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	<title>Sproloqui e Deliri &#187; Il sacrificio</title>
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	<description>Lo zen ovvero l&#039;arte di essere sempre e comunque inconcludenti</description>
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		<title>Ecco la terza</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Nov 2008 10:46:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valberici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il sacrificio]]></category>

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		<description><![CDATA[ed ultima parte del racconto howardiano, come titolo ho pensato a : Il Sacrificio. Il primo a  svegliarsi fu il cimmero che balzò in piedi  quando le note del flauto si sparsero per l’aria. Notò subito che ora la statua era illuminata dai raggi della luna, che si intravedeva attraverso l’apertura  alla  sommità della piramide. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ed ultima parte del racconto howardiano, come titolo ho pensato a : Il Sacrificio.</p>
<p><em>Il primo a  svegliarsi fu il cimmero che balzò in piedi  quando le note del flauto si sparsero per l’aria.<br />
Notò subito che ora la statua era illuminata dai raggi della luna, che si intravedeva attraverso l’apertura  alla  sommità della piramide.<br />
Vide un uomo che, in piedi davanti all’effigie  di pietra,  suonava lo strumento traendone una  strana  melodia.<br />
Indossava  una lunga  veste scura e sembrava  calvo.<br />
“Chi sei?” gli  chiese aspramente, ed  al suono della sua voce si destarono anche i suoi due compagni.<br />
“Gli uomini a volte mi chiamano il magro viandante” rispose con voce beffarda.<br />
Conan si avvicinò per vedere meglio il viso del suo interlocutore, ma non riuscì a distinguerne i lineamenti. Gli pareva di carnagione scura ma il volto sembrava avvolto da una sottile nebbia che ne distorceva l’immagine.<br />
“Era da molti anni che nessuno entrava nel tempio di Nyogtha” continuò l’essere “Ora potremo offrire un sacrificio al dio. Scegliete chi di voi deve morire.”.<br />
Il cimmero estrasse la spada con un movimento fluido e menò un terribile fendente, ma la lama attraversò l’aria e si schiantò sul pavimento.<br />
L’essere era scomparso, solo la sua risata aleggiava nell’aria.<br />
“Crom!” ruggì il cimmero “Dannato stregone, cane immondo privo di coraggio. Mostrati e combatti come un uomo!”.<br />
Le risa  assunsero un  tono folle: “Io non lotterò con voi. Ma lo faranno i servi di Nyogtha.”.<br />
Conan sputò per terra e disse: “Allora fai apparire i tuoi schiavi dai molti tentacoli, maledetto.”.<br />
La risata si fece più intensa: “Cosa ti fa pensare che l’antica battaglia fosse stata vinta da voi umani?”.<br />
Il cachinno  si estinse lentamente, per alcuni momenti ci fu il silenzio poi Balthus disse: “Andiamocene subito, sbrighiamoci”.<br />
Ma mentre terminava la frase  la luce lunare crebbe d’intensità,  le ombre sul pavimento parvero farsi più dense, acquistarono via via solidità, si ersero e cominciarono ad assumere sembianze umane.<br />
Ora davanti ai fuggiaschi stavano dodici guerrieri, tutti indossavano armature simili a quelle viste sui bassorilievi.<br />
Il capitano estrasse la spada e gridò alla principessa di addossarsi alla parete. Conan si slanciò d’impeto contro gli avversari, colpì uno di essi con un terribile fendente tra il collo e la spalla, quasi spaccandolo  in due. Ma l’antico guerriero non cadde, sembrò perdere solidità, ridivenne ombra e poi si riformò.<br />
“Crom!” latrò disgustato “Dannati spettri! Stammi vicino Balthus, e tu ragazza cerca di raggiungere l’uscita.”.<br />
I due uomini lottarono fianco a fianco, il cimmero pareva una demone uscita dall’ inferno, sul volto un ghigno feroce, lo sguardo azzurro cupo ribollente della furia della battaglia.<br />
