Archivi per Sproloqui e Deliri

In fin dei conti sono

una persona semplice, con gusti semplici. Delle otto categorie di personaggi che Propp ci illustra me ne bastano tre, massimo quattro, e il suo schema è più che sufficiente nella sua forma essenziale.
Si, a volte mi diletto con storie più complesse, con personaggi quasi infiniti, sto rileggendo Lyonesse, ma poi torno alla semplicità.
Così mi capita di leggere “Sangue Reale”, ed è una bella storia, una storia che avrebbe potuto scrivere il Bardo dell’Avon. E mi è piaciuta, molto, e ve la consiglio pure.
Ma se voglio divertirmi “al meglio” allora mi servono cose come questa:

La donzelletta vien dalla campagna

in sul calar del sole,
col suo fascio dell’erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e viole

Ricordo quando a scuola la professoressa ci parlava di questa poesia, e io mi distraevo scrivendo formule e numeri o leggendo fumetti sotto al banco.
Vivevo nel presente, a volte dolce, sovente amaro, ma sempre immediato. Non potevo capire il finale della poesia, quando Leopardi allarga l’ orizzonte temporale e un giorno diventa una stagione della vita. Per me il futuro era lontano, e non mi accorgevo che a volte lo interrogavo, mi sembrava che tutto appartenesse al presente, anche quella ragazzina seduta nel primo banco, che mi sorrideva quando le passavo i compiti di matematica.
Avevo quattrordici anni, non ero felice, ma non ero nemmeno disperato, perchè il futuro comunque esisteva anche se ignorato.
Ma cosa sarebbe successo se me lo avessero tolto? Se qualcuno mi avesse dato un orribile presente, senza la speranza di un cambiamento?
Penso a un ragazzina, che va ad una festa, si ubriaca e viene filmata, il video viene diffuso sui social.
Lei si lancia da una finestra, nel vuoto, nella morte. Aveva quattordici anni, non voleva il presente, non credeva al futuro.
Non so se ci sono dei colpevoli, non mi interessano le punizioni.
Mi rattrista e spaventa che l’immagine riflessa nello specchio del web possa essere deformata fino ad essere insopportabile, fino a diventare una delle cause di una scelta di morte.
Quattordici anni, un’età fiorita, ma anche crudele in un mondo sempre più virtuale.

Guardo le nuvole.

Lo faccio da un paio di settimane, seduto sul terrazzo, con lo sguardo rivolto verso i monti le vedo arrivare. A volte annunciano temporali, altre volte portano il vento. Mi piace osservare le loro ombre che si inseguono sulle colline.
Quasi sempre ascolto musica: i concerti Brandeburghesi, Musica per i Reali Fuochi d’Artificio, Koloss, MMXII.
Bevo caffè e Rimedio Universale.
Faccio gareggiare Achille con la Tartaruga e sogno meccaniche celesti.
Forse sto invecchiando, forse sto rinunciando.
Ma comunque mi è dolce naufragare in questo mare.

nuvole

Dopo aver visto partire il pullman

Dopo aver visto partire il pullman della gita parrocchiale ministeriale credo di aver finalmente compreso il senso di sconforto che colpì Bernard Russell  e Alfred North Whitehead.
Quindi stasera nessun discorso politico o sulla rete, al loro posto vi racconterò la storia dei suddetti poveri tapini.
Dovete sapere che all’ inizio del vecchio secolo i matematici stavano facendo straordinarie scoperte, ma avevano qualche problemino con i paradossi,
Per chi non sapesse cos’è un paradosso citerò il più famoso, quello di Epimenide, nella sua versione più incisiva: “Io sto mentendo”.
Prendiamo ad esempio Cantor e la sua Teoria degli insiemi, carina, perfino bella a tratti, ma aveva dei paradossi che levati…
Russell ne trovò uno. Considerò gli insiemi di “ordinaria-amministrazione”, ovvero quelli che non sono elementi di se stessi. Poi prese gli insiemi ad “auto-ingerimento”, che contengono se stessi. Per quest’ultimi credo occorra un esempio, anzi due: l’ insieme di tutti gli insiemi e l’insieme di tutte le cose eccetto Valberici.
A questo punto niente impediva a Russell di immaginare un insieme di tutti gli insiemi di ordinaria amministrazione. Quest’ultimo insieme non è di ordinaria amministrazione e nemmeno di autoingerimento, è un paradosso. Provate a ragionarci su e ne vedrete delle belle.
C’è anche una variante assai interessante, scoperta da Grelling, ma ve la risparmio.
Comunque, Bernard Russell  e Alfred North Whitehead decisero che era ora di finirla con ‘sti paradossi, bisognava trovare una teoria degli insiemi e una aritmetica che ne fosse priva.
Con grande entusiasmo, fatica e sprezzo del pericolo scrissero una monumentale opera: I Principia Mathematica. Quando la completarono si sentirono esausti, ma felici per aver finalmente sconfitto il paradosso.
Peccato che pochi anni dopo un certo Godel iniziasse a riflettere sulla matematica e dopo averlo fatto si stropiccio le mani, tutto contento, e scrisse:

“Ad ogni classe k di formule che sia ?-coerente e ricorsiva corrispondono segni-di-classe ricorsivi r tali che né v Gen r né Neg (v Gen r) appartengono a Flg(k) (dove v è la variabile libera di r)”.

Ovvero, in parole più semplici:

“Tutte le assiomatizzazioni coerenti dell’ aritmetica contengono proposizioni indecidibili”

Si potrebbe dire che piazzò nel bel mezzo dei Principia un bel paradosso di Epimenide, che equivale a piazzare una bomba in un negozio di porcellane di squisita fattura.
Ecco,  credo di sentirmi un po’ come i due tapini dopo la bomba, bomba che per me ha assunto le fattezze di un autobus.

Voglio parlarvi dell’ ultimo libro di Loredana Lipperini: Di mamma ce né più d’una.

Non farò una recensione, e nemmeno una critica, le lascio ad altri più capaci.

Immaginate di essere seduti in un locale tranquillo, la vostra bevanda preferita sul tavolo, un po’ di tempo già trascorso parlando delle vostre letture. All’ improvviso arriva un tipo un po’ strano, si accomoda al vostro tavolo e inizia a parlarvi del libro che ha con sè, ecco, il tipo sono io.
“Sapete cosa mi è subito piaciuto di questo libro? No, non la copertina, anche se è realizzata da un maestro, da un artista. Mi è piaciuta la citazione tratta da una canzone, ora ve la leggo:
‘Da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni’.
Ho pensato che questo libro mi avrebbe aiutato a capire, e così è stato”.
Mi interrompo, ordino una birra rossa alla cameriera che passa accanto al tavolo.
“Sapete, tutti sono in grado di vedere la realtà, ma non tutti sono in grado di capire perché le cose accadono in un certo modo. Apriamo i quotidiani, navighiamo sul web, a volte abbiamo la sensazione di un già visto, di una ripetizione, di uno schema”.
Arriva la birra, ringrazio e bevo un lungo sorso. I miei ascoltatori mi guardano un po’ straniti, con una punta di impazienza.
“Ok, arrivo al punto, questo libro ci parla della maternità, e lo fa cercandola sul web, nelle statistiche, indagando il mondo della scuola e della sanità, raccogliendo testimonianze. Ci dice che sono successe delle cose negli ultimi anni, c’è stato un regresso, ci sono delle contraddizioni e c’è una continua ricerca di profitto sulle necessità e le illusioni”.
Un ascoltatore mi interrompe, succede sempre quando parlo di libri e bevo birra rossa: “Scusa, ma non so chi sei e non capisco cosa vuoi. Vuoi dirci che dobbiamo leggere il libro che hai lì? Perché io non ho mica capito molto del tuo sproloquio”.
Un altro sorso, poso il boccale, lo guardo, sospiro.
“Capisco, siete persone che vanno di fretta. Allora sarò breve. Questo è un libro scritto con la passione e la ragione”.
Finisco la birra, mi alzo dal tavolo. Non sembrano aver capito. Bene, vuol dire che leggerò. Apro il libro, pagina 39.
“Il Palazzo d’ Inverno di Pechino era luogo di meraviglie e splendore. Ma il suo nome era anche Città Proibita. L’Imperatore della Cina, che deteneva il potere più alto, era prigioniero proprio in virtù di quel potere. Anche la maternità è un Palazzo d’Inverno: dove è splendido aggirarsi ma da dove non si può uscire. A meno di non abdicare…”.
Chiudo il libro e inizio ad allontanarmi.
“Grazie per avermi offerto la birra. La prossima volta vi presenterò un altro bel libro. Ciao.”

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Torno a parlare del web.

