viso solcato dalle cicatrici. Sorride e posa una grossa mano sulla spalla della ragazza: “Lasciatela in pace, non vedete che è spaventata? E guardate il collare, sarà una schiava che qualcuna ha mandato a combattere per punizione”.</p>
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		<title>Vi posto la prima parte di un</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jan 2010 18:12:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valberici</dc:creator>
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		<description><![CDATA[racconto&#8230;interamente scopiazzato, probabilmente un vero e proprio plagio. Dopo le polemiche sui famosi disegni ricalcati da Miyazaki ho cominciato a domandarmi se è davvero del tutto impossibile creare qualcosa di nuovo copiando. Così mi son divertito a scrivere utilizzando le idee di altri scrittori, eccovi un primo risultato, se volete potete cercare di indovinare da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>racconto&#8230;interamente scopiazzato, probabilmente un vero e proprio plagio.<br />
Dopo le polemiche sui famosi disegni ricalcati da Miyazaki ho cominciato a domandarmi se è davvero del tutto impossibile creare qualcosa di nuovo copiando.<br />
Così mi son divertito a scrivere utilizzando le idee di altri scrittori, eccovi un primo risultato, se volete potete cercare di indovinare da chi ho tratto &#8220;ispirazione&#8221;  <img src='http://www.valberici.eu/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
<p><em>Gli ultimi trasporti atterrano riversando guerriere che si affrettano a raggiungere il grosso dell’esercito, già schierato per la battaglia.<br />
Reclute appena uscite dall’accademia oggi combatteranno per la prima volta.<br />
Controllano nervosamente le chiusure dell’armatura e guardano verso una piccola altura, dove sventola il vessillo dell’Impero. Non è lo stendardo che attira la loro attenzione, ma la donna  accanto ad esso. Indossa una nera armatura, un sottile cerchio d’oro le cinge la testa trattenendo i lunghi capelli.<br />
La regina di Arres, signora di Laceodemios, Imperatrice del terzo Quadrante Galattico, si volta e osserva le giovani guerriere. Sa che oggi alcune di loro incontreranno la morte e si augura che l’affrontino con coraggio.<br />
Ascolta i secchi ordini dei sottufficiali, il cozzo delle armi, il sommesso ronzio dei carri da guerra. Suoni familiari, preludio di tutte battaglie che ha affrontato. Ricorda  quando combatté per la prima volta, ricorda quando…</p>
<p>Arsis, la rossa dea della guerra, sale lentamente nel cielo.<br />
Immobile, al centro della grande sala d’armi, una ragazza guarda verso il soffitto di plasto-cristallo. Vede la luna color sangue innalzarsi verso  la bianca Cytera, dea del coraggio.<br />
Stanotte le due lune sorelle si incontreranno nel cielo di Arres, segnando l&#8217;inizio del mese di Corr e dei riti di iniziazione delle nuove guerriere.<br />
Una scia di fuoco attraversa il buio della notte, forse una nave trasporto.<br />
La ragazza la segue con lo sguardo, immagina che a bordo ci siano le sue sorellastre, di ritorno al loro reggimento.<br />
La vede scomparire e abbassa la testa, la tristezza l&#8217; invade, per lei non ci saranno battaglie da combattere.<br />
Oggi ha saputo che la matrigna non ha portato il suo nome al tempio di Arsis.<br />
Glielo hanno detto le sue sorellastre, dopo averla usata per allenarsi.<br />
Ricorda i colpi di piatto delle loro armi, la sua spada di plastex che si flette impedendole di parare.<br />
L&#8217;avevano derisa e umiliata, come sempre.<br />
Poi, prima di andarsene, la maggiore gli aveva detto con noncuranza: “Ah, nostra madre ha detto che non porterà il tuo nome alle sacerdotesse”.<br />
L’avevano colta alla sprovvista e per questo aveva stupidamente domandato il perché. La risposta non l&#8217;aveva sorpresa, ma non per questo era stata meno dolorosa: “Credi forse che nostra madre si voglia coprire di ridicolo portando il nome della figlia di una traditrice? Una stupida ragazzina con le mani sporche che non sa nemmeno usare una spada”.<br />
Le aveva sentite ridere mentre se ne andavano. Aveva pensato di prendere una spada vera, inseguirle e ucciderle, ma non l&#8217;aveva fatto, consapevole che non sarebbe servito a nulla.<br />
Era rimasta nella sala d&#8217;armi, tremante di collera, che si era trasformata in delusione e poi in un sordo dolore.<br />
Si era seduta sul freddo pavimento, si era guardata le mani, il dorso ricoperto di cicatrici, i palmi neri per la fuliggine dell&#8217;albero di yhr, che usava per avere una presa più salda. Dopo qualche minuto aveva  raccolto le ginocchia  al petto, cingendole con le braccia e chinando su di esse il capo.<br />
Il tempo era  passato  senza che lei si muovesse, era stata addestrata anche a questo, poteva rimanere immobile per ore.<br />
Quando la  luna rossa aveva iniziato il suo viaggio aveva  preso una  decisione.<br />
Ora  si rialza lentamente  e mormora  una parola, la sala si illumina, un immenso e vuoto parallelepipedo.<br />
Una delle nere pareti si schiarisce, sembra trasformarsi in un liquido argenteo, poi si solidifica.<br />