Zaleia intanto si teneva rasente al muro cercando di raggiungere l’apertura attraverso la quale erano entrati, ma ebbe un’amara sorpresa.<br />
“Non possiamo uscire!” gridò disperata “l’arco è scomparso!”.<br />
Conan bestemmiò  e colpì con un potente colpo trasversale un avversario, tagliandolo in due, ma ancora una volta il guerriero si ricompose. Il cimmero indietreggiò, parò una stoccata, si girò sul fianco, respinse un fendente e cercò di contrattaccare. Quattro  avversari gli si opposero contemporaneamente, fu costretto ad indietreggiare, spinto dalla massa compatta dei nemici, si sbilanciò e cadde. Riuscì a parare il primo fendente, rotolò di lato e vide un altra lama abbattersi su di lui, pensò fosse giunta la sua fine.<br />
Ci fu uno schianto metallico quando la spada dell’antico guerriero fu intercettata dalla daga della principessa.<br />
Il barbarò si rialzò con uno scatto felino e vide la ragazza difendersi disperatamente.<br />
“Balthus, aiutami!” gridò Zaleia.<br />
Il capitano si voltò angosciato e gridò: “No! Maledetti demoni lasciatela!”. Cercò di liberarsi dai suoi avversari senza riuscirci.<br />
Il suo viso si distorse in una maschera d’angoscia ma, ad un tratto, sorrise, lasciò cadere la spada e sussurrò: “Ti amo, mia principessa.”<br />
Quattro lame lo trafissero e l’uomo cadde senza un gemito.<br />
Conan lanciò una bestemmia e la ragazza gridò il nome del suo capitano.<br />
Si accorsero di essere rimasti  soli, gli antichi guerrieri erano scomparsi.<br />
Un folle risata risuonò, seguita dalla voce beffarda del magro viandante: “Il sacrificio è stato compiuto. Il potente Nyogtha è soddisfatto.”.<br />
Il pianto della  principessa ruppe il silenzio che seguì le parole dell’antico.<br />
Si era inginocchiata accanto a Balthus, teneva in grembo la sua testa  insanguinata e lo chiamava dolcemente per nome.<br />
Conan rinfoderò la spada, constatò che aveva ricevuto solo un paio di ferite superficiali, verificò che il sacchetto con le pietre preziose fosse ancora al sicuro sotto la cotta di maglia e si avvicinò alla ragazza.<br />
“E’ morto” le disse con voce rude “Non puoi più fare nulla per lui. Adesso dobbiamo andarcene, tra non molto sarà l’alba.”.<br />
Zaleia alzò la testa e lo guardò, i suoi occhi erano velati di lacrime ma in essi c’era una nuova consapevolezza ed una forza che sorpresero il cimmero.<br />
“Mi porterai ad Aquilonia da mio padre?” chiese  con  voce ferma.<br />
“Non posso” rispose il barbaro “Tuo padre mi riterrebbe responsabile di quanto è accaduto e  mi farebbe uccidere. Comunque ho altri piani, andremo ad Argos, sono abbastanza ricco per comprare una nave e reclutare un po’ di topi di fogna che facciano da equipaggio. Farò vela verso le isole Baracha e ridiventerò un pirata.”.<br />
“Capisco” disse la principessa rialzandosi e sorridendo amaramente “Ed io  sarò la tua schiava fino a quando ti divertirò.”.<br />
Conan si rabbuiò e  disse aspramente:”La schiavitù è un usanza di voi popoli civili. In Cimmeria donne e uomini combattono fianco a fianco dimostrando il loro valore. Verrai con me fino alla città poi sarai libera di fare ciò che vuoi.”.<br />
La principessa lo guardò stupita cercando le parole per replicare e non trovandole.<br />
Un ghigno da lupo si disegnò sul viso del barbaro che continuò con tono allegro: “Però ti ho vista combattere, ho visto il tuo sguardo quando mi hai salvato. Lasciamo i morti alle spalle e pensiamo alla vita. Pensa al vento tra i capelli, allo schiocco delle vele, alle urla del nemico agonizzante ed alla vittoria. Se verrai con me sarai una regina tra i pirati. Ma ora andiamo, dobbiamo attraversare il fiume nero prima che il sole sorga.”.</em></p>
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		<title>Seconda parte</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 22:05:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valberici</dc:creator>