Ho detto che occorre regolamentarlo, e lo ribadisco, perché qualsiasi società priva di regole è debole, facile preda di poteri più forti e di intelligenze motivate.
Ora aggiungo che il web è sostanzialmente diviso in due grandi categorie. C’è un territorio in cui insistono milioni di comunità autogestite, e c’è un territorio dominato da pochi grandi soggetti, tra i quali i principali socialcosi, ad esempio Facebook.
I grandi social hanno regole ben precise e possono individuare in maniera univoca i loro iscritti. Dai loro database possono estrarre informazioni e con esse creare profitto.
Invece le comunità autogestite, ad es. blog e forum, non hanno regole comuni e devono sottostare unicamente alle leggi degli stati.
Tre domande.
Secondo voi gli stati, la finanza e in generale il sistema capitalistico preferisce il territorio con regole e profitto centralizzato nelle mani di pochi soggetti, o il territorio con una miriade di comunità senza regole comuni?
Pensate che il territorio con i soggetti autonomi abbia più possibilità di sopravvivere continuando a non avere un regolamento comune, o pensate che sia il caso di ridurre l’anarchia e organizzarsi?
Tra due anni chi credete sarà sopravvissuto, il web dei grandi social o il web “libero”?

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Stamattina mi hanno apostrofato

 con uno stupito e accusatorio: “Ma tu sei un femminista”.
Ecco, devo dire che me lo aspettavo.  Purtroppo la lettura di certi libri e certe frequentazioni mi hanno fatto precipitare nel baratro.
E’ evidente che devo recuperare il mio  “essere maschio”, e lo devo fare in modo deciso e plateale.
Interverrò dunque su un argomento di grande attualità e spessore, un argomento che divide da sempre l’ uomo dalla donna: la tavoletta del water.
Inizierò col dire che il coperchio non deve essere considerato, esso è del tutto inutile, così come il water, a ben vedere. Quando soggiornai in Turchia, paese assai moderno in fatto di bagni, vidi degli efficientissimi gabinetti, che non necessitavano di tutti questi artificiosi comfort.
Comunque, veniamo all’ oggetto della querelle: gli uomini devo abbassare la dannata tavoletta?
La mia risposta è un deciso no. E vado ad argomentare.
Credo sia del tutto evidente che se l’ uomo abbassa la tavoletta, dopo averla alzata, si fa carico di ben due “movimenti” a fronte dell’ inazione delle donne.
E’ altrettanto evidente che una prima equa distribuzione dello sforzo deve essere: l’uomo alza e la donna abbassa.
Tuttavia questo aggeggio infernale è concepito al solo scopo di discriminare l’ uomo. Infatti, dopo una attenta analisi vettoriale delle forze in gioco, sono giunto alla conclusione che alzare richiede un lavoro maggiore dell’ abbassare. Questo è dovuto principalmente alla forza di gravità, ma presto pubblicherò l’analisi scientifica,  con la quale spero di vincere l’ IGNobel.
Bene, ora attendo con grande coraggio eventuali confutazioni. Ma risponderò tra qualche minuto, mi sono appena ricordato che forse non ho fatto una cosa nel bagno al piano terra, e credo sia meglio che vada a rimediare prima che arrivi mia moglie.

copriwc

Prendo spunto dall’ attualità,

gli insulti e le minacce alla presidente della camera Boldrini, per dire un paio di cose sulla rete e sulla legislazione che la riguarda. Premetto che non entrerò nel merito del sessismo e del genere, altri ne hanno scritto e ritengo sia evidente  come gli attacchi  alle donne siano più frequenti e virulenti.
Dunque, la prima cosa è che bisogna considerare la minaccia e la calunnia virtuali al pari di quella fisiche, e quindi anch’ esse devono essere perseguite e punite.
La seconda è che credo occorra una speciale legislatura riguardo alla rete. Piano, non protestate subito, mi spiego meglio.
Sappiamo che una delle “difficoltà” che si incontrano nel reprimere i comportamenti scorretti sul web è causata dalal massa degli utenti.
Allora ho provato a domandarmi se esiste una analoga situazione nel mondo reale e, se esiste, a come viene gestita e regolamentata.
Pensate alla rete come un insieme di collegamenti, di strade, e pensate agli utenti che le percorrono, non vi viene in mente niente?
A me ricorda il traffico delle automobili.
Perchè non creare un codice della rete con multe per chi trasgredisce?
Certo, non si colpirebbero tutti, ma solo i casi famosi e quelli che emergerebbero a controlli casuali, esattamente come succede sulle strade.
E una multa non necessita di un processo per essere comminata.
Ovviamente non si risolverebbe tutto, come non si risolvono gli incidenti sulle strade o i parcheggi selvaggi. Occorrerebbe anche educare i ragazzi e gli utenti della rete. La sanzione non sostituisce mai l’educazione.
Altrettanto ovviamente per reati più gravi si manderanno i trasgressori davanti ad un giudice, come avviene anche per i guidatori.
Sarebbe facile “pescare” i colpevoli, infatti è più facile contraffarre i documenti di circolazione e le targhe rispetto al rimanere anonimi sul web.
Ma temo che non si farà mai nessun regolamento e non ci saranno multe, troppo forti gli interessi in gioco.

