Archivi per Sproloqui e Deliri

Ci siamo quasi

Un altro anno è passato ed è giunto il momento di fare un bliancio…

Mah, bilancio…adesso che ci penso del passato poco mi importa, al limite potrei tentare di divinare il futuro, però se ci riuscissi sai la noia.
Vabbè, come al solito cercherò di difendermi da eventuali attacchi di malinconia con un abbondante uso del mio Rimedio Universale. Intanto al piano di sotto c’è una riunione di nerd, figlio e amici, che dibattono su quale sia stato il miglior gioco del 2011…quasi quasi mi unisco.
Ci sentiamo più tardi per gli auguri…se riesco a mantenere un minimo di sobrietà….

Ho iniziato a leggere

il blog di Loredana perchè mi piace seguire discussioni con argomento letterario. Poi ho iniziato a leggere i post che parlano di donne e di cosa loro accade. Mi sono reso conto di essere parecchio ignorante riguardo alle “questioni di genere” e anche a cosa devono affrontare le donne nella vita di tutti i giorni. No, non sto dicendo che sono stato folgorato sulla strada di Damasco, ma che ho trascurato, nella mia visione politica, di considerare alcuni aspetti dell’ “universo femminile” e ignorato altri. Ora sto cercando di recuperare e di capire quanto sia importante parlare di generi oltre che di classi. Ho anche la sensazione che per altr* stia accadendo l’inverso e mi chiedo come “collegare” due visioni del mondo apparentemente distanti tra loro.
Comunque oggi vi linko il post di Loredana, con un titolo che mi ha fatto molto riflettere:

Il diritto all’ ingenuità.

Probabilmente penso troppo.

A volte bastano piccole frasi per mettere in moto i miei neuroni e non so se sia un bene “perdere del tempo” in questo modo. Mah, comunque una “pausa caffè” se la meritano tutti, e quindi me la prendo pure io postando un po’ delle mie riflessioni.
Oggi in una microdiscussione mi ha colpito una frase: “”uno scrittore deve saperne sempre più del lettore”. La scrivo strappandola dal suo contesto, si stava parlando dell’ aiuto che può dare google maps agli scrittori, e mi domando:

Ma se il lettore ne “sa di più” dello scrittore, allora significa che non apprezzerà la storia? O addirittura si potrebbe dire che lo scrittore abbia fallito il suo compito nei casi in cui il lettore implicito sia simile a quello esplicito?

Nel caso in cui si tratti di una conoscenza superiore credo che non ci siano “problemi”. Un po’ come quando si colgono tutte le citazioni e le influenze letterarie in un’opera. Per fare un esempio non credo che la lettura di Berserk sia meno piacevole per chi non sa cogliere le citazioni e la profonda influenza di Clive Barker. Stessa cosa se il lettore conosce Barker meglio di Kentaro Miura (si, parlo di me medesimo…si, sono assai arrogante e saccente, lo so :D ).

Ma nel caso si tratti di qualcosa che deriva da un’esperienza diretta? Di una conoscenza empirica?
Supponiamo che uno scittore “parli” della guerra senza averla mai vista o vissuta. In questo caso un lettore che la conosce, che l’ha vissuta, si pone in una posizione di “vantaggio” rispetto allo scrittore? E’ possibile che per questo lettore lo scritto perda significato?
Io credo di no, perchè un bravo scrittore è sempre un bugiardo, un mentitore, quando ci parla della Realtà.
Prendiamo Tolkien, lui la guerra la conosceva benissimo, eppure le guerre e i combattimenti che descive sono assolutamente fantastici e “menzogneri”. Invece il concetto, l’idea della morte e della sofferenza sono assolutamente veri, ma questo è un altro discorso.
Dunque possiamo concludere che lo scrittore ne sa sempre di più del lettore perchè sta mentendo?

Bello, bellezza…

sono parole che possono essere molto pericolose, così come lo è un potente anestetico.
Una “bella” morte è accettabile, una brutta no.
La vita deve essere bella, poi, secondariamente, può anche essere buona.
Il “conosci te stesso” si è trasformato in “ammira te stesso”.
Avete mai letto un libo di Don Winslow? No? Allora vi consiglio la lettura della sua ultima “fatica”.

“Abbiamo reinventato noi stessi ogni giorno, rimodellato la nostra cultura, ci siamo chiusi in comunità recintate, abbiamo mangiato cibi sani, smesso di fumare, abbiamo levato in alto i nostri visi liftati ed esfoliati cercando di evitare il sole, ci siamo fatti spianare le rughe, ci siamo fatti succhiare via cuscinetti adiposi e bambini non voluti, abbiamo sfidato la vecchiaia e la morte.
Abbiamo divinizzato ricchezza e potere.
Fatto del narcisismo una religione.
Alla fine, adoravamo solo noi stessi.
Alla fine, non è stato abbastanza”.