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		<description><![CDATA[del raccontino howardiano&#8230;credevo di finirlo qui&#8230;ma domani ci sarà una terza, e vi prometto conclusiva, parte. Balthus si riscosse e avanzò verso il loro salvatore, non aveva rinfoderato la spada. “Chi siete?” iniziò a domandare,  ma quando vide il viso sporco di sangue del guerriero esclamò: “Per gli  dei! Conan!”. Il cimmero gli si avvicinò [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>del raccontino howardiano&#8230;credevo di finirlo qui&#8230;ma domani ci sarà una terza, e vi prometto conclusiva, parte. <img src='http://www.valberici.eu/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
<p><em>Balthus si riscosse e avanzò verso il loro salvatore, non aveva rinfoderato la spada.<br />
“Chi siete?” iniziò a domandare,  ma quando vide il viso sporco di sangue del guerriero esclamò: “Per gli  dei! Conan!”.<br />
Il cimmero gli si avvicinò ridendo e gli diede una pacca sulla spalla  che quasi lo abbattè: “Balthus! Che cosa ci fai in questo posto maledetto? Credevo che ti divertissi ad  inseguire le ancelle della figlia del re. Non ti avevano nominato capo della sua  guardia pers…”. Si interruppe e guardò la ragazza che  si era un po’ ripresa dallo spavento: “Crom! Ma quella è la  principessa Zaleia! Cosa accidente hai combinato? L’hai rapita? Il re ti scuoierà vivo per questo.”, disse scoppiando a ridere allegramente.<br />
La  ragazza intanto si era  avvicinata e scrutava il cimmero, si mise le mani sui fianchi e lo apostrofò:  “E voi chi sareste? Indubbiamente un barbaro di qualche selvaggio e incivile  paese.”.<br />
“E’ il comandante  della guardia di confine” intervenne Balthus “Si chiama Conan, è un cimmero.”.<br />
La  principessa tirò su col naso, assunse la sua migliore aria di comando e disse: “Allora  vi ordino di scortarmi con le vostre truppe  e riportarmi a casa da mio padre. Ma  prima  voglio che questo incapace sia frustato e degradato”. Il capitano sospirò, il cimmero lo guardò e scoppiò nuovamente a ridere: “Sei più pazzo di  quanto credessi. Ti sei innamorato di lei. Ammetto che è una gran bellezza, però tu sei solo un soldato e lei è l&#8217;erede al trono”. Fece scorrere il suo sguardo sul corpo della ragazza, soffermandosi sul rigonfiamento del  seno sotto la giubba di cuoio e sulle gambe fasciate da pantaloni di pelle.<br />
Zaleia arossì violentemente e replicò furente: “Come  ti permetti, barbaro! Dirò a mio padre di toglierti il comando e…”.<br />
Conan rise ancora, sinceramente divertito: “Mi spiace principessa ma non potete togliermi nulla. La guardia  di confine giace massacrata a  poche miglia da  qui. Quei maledetti Pitti ci hanno teso un’imboscata. A stento mi sono aperto una strada tra di loro.”.<br />
“Un altro incapace” sbottò la ragazza e non riuscì ad  aggiungere altro perchè la mano del cimmero le diede una spinta violenta che la  fece cadere al suolo. Una freccia passò sibilando nel punto in cui un’istante prima c’era  la  testa di Zaleia.<br />
“A terra!” esclamò il cimmero e si slanciò nella  foresta.<br />
Dopo pochi minuti si sentì un cozzo di lame metalliche, seguito da un  paio di urla  di agonia.<br />
Conan riapparve senza ascia: ” Un paio di maledetti esploratori della tribù che mi ha attaccato stamane” commentò  ferocemente.<br />
“Ora  dobbiamo  allontanarci in fretta. Presto arriveranno gli altri,  seguitemi.”.<br />
Prese il sentiero  dal quale erano arrivati la ragazza e il capitano, che lo seguirono cercando di tenere il ritmo della sua  corsa.<br />
La  pincipessa resistette per quasi mezz’ora, spronata dalla paura, poi crollò a terra con un lamento.<br />
“Conan!” chiamò Balthus “Aspetta, la principessa non ce la  fa più.”.<br />
Il cimmero si fermò e tornò indietro, guardò Zaleia con occhi resi feroci dalla consapevolezza della caccia e ringhiò: “Non possiamo aspettare, quei cani ci raggiungeranno.”. La  ragazza singhiozzò  disperata e il capitano le disse: “Rimarrò io con voi altezza, non vi abbandonerò.”.<br />