p.s.: consentitemi un’aggiunta polemica. Se io occupassi una carica istituzionale, se fossi donna e fossi attaccata pesantemente anche con minacce, ecco, non so se porterei il mio caso in evidenza. Sicuramente prenderei un caso simile, ce ne sono purtroppo moltissimi, ne discuterei e cercherei delle soluzioni. E poi continuerei a parlare delle minacce e degli insulti a un ministro donna, e con la pelle scura. A volte parlare troppo di sè annoia e infastidisce chi ascolta.

Multa-Vigili

Io ho iniziato a usare le armi da fuoco

già da bambino. Tempo fa ho iniziato a riflettere sull’ opportunità di insegnare anche a mio figlio a sparare e a “usare” altri tipi di arma. Ho deciso che aspetterò la sua maggiore età. Di pochi giorni fa la notizia che un bambino di 5 anni ha ucciso la sorellina di due con un fucile appositamente costruito per utilizzatori con quell’età. Questa notizia però non avrebbe influito sulla mia decisione di non insegnare l’ uso delle armi.
Non so se vi è mai capitato di leggere i libri di Joe Lansdale, se non l’avete fatto vi consiglio di farlo, che descrivono la vita negli stati americani del sud all’ inizio del secolo scorso. In essi troverete personaggi giovanissimi che maneggiano armi da fuoco, soprattuto per cacciare, con disinvoltura. Verrebbe da pensare che se si dà un fucile a un bimbo quello che impedisce un incidente è l’esercizio e l’ insegnamento.
Io invece credo che la differenza tra un uso consapevole e un uso sconsiderato possa essere percepita solo se l’arma è “vista” come uno strumento. Se invece l’arma è considerata un giocattolo allora sono guai.
Un’ arma è essenzialmente uno strumento di morte e quindi può essere percepito come tale solo quando si uccide, o quando si ha una maturità sufficiente per iniziare a comprendere la morte.
Credo che oggi i bambini, e anche i ragazzi, considerino come giocattoli strumenti potenzialmente molto pericolosi, e tra questi ci metto anche il  web, senza alcuna consapevolezza dei danni che possono causare.
Dunque occorre tornare a “far conoscere” la morte e la sofferenza ai giovanissimi? Non credo sia questa la soluzione, ma credo che l’ uso di certi strumenti debba avvenire con il controllo minimo necessario e/o posticipato a un’ età più matura.
Anche se, guardando certi adulti, mi torna in mente una famosa frase: “Who watches the watchmen?”

smile

Facciamo il punto.

Politicamente parlando abbiamo un governo, molto forte, di legislatura, ovvero un governo che è destinato a durare fino alle elezioni, che potrebbero anche essere anticipate. Non è un governo di larghe intese, ma un governo tripartito a maggioranza DC.
Il PD è ormai un partito sull’ orlo dell’ estinzione poi, naturalmente, morto un papa, o un simbolo, se ne farà un altro.
Ancora una volta il processo di unificazione europeo si è mostrato in tutta la sua forza e la perdita di sovranità del parlamento è percepita  anche dai più distratti.
Degli errori strategici del PD già dissi, ma li riassumo brevemente: sostegno al governo Monti invece di elezioni, inutile dispendio di energie per le primarie, organizzazione di partito debole e ancor più debole segretario, infine la demonizzazione dell’ avversario.
Cosa succede ora? Nulla che dipenda dal governo Letta. L’ europa continuerà nella sua marcia verso un’ unione sempre maggiore, a poco a poco tutte le banche saranno controllate dalla BCE, poi ci sarà una comune politica estera, infine un’ unica politica riguardo al lavoro.
La sfida sarà nella competizione con le altre macronazioni, prima fra tutte la Cina.
Nel frattempo in italia i salariati si accolleranno il peso maggiore del risanamento.
E non preoccupatevi troppo dello spread e della borsa, che poco hanno a che vedere con le condizioni di salute dell’ italia o del governo. Ad esempio ora la borsa sale perchè il Giappone sta immettendo sui mercati un volume enorme di liquidità, di soldi.
Dunque le vicende politiche poco mi preoccupano e spaventano, visto che sono ragionevolmente sicuro di quello che accadrà.
Quello che mi preoccupa è la deriva etica e sociale, sottolineata da episodi allarmanti. E non mi riferisco alla sparatoria con il ferimento dei due militi, ma all’ intervista del figlio dello sparatore.

intervista