Sto rileggendo un bel libro

Come alcuni di voi già sanno io rileggo sempre i libri che mi sono piaciuti particolarmente. Le mie prime letture sono sempre velocissime, inadatte ad assaporare un libro nella sua pienezza. Un buon libro esige di essere letto lentamente, così come un buon vino deve essere centellinato, alla ricerca dei suoi sapori nascosti.
Non ho ancora capito se sto leggendo un capolavoro, ma ci sono diversi “momenti” in cui interrompo la lettura e mi metto a riflettere.
Poco fa ho letto:

“Questa gente sapeva tutto della morte. Uccideva il proprio bestiame. Moriva di febbre, per una caduta o per ossa rotte andate in cancrena: La morte eracome un vicino indesiderato. Non parlavi per paura che potesse sentirti e decidere di farti una visita.
Tranne per le storie, naturalmente. Racconti di re avvelenati, duelli e vecchie guerre andavano bene. Abbigliavano la morte in abiti stranieri e la mandavano lontano dalla tua porta. Un incendio che si propagava da un camino o la tosse asinina erano terrificanti. Ma il giudizio di Gibea o l’assedio di Enfast…quelli erano differenti. Erano come preghiere, come filastrocche borbottate di notte quando camminavi da solo al buio. Lestorie erano come amuleti da mezzo penny che compravi da un ambulante, per ogni evenienza”.

Si, c’è qualcosa di magico e di taumaturgico in un cantastorie, e, a volte, anche di ingannevole, come in tutte le magie. Un menestrello può davvero rivestire la morte con le vesti della gloria e renderla bellissima, quasi desiderabile, soprattutto perchè lontana.
Ma la morte non è mai gloriosa, e gli scrittori lo sanno. Di ‘sti tempi si parla molto di Tolkien. Nella sua opera la morte è sempre presente, eppure non è mai rivestita con abiti splendenti. La morte è un anello che si sfila e nere frecce che ti trafiggono. La morte deve essere evitata e non cercata o corteggiata.
Certo, io ho un’altra “idea” della morte, ma certamente non la considero “gloriosa”, così come la considerano certi destri “intellettuali”. Poi occorrerebbe anche parlare della bellezza e di come ce ne serviamo per allontanare le nostre paure…ma ora c’è un libro che mi aspetta.

La vigilia sta andando bene

In casa c’è una strana attività, ma io me ne sto tranquillo a bere e a leggere (ho iniziato il secondo libro di Rothfuss). Vi metto il link di un bel raccontino, così se avete voglia di leggere pure voi…
Ok, vi saluto e vi auguro di superare indenni il domani.

Ah, vi metto un paio di foto di quello che stanno preparando a casa mia. Secondo voi di che si tratta?

Comunicazione di servizio

Stasera verso le 20,30 entro in una pizzeria e inizio a bere.
Se tutto va bene smetterò di farlo nel pomeriggio del 27 dicembre.
Quindi passerò un periodo natalizio assai alcolico. E’ possibile che scriva qualche post, ma dubito della loro comprensibilità.
Quindi vi faccio fin da ora gli auguri per qualunque ricorrenza voi festeggiate: yule, solistizio, natale, il ritorno degli Antichi…

Hitler nel suo libro

esalta l’ oratore, e lo pone ad un “livello superiore” rispetto allo scrittore. A suo dire la “staticità” della scrittura la rende meno “potente” rispetto all’arte oratoria. La parola detta è, secondo lui, superiore a quella scritta, perchè malleabile e riposizionabile.

“L’oratore riceve dalla folla stessa a cui parla una costante correzione della sua conferenza, in quanto che dal volto degli uditori puo? conoscere se e quanti di essi possano seguire con comprensione cio? che egli dice e se le sue parole facciano l’effetto e l’impressione desiderata. All’opposto, lo scrittore non conosce i suoi lettori. Percio? egli non mira a priori ad una determinata moltitudine umana trovantesi dinanzi ai suoi occhi, e discorre in modo generico. Con cio? perde, fino ad un certo grado, la finezza psicologica e la flessibilita?. E per questo un brillante oratore sa scrivere meglio di quanto un brillante scrittore sappia parlare…”