Il barbaro li guardò per  un lungo istante, bestemmiò violentemente, afferrò la  ragazza e se la gettò su una spalla, riprendendo la  fuga.<br />
Corsero per ore fino a quando Balthus  cominciò a perdere terreno, il cimmero invece,  pur  ansimando come un mantice, continuava a grande  andatura, incurante delle proteste della principessa, sballottata contro la spalla  ricoperta  di maglia d’acciaio.<br />
Improvvisamente arrivarono in una radura molto più  ampia della precedente, al centro della quale si ergeva una tozza piramide. Rallentarono e si avvicinarono, il cimmero posò a terra la ragazza e raggiunsero  la base della costruzione.<br />
Rimasero stupefatti ad osservare gli immensi bassorilievi che  decoravano le pareti di quello che pareva  un tempio. Strani esseri apparivano  raffigurati mentre lottavano circondati da  guerrieri con armature di antica fattura. Sembrava che una gigantesca guerra fosse  stata combattuta contro creature dotate di tentacoli e ali membranose.<br />
La loro osservazione fu interrotta da alcune  grida feroci, al limitare della radura  era apparsa una moltitudine di Pitti,  guerrieri seminudi e feroci. Agitavano le loro lance ma non avanzavano. Conan urlò un paio di insulti e sguainò la  spada.<br />
I selvaggi cominciarono ad avanzare  ma un grido  li fermò, un guerriero che portava tra i capelli una lunga penna rossa, un capo, avanzò e tenne un breve discorso ai suoi uomini, indicando a tratti la piramide. Quando ebbe finito i Pitti rientrarono nella foresta e scomparvero.<br />
“Hanno paura di questo luogo” disse la  ragazza con voce tremante.<br />
“Probabilmente è un santuario di qualche dio  che venerano” disse Conan “Siamo stati fortunati, aspetteremo la  notte e poi ce ne andremo. Intanto voglio vedere se c’è un’entrata, in questi posti a volte sono rimasti tesori.”.<br />
Cominciò  a girare attorno alla base della costruzione, seguito dai suoi riluttanti compagni d’avventura. Dopo pochi passi trovarono un grande arco di pietra, lo attraversarono e furono  all’interno della  piramide.<br />
I due uomini  bestemmiarono, a Zaleia sfuggì un gridolino di sorpresa.<br />
L’interno della piramide era un immenso spazio al cui centro c’era una  gigantesca statua rappresentante un mostro simile a quelli dei bassorilievi. L’essere aveva  un corpo tozzo  dal quale spuntavano lunghi tentacoli, un paio di ali membranose si aprivano sulla schiena, quattro tozze zampe artigliate lo sorreggevano. La testa era un incubo uscito dai  sogni di un artista pazzo: aveva  una  forma ovoidale  ed  al centro un “becco“ simile a quello di una piovra. Non videro occhi sul capo ma, quando si avvicinarono, si accorsero che  ce n’erano diversi sui tentacoli.<br />
La luce entrava  dalla  sommità aperta della piramide e creava strane ombre, la principessa rabbrividì e disse: “Non mi piace questo posto, usciamo vi prego.”.<br />
Conan intanto aveva notato che la base della statua era tempestata di pietre preziose e le stava  scalzando con la  punta  di un lungo coltello, per poi infilarle in un sacchetto di pelle. Fu dunque il capitano che rispose: “E’ più prudente restare all’interno principessa. I Pitti possono essersi appostati sugli alberi e tentare di colpirci con qualche freccia. Credo che Conan abbia ragione, ci conviene fuggire col favore della notte.”.<br />
“Balthus!” ruggì il cimmero “Vieni ad aiutarmi. Qui c’è una fortuna in opali e smeraldi, lasciala  perdere la principessa.”.<br />
L’ uomo sorrise amaramente, guardò Zaleia e disse: “Mi dispiace altezza per quello che è successo. Comunque se c’è qualcuno che può tirarci fuori da questa situazione questo qualcuno è Conan.”.<br />
La principessa sbuffò e  disse: “Voi uomini siete tutti uguali, vi sostenete uno con l’altro ma  siete solo degli incapaci.”, estrasse la daga che portava appesa  al fianco, si avvicinò al barbaro ed esclamò: “Io non sono una bambina! So combattere con la spada. Me lo hanno insegnato e mi esercito tutti i giorni!.”.<br />