Riflette l’immagine  di una giovane donna, alta, capelli neri raccolti in una lunga  treccia. Indossa  casacca e pantaloni imbottiti, bassi stivaletti e guanti, la classica tenuta di addestramento  delle  guerriere. Al collo porta un sottile anello di bronzo, il  marchio dei servi. Chiunque la vedesse noterebbe la contraddizione, una guerriera non può essere una schiava.<br />
La ragazza si avvicina alla parete, osserva gli occhi neri, la bocca rossa, il naso ben proporzionato, un viso che sembra  quello di una bambina imbronciata. Non si piace nemmeno un po’, forse perché nessuna le ha mai detto che in realtà è bella, del resto  nessuna le ha mai spiegato cosa sia la  bellezza.<br />
Cosa sia il bello però lei lo sa. Bello è il riflesso della  luce delle lune sull’acciaio, belle sono le gocce di sangue sulla lama di una spada, bella è la sconfitta dell’avversaria.<br />
“Cosa  desideri Asherin?” la voce impersonale del metacomputer della sala d’armi la  distoglie dal suo esame.<br />
Slaccia la casacca e la lascia cadere a terra, toglie gli stivaletti e si sfila i pantaloni. Non indossa  altri indumenti ed  è il suo corpo nudo quello che si riflette.<br />
Il metacomputer attende paziente una  risposta  mentre Asherin sembra nuovamente assorta. Percorre con lo sguardo le cicatrici sul torace, sulle cosce e sugli avambracci. Sono il ricordo di dieci anni di addestramento e combattimenti, ora ne ha compiuti da  poco diciotto, sarebbe dovuta essere al tempio.<br />
“Due daghe e un droide da combattimento” la  sua voce risuona, secca e decisa.<br />
“Come desideri” è la tranquilla risposta,  accompagnata da un basso ronzio. Un’apertura rettangolare prende forma  nella parete alle spalle della  ragazza, ne esce un incubo di  metallo. Si muove utilizzando quattro pseudo-tentacoli, gli altri sei impugnano a coppie: asce,  azze e spade. Il corpo è sferico, sopra  di esso una protuberanza metallica simile ad un periscopio,  dotata di un grande occhio rosseggiante.<br />
Dalla parete esce anche un piccolo carrello che sfreccia  verso la ragazza, sul suo ripiano una coppia di daghe. Asherin le guarda per un lungo istante, poi ne impugna una con la destra, con la sinistra afferra la  sua nera  treccia, quasi alla base, e taglia.<br />
I capelli cadono al suolo, Asherin afferra la seconda daga, la sua voce è simile a quella  del metacomputer: “Voglio il droide programmato per il massimo danno, tempo infinito, bersaglio di disattivazione minimo a centro corpo”.<br />
“Le direttive di  sicurezza primarie richiedono un codice di sblocco di primo grado” risponde lentamente la macchina ”I tuoi ordini sono potenzialmente letali per la tua persona”.<br />
La  ragazza recita una  sequenza di numeri e cifre ottenendo una secca risposta:”Sblocco autorizzato, programmazione eseguita, conto alla rovescia per attivazione: 30, 29, 28…”<br />
Asherin  svuota la mente, rabbia e delusione  l’abbandonano,  flette i muscoli ed è nel vuoto.<br />
Il droide schizza in avanti e fende l’aria con un ascia e una spada, ma la  ragazza  si è già spostata di lato e intercetta un colpo di azza che le ha  portato un altro tentacolo. Asherin cambia ancora  posizione, si china schivando e si rialza deviando una spada e intercettando la lama  di un’ascia. Si spinge in avanti fissando il piccolo cerchio rosso, la punta della sua daga sinistra  quasi lo tocca ma il droide si ritrae. Ora  i contendenti si studiano per qualche istante poi il droide attacca e Asherin schiva e para. Il suo corpo comincia ricoprisi di sudore, sono passati quasi due minuti, nessuna avrebbe scommesso sulla sua  sopravvivenza per un tempo  tanto lungo, nessuna  però a mai visto combattere in quel modo, con quella  velocità. Se le sue sorellastre  la vedessero  sarebbero spaventate e al contempo sollevate, sicure della sua morte.<br />
Asherin si sbilancia in avanti, la  daga sfiora il punto di disattivazione, la spada  del droide lascia  un lungo segno rosso sul fianco della ragazza. Gocce di sangue cadono a terra, Asherin  sorride, questo sarà l’ultimo assalto.<br />
Il pugnale  sfiora l’orecchio della giovane donna, passa tra i tentacoli del droide e colpisce il centro del cerchio rosso, un lancio quasi impossibile.<br />
Asherin non  ha bisogno di girarsi per sapere chi è la donna che è entrata, ne conosce solo una  capace di tanto.<br />
“Che Arsis vi sia propizia, madrina” la  saluta con rispetto.<br />
La  risposta è secca, non un saluto, non una domanda, una constatazione: “Stai cercando di ucciderti figlia mia”.<br />
La ragazza  si volta lentamente, davanti a lei Zelaya, Comandante delle Guardie Imperiali, sorella della grande traditrice. Indossa la nera uniforme, i capelli grigi sono tagliati corti, il viso severo è attraversato da una lunga  cicatrice che passa sulla vuota orbita destra, l’ azzurro  occhio sinistro fissa il volto di Asherin.<br />
La ragazza lascia cadere le daghe e la sua voce è stanca, poco più di un sussurro:“Che io viva o muoia non fa differenza, madrina”.<br />
</em></p>
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