Ad una prima lettura questo brano può convincerci. Ma se ci si riflette un po’ diventa evidente che lo è solo se ci si riferisce ad una propaganda che cerca un effetto immediato, facendo leva sul sentimento più che sulla ragione.
Ma questo Hitler lo sapeva, così come lo sapevano e lo sanno tutti gli abili propagandisti e dittatori.
Tuttavia il testo scritto ha un limite, per essere efficacie deve esser letto e compreso, e perchè lo sia necessità di più condizioni rispetto ad un discorso orale.
Molti dittatori, banalmente, intervengono su una sola delle condizioni, l’esistenza del libro. Così è sufficiente distruggerli, bandirli, impedire la loro scrittura e diffusione.
Naturalmente queste cose si possono fare quando già si detiene un certo potere, e si può contare su un’ efficiente “manodopera”.
Ci sono tuttavia altri modi per “combattere” la parola scritta. Uno è l’utilizzo della stessa propaganda per infamare e schernire le opere e i loro autori, ma anche qui è necessaria una società e/o uno stato compiacente e/o indifferente. Apro una breve parentesi: in italia c’è già di fatto uno stato indifferente e una società compiacente.
Poi c’è un modo più sottile e anche più complesso, si può combattere la parola scritta utilizzandola.
Per far questo occorrono persone in grado di usarla e di comprenderla.
Ad esempio è possibile iniziare a confondere il lettore mischiando l’autore implicito con quello esplicito, cosa che accade quasi sempre con Lovecraft. Oppure si può influenzare il lettore reale con un’interpretazione della narrazione che si basa sulla scomposizione del testo, sulla decontestualizzazione e sulla mistificazione, come avviene con Tolkien.

Credo di saper riconoscere

il razzismo, il fascismo e il nazismo, mi sembra sempre un po’ “strano” che molti non riescano a individuarli. Però c’ è da dire che io parto “avvantaggiato”. Infatti li ho praticati per molti anni e mi viene facile riconoscere in altri quello che ero.
I motivi che mi hanno spinto a praticarli sono stati parecchi, e non sto ad elencarli, anche perchè sembrerebbe quasi di voler trovare una scusante dove in realtà non ce ne possono essere. Però posso dirvi che mi piaceva, mi piaceva molto, all’ inizio. Poi mi sono reso conto che c’è un prezzo da pagare, ma questa è un’altra storia.
Oggi volevo semplicemene dirvi che certe dinamiche non sono cambiate. Mi piaceva esser schierato perchè non c’erano dubbi o indecisioni. Non ci si perdeva in inutili discussioni ma si agiva. E molte volte era facile ricavarsi uno spazio mostrando un volto simpatico e un’apparente bontà.
Di questi tempi rifletto su quanto leggo sul web, e sono sicuro che se in passato  la rete  fosse già esistita mi avrebbe dato molte soddisfazioni. La comunicazione breve, l’immagine, il filmato, lo slogan gridato e l’aggressione verbale sono tutte cose che usavo con grande profitto quando ero giovane. Pensate avere la possibilità di usarle in un territorio vasto come il mondo invece che in una sala o in un corteo.
Ieri ho dato un’occhiata ai “resti” del mio passato e ho trovato alcune annotazioni. Sono alcuni brani del Mein Kampf. Le parti sulla purezza del sangue e l’odio per i comunisti le ho sempre considerate ridicole e deliranti. Però quando Hitler parla di propaganda e creazione di un movimento, ecco, un po’ di attenzione la merita.
Oggi vi posto un brano, leggetelo, se volete, e pensate se certi ragionamenti, certe affermazioni, possano essere valide in assoluto o esserlo solo in determinate circostanze, in certi contesti.

“…la massa in se? e? pigra, resta attaccata alle vecchie abitudini e non pone mano volentieri, da se?, agli scritti, se questi non rispondono a cio? che essa crede e non contengono cio? che essa spera. Quindi, uno scritto di determinata tendenza e?, per lo piu?, letto solo da chi ha gia? simpatia per quella. Tutt’al piu? un foglio volante o un manifesto puo?, grazie alla sua brevita?, sperare di trovare per un istante attenzione presso chi e? d’altro parere. Maggiori prospettive possiede l’immagine in tutte le sue forme, compreso il film. Qui, c’e? ancor meno bisogno di lavorare con l’intelletto: basta guardare, tutt’al piu? leggere brevi testi: percio? molti sono piu? disposti ad accogliere in se? un’esposizione fatta con l’immagine che a leggere un lungo scritto. L’immagine apporta in breve tempo, e quasi di colpo, chiarimenti e nozioni che lo scritto permette solo di ricavare da una noiosa lettura.
Ma l’essenziale e? questo, che non si sa mai in quali mani arrivi uno scritto; e tuttavia deve conservare la sua determinata compilazione. In genere, l’effetto e? tanto maggiore quanto piu? questa compilazione risponde al livello intellettuale e alla natura di coloro che lo leggeranno. Un libro destinato a larghe masse deve quindi cercare di operare, con lo stile e con l’altezza dei concetti, in altro modo che un’opera destinata a ceti superiori”.

Sta arrivando il Natale,

festa che non gradisco particolarmente, visto che col passare degli anni sta diventando sempre più una esibizione di stucchevole buonismo.
Poi tutto ‘sto “volemose bene” crea anche un clima di speranza che di questi tempi trovo assai fuorviante e fuori luogo.
Insomma, mi servirebbe una dose di “insulina prenatalizia” altrimenti credo che soccomberò a tutto ‘sto “zucchero natalizio”.
Che Cthulhu mi aiuti…