Il cimmero si voltò a guardarla e le disse sogghignando:” E chi vi ha insegnato? Le vostre ancelle mentre giocavate nella corte reale? Posate quella lama prima di farvi male.”.<br />
Zaleia incollerita urlò: “Mi ha insegnato Balthus!”.<br />
“Ah” fu la  tranquilla  risposta “l’ incapace che vi accompagna.”.<br />
La principessa divenne color della brace e a denti stretti disse: “Non è un incapace. E’ un valoroso guerriero, lui…”  s’impappinò  “Cioè, volevo dire che solo io posso dire che è un incapace, non certo un brutto scimmione dalla faccia sfregiata e…”.<br />
“Per gli dei  degli inferi” ruggì allegramente Conan rivolto al capitano “Anche lei è innamorata di te!”.<br />
La ragazza tacque di colpo, rimise la daga nel fodero,  si voltò ed andò a sedersi appoggiando la  schiena al muro, raccolse le ginocchia al petto e fissò ostentatamente verso l’alto, senza più parlare. Balthus si sedette  poco discosto e dopo poco furono raggiunti da  Conan che si accomodò a terra e disse con voce soddisfatta: “Dopotutto credo che le cose si stiano mettendo bene, ora  riposiamoci poi tenteremo la fuga.”.</em></p>
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		<title>Un piccolo &#8220;omaggio&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 18:12:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valberici</dc:creator>
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		<description><![CDATA[al grande Howard ed al suo eroe più famoso. La ragazza si fermò di colpo e si tolse l’elmo, una cascata di capelli neri le scese sulle spalle. Indossava l’uniforme da fatica delle guardie di palazzo aquiloniane, la stessa che portava l’uomo che la precedeva lungo lo stretto sentiero che attraversava la foresta. Si deterse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>al grande Howard ed al suo eroe più famoso.</p>
<p><em>La ragazza si fermò di colpo e si tolse l’elmo, una cascata di capelli neri le scese sulle spalle. Indossava l’uniforme da  fatica delle guardie di palazzo aquiloniane, la stessa che portava  l’uomo che la precedeva lungo lo stretto sentiero  che attraversava  la foresta. Si deterse il sudore dalla fronte e quando il suo compagno si girò vide un’espressione di allarme  oscurargli il viso.<br />
“Che Mitra ci aiuti!” esclamò “Vi ho detto di non togliervi l’elmo, volete che qualche selvaggio capisca che siete una donna! Non avete già messo abbastanza in pericolo la vostra vita con i vostri desideri da bambina?.”.<br />
“Capitano” lo interruppe con voce petulante “non dimenticate che io sono la vostra principessa. E’ solo per la vostra incapacità che ci siamo persi. Pregate che io sia clemente quando torneremo o finirete i vostri giorni nelle segrete di mio padre.”.<br />
Mentre pronunciava  queste parole il suo bel viso ovale si fece severo, le rosse labbra si incresparono in una smorfia  di disprezzo ed il verde dei suoi occhi parve incupirsi per l’indignazione.<br />
‘E’ solo una bambina capricciosa’ pensò  Balthus, capitano delle guardie reali.<br />
Era  un uomo alto e robusto, guerriero valoroso e  fedele servitore del re di Aquilonia.<br />
Quando gli era stato detto di accompagnare la figlia primogenita del suo signore a ConaJohara aveva tentato di opporsi.<br />
Aveva spiegato al re che quella città di confine era troppo pericolosa, vicina al Fiume Nero ed alla selvaggia foresta abitata dai feroci Pitti.<br />
Purtroppo non c’era stato nulla da fare, del resto era noto che il sovrano viziava la figlia e cercava  di compiacerla in tutti i modi.<br />
Così aveva scelto personalmente una scorta numerosa ed erano partiti.<br />
Il viaggio era stato un vero inferno, un susseguirsi di richieste impossibili, capricci e minacce.<br />
Sospirò pensando alle orribili punizioni che la principessa gli prometteva quando non eseguiva i suoi ordini assurdi.<br />
Aveva pensato di abbandonarla ed  andarsene, lo avrebbe fatto, ma c’era un piccolo problema: si era innamorato di lei.<br />
Ed oggi era successo il disastro.<br />
Lei aveva preteso di uscire dalla città a cavallo, travestita da soldato, per osservare il popolo aveva detto.<br />
Si diede ancora una  volta mentalmente dello stupido per avere acconsentito.<br />
Appena  erano arrivati nelle vicinanze della  foresta quella pazza aveva  spronato il cavallo e gli aveva urlato di raggiungerla se ci riusciva.<br />
Lui le aveva  gridato di fermarsi e  poi l’aveva seguita tra gli alberi.<br />
Ovviamente si erano persi e, come se questo non bastasse, quando erano smontati da cavallo lui glieli aveva  affidati per controllare se si vedevano tracce di carri. Ma proprio in quel momento un’animale aveva lanciato uno strano ululato ed i cavalli si erano spaventati, sfuggendo alla principessa.<br />
Avevano cominciato a camminare, il capitano aveva cercato di orientarsi ma ora non riusciva più a capire in che direzione stavano percorrendo il sentiero.<br />
Sospirò ancora più  stancamente, si tolse l’elmo rivelando un volto segnato da una sottile cicatrice ed un paio di occhi grigi, i corti capelli biondi erano intrisi di sudore.<br />
Sistemò le cinghie che reggevano la  lunga  spada che portava sulla schiena e disse: “Poco più  avanti mi pare di intravedere una radura. Per amor degli dei rimettetevi l’elmo e seguitemi, forse troveremo un nuovo sentiero, magari riuscirò  a orientarmi col sole.”.<br />
Lei sbuffò e  disse sdegnosamente: “Siete un incapace, quando torneremo vi farò frustare.” poi lo seguì ma  non si rimise l’elmo.<br />
Dopo pochi passi entrarono in un piccolo spazio senza  alberi, si fermarono e la ragazza si sedette pesantemente su un tronco caduto. “Ho sete e sono stanca” disse con  astio.<br />
In quel momento un profondo ruggito li scosse entrambi. “Cos’è stato Balthus” domandò la principessa con la voce resa roca  dalla paura.<br />
“Oh dei misericordiosi” disse il capitano sguainando la  spada “E’ un granleone. State dietro di me principessa, se la belva  mi attacca  fuggite più in fretta che…”.<br />
Non riuscì a finire la frase, dal folto degli alberi uscì un enorme felino dal colore fulvo.<br />
Sembrava un gatto gigantesco, con i quarti anteriori più sviluppati, lungo forse più  di tre metri. La  cosa più spaventosa di quella creatura  era il paio di zanne arcuate che fuoriuscivano dalla  mascella, lunghe più dell’avambraccio di un uomo.<br />
La  principessa gridò terrorizzata e la belva  rispose con un ruggito, l’uomo  serrò la presa  sulla spada  e piegò leggermente le  ginocchia preparandosi al balzo del mostro.<br />
Un rumore di rami schiantati fece  voltare di scatto la testa del granleone,<br />
Nella radura irruppe un guerriero alto e massiccio, indossava una  nera cotta di maglia su un paio di pantaloni di pelle infilati in alti stivali. I capelli neri gli  scendevano sulle spalle  e un paio di feroci occhi azzurri spiccavano in un viso abbronzato, segnato da numerose cicatrici.<br />
Pareva reduce da  una sanguinosa battaglia, la maglia  di  ferro riluceva  di  sangue  ed  era strappata in più punti.<br />
Da una spalla  spuntava l’elsa di una spada  portata di traverso sulla schiena, tra le mani aveva una grande ascia  bipenne.<br />
“Crom!” urlò con voce possente “Vieni  da me dannata bestia!”.<br />
Il granleone rispose con un ruggito assordante e balzò verso chi lo sfidava.<br />
Il guerriero si mosse con una velocità accecante, scartò  da un lato e appena la bestia toccò terra le sferrò un possente fendente. La lama della bipenne schiantò  il cranio del mostro che crollò a terra.<br />
Per  alcuni  istanti nella radura si sentirono  solo i singhiozzi della principessa e l’ansito del guerriero.</em></p>
<p>Domani posto la seconda parte <img src='http://www.valberici.eu/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
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